IN CATTOLICA VOLANO LE MITRIE! - SCONTRO SULLA GUIDA DELL’ISTITUTO TONIOLO, NOME GENTILE E SAPIENTE CHE CELA LA CASSAFORTE DELLA SANTA SEDE (INCASSA UNA BELLA FETTA DI 8 PER MILLE), QUINDI BAROMETRO DEGLI EQUILIBRI TRA EPISCOPATO E SEGRETERIA VATICANA (DA QUI PARTÌ LA VELINA CHE RUINÒ BOFFO) - PER SEDARE IL CAOS, RATZINGER HA PARLATO CON TETTAMANZI (\"SINISTRO\" PRESIDENTE DEL TONIOLO) E BERTONE, FAUTORE DI UN CAMBIO CON L’EX MINISTRO FLICK - AMORALE: TUTTO SOSPESO, ALMENO FINO ALLA NOMINA DEL NUOVO ARCIVESCOVO DI MILANO…

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Andrea Tornielli per \"la Stampa\"

CardinaleCardinale Tettamanzi

Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo l\'Em.mo Card. Dionigi Tettamanzi». L\'udienza avvenuta sabato 30 aprile, passata inosservata a causa della beatificazione di Wojtyla, ha fatto pensare a un incontro in vista della successione a Milano, argomento che invece non sarebbe stato nemmeno sfiorato. Il motivo del colloquio era, invece, la gestione dell\'Istituto Toniolo - l\'ente che controlla l\'università Cattolica - e il possibile arrivo ai suoi vertici dell\'ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, appoggiato dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

L\'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori, ente «fondatore e garante» della Cattolica, gestisce, attraverso un comitato permanente di controllo, attualmente presieduto dal cardinale di Milano, cinque atenei, 14 facoltà, 1400 docenti, seimila dipendenti e, non certo ultimo per importanza, il Policlinico Gemelli.

bertonebertone papa big

Tettamanzi lo guida dal 2003: con la sua presidenza e con l\'elezione a rettore della Cattolica di Lorenzo Ornaghi, le redini dell\'università erano state affidate a uomini vicini al cardinale Camillo Ruini. In quell\'occasione era risultata perdente l\'ala politica romana, rappresentata da Emilio Colombo e da Oscar Luigi Scalfaro, sostenuti dal Segretario di Stato di allora, il cardinale Angelo Sodano. Negli ultimi tempi un nuovo ribaltone è sembrato all\'orizzonte.

Due mesi e mezzo fa, prima a voce e poi per iscritto - con una lettera dai toni piuttosto ultimativi, datata 18 febbraio - il cardinale Bertone ha comunicato a Tettamanzi le sue perplessità sulla gestione del Toniolo e sulla sua direzione amministrativa, affidata, dal 2008, a Enrico Fusi. Il Segretario di Stato ha chiesto all\'arcivescovo di Milano di dimettersi subito, e di favorire l\'ingresso di Flick nel comitato permanente.

RatzingerRatzinger veste Prada

Gli ha chiesto anche di non procedere alla riconferma di altri tre componenti dello stesso comitato, che erano ormai in scadenza: Paola Bignardi, Cesare Mirabelli e Felice Martinelli. Evidentemente, il progetto bertoniano era quello di far nominare tre nuovi consiglieri, i quali avrebbero garantito la maggioranza e dunque la possibilità di poter incidere con la una nuova linea nella gestione della Cattolica, al presidente in pectore Flick.

Tettamanzi ha riflettuto a lungo sulla lettera del Segretario di Stato, che metteva in discussione la sua gestione. E ha deciso di rispondere con un dettagliato memoriale, fatto giungere al Papa, nel quale venivano giustificate le scelte del comitato e la sua correttezza. Il resto, è storia degli ultimi giorni.

UnivesitàUnivesità Cattolica

Il 1˚ aprile il comitato permanente del Toniolo ha confermato i tre membri in scadenza. La mossa, com\'è comprensibile, non è stata gradita dal cardinale Bertone, che ha visto così disattese le sue indicazioni e il suo progetto di un cambiamento di rotta nell\'istituto. L\'ex ministro prodiano Flick, un tempo legato alla vecchia scuola diplomatica vaticana di Casaroli e Silvestrini, e ultimamente molto valorizzato come firma sulle pagine de L\'Osservatore Romano, è stato visto parlare fittamente con Bertone la sera di giovedì 28 aprile, a margine di un ricevimento alla nunziatura d\'Italia: è probabile che il Segretario di Stato gli abbia comunicato le difficoltà che la sua candidatura stava incontrando.

Sabato scorso, nell\'incontro con il Papa, Tettamanzi ha potuto spiegare di persona la situazione, respingendo i rilievi sulla gestione del Toniolo e dicendosi al contempo disponibile a liberare il suo posto di presidente del comitato permanente non appena lascerà la guida della diocesi. Nella seconda parte dell\'udienza di Castel Gandolfo, conferma a La Stampa una fonte della Segreteria di Stato, si è aggiunto il cardinale Bertone, anche se la sua presenza non è stata citata nel bollettino vaticano.

GIOVANNIGIOVANNI MARIA FLICK

Papa Ratzinger ha voluto dunque ricevere dai diretti interessati un quadro completo della situazione. E alla fine ha preso la decisione di congelare ogni cosa fino alla nomina del successore di Tettamanzi, prevista prima dell\'estate. Tutto insomma è ancora possibile: non si esclude che nuovo arcivescovo di Milano possa continuare a mantenere la presenza nel Toniolo, mentre la candidatura di Flick sembra sfumare, almeno per il momento.

Benedetto XVI, che ancora una volta mostra di compiere le sue scelte ascoltando i collaboratori ma senza farsi condizionare da essi, ha dunque stabilito che il nuovo arcivescovo ambrosiano non sia escluso dal riequilibrio interno all\'istituto, come invece auspicavano i fautori del cambiamento immediato.

DINODINO BOFFO


2- IL SALOTTO BUONO DELLA FINANZA BIANCA TRA OPERE PIE E VELINE
Giacomo Galeazzi per \"
la Stampa\"

Chi comanda alla «Cattolica»? La domanda riecheggia nei Sacri Palazzi con periodica ricorrenza. Da quasi un secolo è nel prestigioso cenacolo di padre Agostino Gemelli che si giocano delicate partite di potere nella Chiesa. Da sempre la Curia ambrosiana e la Conferenza episcopale italiana vogliono che ad avere l\'ultima parola sia l\'episcopato invece che la Santa Sede.

MARCINKUSMARCINKUS

Stavolta ad aggravare la tensione si staglia, sullo sfondo, la battaglia per la designazione del nuovo arcivescovo di Milano, ma di tentati blitz, guerre di dossier e rivalità sotterranee sui nomi dei consiglieri di amministrazione è costellata la storia del «Toniolo», sensibilissimo barometro dell\'atmosfera nelle gerarchie ecclesiastiche e nel laicato.

E\' in questo ambiente particolarissimo che nell\'estate 2009 è stata confezionata la «velina» anonima, poi pubblicata dal «Giornale», che infangava e costringeva alle dimissioni il direttore di «Avvenire», Dino Boffo (membro del comitato del «Toniolo») coinvolgendo vecchia e nuova gestione della Cei e della Segreteria di Stato in una drammatica bufera. L\'estensore del falso documento voleva screditare l\'uomo di fiducia di Ruini per mutare i delicati assetti interni del «salotto buono».

EmilioEmilio Colombo

L\'istituto che fondò e gestisce l\'università di padre Gemelli è uno degli snodi fondamentali del potere ecclesiale in Italia. Nell\'attuale cda c\'è il «numero due» della Cei Mariano Crociata che dovrebbe garantire gli equilibri creati al Toniolo da Tettamanzi quando Giovanni Paolo II gli affidò l\'ente per ridare un\'impronta ecclesiale ai progetti della Cattolica. «Sul controllo del \"Toniolo\" si confrontano da sempre la Curia romana e i vescovi italiani e lombardi», spiegano in Vaticano.

Prima Sodano e adesso Bertone tentano di prendere le redini del «cenacolo» attorno al quale ruotano banche e istituzioni lombarde. Entro breve sarà l\'ex accademico Benedetto XVI, ascoltato il nuovo arcivescovo di Milano, a sciogliere il nodo-Toniolo. Negli anni in cui gli scandali dello Ior di Marcinkus e dei «banchieri di Dio» Sindona e Calvi turbavano la Santa Sede, quello del «Toniolo» era considerato un modello virtuoso, tant\'è che Papa Giovanni Paolo II scelse alla Cattolica Angelo Caloia al posto di Marcinkus.

policlinico_gemelli_romapoliclinico_gemelli_roma

I più bei nomi dell\'accademia e della finanza bianca gravitano da decenni attorno all\'ente che si contraddistingue come una roccaforte ecclesiale di assoluto rilievo. Quando nel 2003 Tettamanzi prese il suo posto, Emilio Colombo fece fuoco e fiamme rivendicando «il pieno riconoscimento nelle più alte sedi dell\'opera da me svolta» e negando la rimozione.

«Mi sono dimesso in applicazione di una modifica statutaria proprio da me proposta che trasformava il \"mandato a vita\", previsto dai fondatori in \"mandato a termine\"», dichiarò. In realtà, allora come adesso, dietro le quinte si combatteva lo scontro tra la Segreteria di Stato vaticana e l\'episcopato italiano e lombardo.

 

 

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