iperopia poveri poverta

IL CETO MEDIO E’ DIVENTATO SOTTACETO - TRA IL 2014 E IL 2019 PER I TRE QUARTI DEGLI ITALIANI (73,3%) L’ASCENSORE SOCIALE E’ RIMASTO FERMO - LA POVERTÀ RELATIVA INTERESSA QUASI 9 MILIONI DI INDIVIDUI (15% DELLA POPOLAZIONE) - MORALE DELLA FAVA: I POVERI SONO SEMPRE PIÙ POVERI, SOLO TRA I RICCHI MIGLIORANO LE CONDIZIONI E LE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA ECONOMICA…

Daniele Marini per “la Stampa”

 

REDDITO DI CITTADINANZA BY VAURO

Non è solo il Pil a subire la sindrome dello «zero-virgola». Anche i ceti che compongono la società denunciano una condizione simile: l' ascensore sociale resta bloccato per la maggior parte degli italiani. Come se l' effervescenza che aveva caratterizzato i decenni precedenti avesse perso la sua forza propulsiva e si fosse tramutata in vischiosità. L'esempio più emblematico della nostra staticità è fornito dalla demografia. L'ha ricordato recentemente l'Istat: la popolazione residente è in calo dal 2015. Siamo di fronte, rispetto agli ultimi 90 anni, a un declino demografico.

 

Come se due città pari a Firenze e Catania fossero state cancellate dalla cartina geografica. Una discesa, peraltro, totalmente imputabile agli autoctoni, perché senza l'apporto di nuovi cittadini stranieri saremmo diminuiti addirittura di circa 1 milione e 300mila abitanti. Se a questo aggiungiamo (fortunatamente) che viviamo di più, ma che una porzione sempre più consistente di giovani generazioni decide di spostarsi in altri Paesi per cercare migliori sorti, comprendiamo il motivo per cui anche la nostra società sperimenta lo «zero-virgola». Invecchiamo, facciamo meno figli e diminuiscono i giovani che popolano famiglie, scuole e imprese.

povertà

 

Al dato oggettivo, si sovrappone l'immaginario collettivo. Le difficoltà all'ingresso del mercato del lavoro per la fetta maggioritaria dei giovani, soprattutto di chi ha realizzato investimenti nei percorsi di formazione, alimentano l'idea che sia sempre più complicato prefigurare un futuro. Come dimostrano le ricerche, sono gli stessi adulti a ritenere che per i propri figli le condizioni socio-economiche saranno peggiori in futuro e che converrebbe loro tentare la fortuna all'estero. Dove la mobilità sociale è ritenuta più facile e le opportunità di trovare lavoro sono più veloci.

 

Eppure, siamo un Paese paradossale. L'Italia è la seconda potenza industriale in Europa, una parte del sistema produttivo ha performance positive e lamenta l'assenza di giovani che vorrebbe assumere. D'altro canto, la disoccupazione giovanile tocca picchi elevati, percorsi professionali che potrebbero garantire un'occupazione vengono disdegnati perché hanno uno status sociale poco appetibile, oltre che economicamente poco vantaggioso. Ed è proprio questo paradosso, che alimenta una mobilità frenata: dove mancano più che le informazioni, qualcuno che aiuti a orientarsi sul mercato del lavoro e a comprenderne le dinamiche.

 

povertà

Come sia modificata l'appartenenza ai diversi gruppi sociali da parte della popolazione e come e se funzioni l'ascensore sociale è l'oggetto dell' ultima rilevazione del Centro Studi di Community Group, col supporto di Intesa Sanpaolo, per La Stampa. L'esito complessivo mette in luce come la percezione di appartenenza a una classe sociale oggi sia sostanzialmente identica a quella di 5 anni fa.

 

In altri termini, le posizioni e le distanze sociali paiono rimanere fissate nel tempo. La maggioranza relativa degli italiani si ascrive al ceto medio (58,4% oggi, il 57,7% nel 2014). Una parte consistente si colloca nella classe medio-bassa (28,9%, 26,0% cinque anni fa), mentre il 12,8% si situa nella parte medio-alta della gerarchia sociale (era il 16,3% nel 2014). Nell' arco di un lustro le posizioni nella stratificazione dei ceti parrebbero immutate.

 

Tuttavia, se osserviamo le dinamiche da un punto di vista territoriale, possiamo apprezzare alcune differenziazioni. Per esempio, il Nord Est è l' area dove maggiore è la polarizzazione delle condizioni fra chi ha conosciuto un peggioramento della collocazione sociale e chi, per contro, un miglioramento, come se le dimensioni sociali si fossero divaricate più fortemente che altrove. Che non si tratti solo di percezioni, lo testimonia l'Istat con l' ultima ricerca sulla povertà in Italia nel 2018.

 

povertà

La povertà relativa interessa un totale di quasi 9 milioni di individui (15%). Il fenomeno però si aggrava nel Nord (da 5,9% al 6,6% del 2017), in particolare nel Nord Est (da 5,5% a 6,6%), con il Mezzogiorno che, invece, evidenzia una dinamica opposta (dal 24,7% al 22,1%). Confrontando le auto-collocazioni nei due periodi è possibile definire la mobilità sociale percepita degli italiani, ovvero come e se funziona l' ascensore sociale. L' esito ci consegna un Paese in gran parte bloccato.

 

Nel periodo esaminato (2014-19) per i tre quarti degli italiani (73,3%) complessivamente l' ascensore sociale rimane sempre allo stesso piano: scendono un po' di più i nordestini, rimane più stabile il Mezzogiorno, sale maggiormente chi sta al Nord. Ma è osservando le classi sociali che i sistemi di disuguaglianza si fanno notare. Praticamente nessuno fra chi si colloca nei ceti medio-bassi sperimenta un' ascesa sociale (3,3%). Per lo più rimangono bloccati (60,8%), ma uno su tre (35,9%) vede peggiorare le proprie condizioni. I quattro quinti (80,5%) del ceto medio rimangono bloccati, ma fra questi il 10,7% perde posizioni e una quota analoga (8,9%) ascende.

povertà

 

Per contro, il 69,2% di chi appartiene ai ceti medio-alti mantiene il livello e il 26,3% migliora ulteriormente le condizioni socio-economiche. Quindi, chi si colloca agli scalini più bassi della scala sociale, non ha molte possibilità di cambiare, tanto meno di salire. Anzi, per un terzo la probabilità di scendere ulteriormente è elevata. Dal canto suo, il ceto medio tende a conoscere al più una mobilità orizzontale, contenuto nel suo livello.

 

Chi non conosce un' erosione sono i ceti medio-alti, ai quali le opportunità di ascesa non mancano. Una ripresa economica lenta, all' insegna dello «zero-virgola», irrigidisce una mobilità sociale già bloccata da tempo, rendendo il Belpaese «vischioso». È l' immagine di un' Italia bipolare e immobile, dove il sentimento di frustrazione rischia di tramutarsi in risentimento.

 

 

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?