renato brunetta

CHE FINE HA FATTO BRUNETTA? ZERO POLEMICHE, NON SBROCCA PIÙ CON GLI AVVERSARI POLITICI E HA SMESSO DI CONTROBATTERE: IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DICE DI VOLERSI CONCENTRARE SOLO SULLA RIFORMA DELLA MOSTRUOSA BUROCRAZIA STATALE: “NON VADO PIÙ IN TV. NON CONTA CIÒ CHE DICO, MA QUELLO CHE FACCIO” - EPPURE HA GIÀ FATTO INCAZZARE BOERI E PEROTTI SUI CRITERI DI ACCESSO AI CONCORSI PUBBLICI...

Vittorio Macioce per “il Giornale

 

RENATO BRUNETTA

Non ha affatto smesso di arrabbiarsi. La mediocrità continua a irritarlo, le parole degli sciocchi sono nuvole di iprite e il gregge lo incattivisce, solo che adesso non ha più tempo per le cose degli stolti.

 

È come se avesse imparato a lasciarsi scivolare addosso le chiacchiere della politica. Non replica, non controbatte, non si fa il sangue amaro, non va di fioretto e di puntiglio. L'impresa che ha davanti non permette distrazioni, perché questa volta l'Italia si gioca tutto, da qui alle prossime sette generazioni, e lui si trova a un incrocio strategico.

 

RENATO BRUNETTA

Lo ha compreso subito: se non si cambia lo Stato, il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini e imprese, tutto il resto rischia di essere inutile. La sua sfida adesso è con la burocrazia ed è un mostro dalle troppe teste. La seconda vita di Renato Brunetta comincia proprio da qui.

 

«Non vado più in tv. Non conta ciò che dico, ma quello che faccio». Nelle stanze del governo raccontano che sia uno dei ministri più in sintonia con la visione di Draghi. Qualcuno lo dice quasi con sorpresa, perché in molti avrebbero scommesso in uno scontro quotidiano con i colleghi, con i mandarini di palazzo, con i sindacati. Nulla di tutto questo.

 

RENATO BRUNETTA

Nessuna polemica con Pd e Cinque Stelle. Non parla di questioni irrilevanti e non si preoccupa del passato, cioè di Conte. Non ne ha chiaramente nostalgia, ma non si è neppure messo a fare il gioco delle bandiere o delle identità. Non gli interessa il consenso e neppure le elezioni. La missione adesso è decisamente un'altra. Non è un caso che è tra i primi che si è messo al lavoro sulle riforme.

 

Ci vuole tanto coraggio e un po' di follia per cambiare la pubblica amministrazione. È una di quelle cose di cui si parla da sempre, ma poi ci si perde, perché è come inoltrarsi in un labirinto di cui nessuno forse davvero possiede la mappa.

 

RENATO BRUNETTA CON MATTEO SALVINI

L'unica voce che senti è quella minacciosa del Minotauro e ti ricorda che se solo provi a toccare qualcosa sei finito. Quella voce Brunetta la conosce. Ci ha già fatto i conti una volta. Solo che ora è diverso. Non ci sono altre possibilità. Non puoi realizzare un piano come quello disegnato con i fondi del Next Generation con una burocrazia grassa, lenta, cieca e che divora tutto quello che gli passa davanti.

 

Il guaio di una burocrazia irrazionale è che danneggia i «buoni» e finisce, anche senza volerlo, per proteggere i «cattivi». Non permette a chi lavora nello Stato di assumersi le proprie responsabilità e scaraventa nel labirinto i «sudditi» di Minosse.

RENATO BRUNETTA NEL SUO UFFICIO

 

Il risultato è che la burocrazia si mangia la fiducia. Nessuno si fida dell'altro, per lo Stato il cittadino è il solito sospetto, per il cittadino lo Stato è qualcosa da cui stare alla larga. L'unico rapporto possibile diventa l'inganno. Il sogno di Brunetta è interrompere questo corto circuito.

 

È la fiducia il suo antidoto e la fiducia nasce dalla responsabilità e dal lavoro. È chiaro che per fare questo c'è bisogno di semplificare. Le norme sono servite spesso più che a chiarire a generare confusione. Le norme sono servite a nascondersi, a sviare, a creare uno scenario dove gli statali sono tutti innocenti e gli altri tutti presunti colpevoli. È quello a cui Brunetta sta lavorando da un paio di mesi. È la «madre di tutte le battaglie». È da lì che bisogna partire, dalla burocrazia, per poi mettere mano al welfare, al fisco, alla giustizia, alle infrastrutture.

 

renato brunetta mario draghi

Non è che non siano arrivati attacchi. Il primo è stato quello sui concorsi. I criteri di accesso e la prima scrematura. Brunetta ha puntato sui titoli. Tito Boeri e Roberto Perotti lo hanno bocciato senza appello: penalizza i giovani e crea precari. Il vecchio Brunetta ne avrebbe fatto una questione di principio, rispondendo senza esclusione di colpi.

 

VITTORIO COLAO RENATO BRUNETTA

Non è che l'affondo dei due economisti gli abbia fatto piacere. Non lo ha fatto però diventare un affare di Stato. Si è limitato a dire che tutto dipende dai titoli. Se si parla di laurea, master e esperienze all'estero le nuove generazioni sono favorite.

 

RENATO BRUNETTA MARIO DRAGHI

L'ultima cosa che vuole è una pubblica amministrazione di vecchi, perché quella esiste già. Questa è la sua grande battaglia e punta a lasciare il segno. Non ha lobby, interessi o partiti da difendere. La sua unica ambizione è cambiare lo Stato. E ce ne vorrà tanta.

RENATO BRUNETTA renato brunettarenato brunetta giancarlo giorgetti renato brunetta bucolico con golden retrieverrenato brunettarenato brunettaRENATO BRUNETTARENATO BRUNETTA RENATA POLVERINI RENATO BRUNETTA renato brunettamaria stella gelmini renato brunettarenato brunettaRENATO E TITTI BRUNETTA AL MATRIMONIO DI CATIA POLIDORIrenato brunetta (2)renato brunettatitti brunetta e renatoRENATO BRUNETTA

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...