putiniani guerzoni sarzanini belloni gabrielli

CHI HA PASSATO AL “CORRIERE” LA LISTA DI PROSCRIZIONE DEI “PUTINIANI D’ITALIA”? L’EX AGENTE “BETULLA”, RENATO FARINA, HA UN SOSPETTO: “O È STATA L'AISI, AGENZIA DEI SERVIZI INTERNI, O A PASSARE LE CARTE E’ STATO IL COPASIR. QUELLO DEL 'CORRIERE' È UNA PRECISA SCELTA DI GIORNALISMO BELLICO. A DARE IL SIGILLO DI SACRALITÀ AL PACCO SONO STATE LE FIRME DELLA VICEDIRETTRICE FIORENZA SARZANINI (VERSANTE SERVIZI SEGRETI E MINISTERO DELL'INTERNO) E DELLA PARLAMENTARISTA MONICA GUERZONI (AGGANCI AL COPASIR)” - “LA VERITÀ”: “LA SENSAZIONE È CHE QUALCUNO STIA CERCANDO DI ATTRIBUIRE AL COPASIR UNA ATTIVITÀ DI INDAGINE CHE IN REALTÀ È STATA SVOLTA DAI SERVIZI, E COME TALE NON DOVREBBE AVERE NATURA POLITICA”

1 - QUELLE LISTE DI PROSCRIZIONE ILL EGALI

Estratto dell’articolo di Renato Farina per “Libero quotidiano”

 

renato farina foto di bacco (2)

Il Corriere della Sera domenica ha pubblicato foto segnaletiche, nomi e dati sensibili di nove cittadini, i quali non risultano condannati da nessuna parte, e neppure indagati, ma che intanto sono stati marchiati a fuoco sulla pubblica piazza come traditori della patria.

Questo elenco, che aspetta solo di essere appeso sui piloni della luce con scritto Wanted o Achtung Banditen e un cappio quale monito, non è stato compilato dopo una faticosa e scrupolosa ricerca sul campo, ma è la pura e acritica trascrizione di una soffiata, si presume d'alto livello. Da parte di chi? Del controspionaggio italiano o del Copasir?

monica guerzoni fiorenza sarzanini foto di bacco

 

Non si scappa. O è stata l'Aisi, agenzia dei servizi interni, che avrebbe individuato le quinte colonne del Cremlino su ordine del Copasir a sua volta terminale della ricerca e quindi anch' esso sospettabile di aver passato le carte.

 

Quello del primo quotidiano italiano per diffusione e fama nel mondo, sia chiaro, non è stato un incidente, ma una precisa scelta di giornalismo bellico. A dare il sigillo di sacralità al pacco sono state infatti le firme della vicedirettrice Fiorenza Sarzanini (versante servizi segreti e ministero dell'Interno) e della parlamentarista Monica Guerzoni (agganci al Copasir). Sono prime penne, si muovono sempre su terreni solidi. La serietà nei secoli delle due giornaliste fa escludere che abbiano raccolto una patacca. Ma non credo sia legale appendere la gente per i piedi.

ELISABETTA BELLONI FRANCO GABRIELLI

 

CONFLITTO DICHIARATO?

Beh, diciamolo. Tutto ciò è abbastanza schifoso, ma sarebbe almeno plausibile in un Paese che abbia sospeso la libertà di parola e di pensiero (art. 21 della Costituzione), avendo dichiarato lo stato di guerra e la legge marziale. Le tre cose non ci risultano, ma forse ci hanno nascosto qualcosa. […]

 

Scrivono Sarzanini & Guerzoni: «L'indagine avviata dal Copasir è entrata nella fase cruciale. Il materiale raccolto dall'intelligence individua ecc». Trattasi insomma di retata commissionata dal Copasir ai servizi i quali pescano nove presunti merluzzi-spia e li passano al Copasir e da lì (o dall'Aisi o dal Dis) finiscono in via Solferino.

 

michela de biase fiorenza sarzanini foto di bacco

[…] La frase dove casca l'asino/a è la prima: «L'indagine avviata dal Copasir». […] Il Copasir non può permettersi di avviare alcunché. Qui ci interessa il comma 2 del citato art.30: «Il Comitato verifica, in modo sistematico e continuativo, che l'attività del Sistema di informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione, delle leggi, nell'esclusivo interesse e per la difesa della Repubblica e delle sue istituzioni». Verifica, vigila, controlla.

Arretriamo dall'art. 30 all'art. 8, che perentoriamente afferma: «Le funzioni attribuite dalla presente legge al Dis (organo di coordinamento), all'Aise (servizio estero) e all'Aisi (servizi interni) non possono essere svolte da nessun altro ente, organismo o ufficio». Né dal Copasir né dal Corriere.

 

ELISABETTA BELLONI - FRANCO GABRIELLI

Il Copasir è un arbitro, non tira calci al pallone. Indagini competono solo ai servizi che hanno per leader Elisabetta Belloni, la quale risponde al sottosegretario della presidenza del Consiglio delegato all'intelligence, Franco Gabrielli. Se hanno notizie di reato informano la polizia giudiziaria. Nessun altro può archiviare informazioni personali, esito di indagini su chicchessia, e specialmente su parlamentari, anche se si chiamano Petrocelli, o come Salvini varcano il portone di un'ambasciata persino di Paesi ostili.

 

[…] «Attività conoscitiva» non schedatura da affidare ai servizi e poi diffondere tramite Corriere della Sera. Troppo zelo patriottico? O qualcuno al Copasir e/o alla testa dei servizi e/o in via Solferino punta a un coinvolgimento irreversibile nel conflitto che la Russia sta conducendo in Ucraina? Come disse qualcuno è il caso che il Parlamento «controlli i controllori». […]

 

2 - IL COPASIR SMENTISCE IL «CORRIERE» «NON INDAGHIAMO SUGLI INFLUENCER»

F. Bor. per “la Verità”

 

intervento di adolfo urso foto di bacco (2)

Due giorni, tre pagine. Domenica mattina, a pagina 6, il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo a firma Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini con un titolo suggestivo e diretto: «I putiniani d'Italia». Sommario: «Il materiale raccolto dai servizi individua i canali usati per la propaganda e ricostruisce i contatti. Così la Rete fa partire la controinformazione». Ieri il ritorno di fiamma: il giornale di via Solferino ha insistito con la pubblicazione della lista di proscrizione dei presunti putiniani italiani. Una «rete», così la definiscono gli augusti colleghi, di «politici, economisti, freelance, opinionisti», i quali incarnerebbero la «minaccia ibrida russa». Che cosa farebbero questi agenti nemici?

giorgio bianchi

 

Semplice: tenterebbero di «influenzare il dibattito nei Paesi occidentali con propaganda, disinformazione, fake news». Si potrebbe obiettare che è esattamente ciò che fa la gran parte della stampa cosiddetta mainstream, solo in un'altra direzione. In ogni caso, il Corriere procede tetragono e coglie l'occasione per ribadire nomi e cognomi dei sospettati di tradimento.

 

maurizio vezzosi

Giornalisti come Giorgio Bianchi e Maurizio Vezzosi, analisti come l'ottantaquattrenne Manlio Dinucci e vari altri. Persone che in molti casi non si conoscono fra loro e le cui posizioni sono sempre state espresse alla luce del sole. In pratica, a costoro si rimprovera di avere idee diverse da quelle del nostro governo. Il punto è: chi li rimprovera?

 

E di che cosa lì accusa nello specifico? Ecco, questo passaggio non è molto chiaro. Secondo il Corriere a occuparsi delle quinte colonne moscovite in Italia sarebbe stato il Copasir, e a tal proposito il giornale esibisce le dichiarazioni del vicepresidente Federica Dieni dei 5 stelle. «Stiamo facendo approfondimenti sulle forme di disinformazione e di ingerenze straniere», dice la signora, «siamo in attesa di alcune risposte». Quindi non solo il comitato avrebbe elaborato il catalogo di nemici del popolo, ma starebbe addirittura allargando l'indagine, in cerca di altri pericolosi sabotatori.

 

i putiniani italiani secondo il corriere

Piccolo problema. Adolfo Urso, senatore di Fratelli d'Italia e presidente del Copasir, fornisce una versione decisamente diversa. «In merito a quanto riportato da alcuni organi di stampa», dice Urso in una nota stampa, «il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica rileva di non aver mai condotto proprie indagini su presunti influencer e di aver ricevuto solo questa mattina un report specifico che per quanto ci riguarda, come sempre, resta classificato. Peraltro», continua il senatore, «il Comitato si attiene sempre scrupolosamente a quanto previsto dalla legge 124/2007, non è una Commissione di inchiesta ma organo di controllo e garanzia; non ha poteri di indagine ma ottiene informazioni dagli organi preposti, nel corso di audizioni o sulla base di specifiche richieste, anche al fine di realizzare, ove lo ritenga, relazioni tematiche al Parlamento».

laura ruggeri

 

Insomma, Urso, presidente del Copasir, smentisce ciò che il Corriere della Sera ha affermato per ben due giorni di fila. E cioè che sia stato il suo comitato a mettere in piedi il bailamme sui putiniani. Non solo.

 

alessandro orsini

Urso conclude il suo comunicato stampa con una sorta di ammonimento, auspicando «soprattutto su questa vicenda, che vi sia sempre una corretta attribuzione e riconoscibilità delle fonti proprio al fine di garantire quella libera e corretta informazione che è alla base della nostra democrazia, e che ciascuno si attenga alle proprie responsabilità, nella piena e leale collaborazione tra gli organi dello Stato».

 

Capite bene che qui qualcosa non torna. Se non è stato il Copasir a indagare sui putiniani immaginari, chi è stato? Secondo quanto risulta alla Verità, esiste effettivamente un report sull'attività online a favore di Mosca ed evidentemente è stato realizzato dal Dis o direttamente dall'Aisi secondo il metodo che in gergo si chiama «da fonti aperte». In pratica si setaccia il Web e si passano in rassegna i social secondo parole chiave. Questo report (che contiene anche informazioni sulle minacce rivolte allo stesso Urso) è stato sì consegnato al Copasir, ma soltanto ieri mattina (lunedì) intorno alle 10. Quindi 24 ore dopo l'uscita dell'articolo sul Corriere. Curioso, no?

claudio giordanengo

 

Se le cose stanno così, per quale motivo il Corriere ha sentito l'esigenza di tirare in mezzo il Copasir anche se non c'entrava direttamente? Il comitato guidato da Urso si sta occupando di monitorare l'attività dei talk show italiani, specialmente quelli della Tv di Stato in relazione a possibili infiltrazioni russe. Ma non si è mai dedicato alla compilazione di liste di proscrizione di giornalisti, opinionisti o influencer. La sensazione, dunque, è che qualcuno stia cercando di rimescolare le carte, attribuendo al Copasir una attività di indagine che in realtà è stata svolta dai servizi, e come tale non dovrebbe avere natura politica.

 

maria dubikova

È un modo per lanciare messaggi o per intimidire qualche esponente politico a mezzo stampa? Oppure è un tentativo di gettare fango sulle voci critiche attribuendo la responsabilità a un organo istituzionale? Non lo sappiamo, e forse dovrebbe essere il Corriere a chiarirlo, spiegando da dove provengano certe informazioni: sono veline?

 

Oppure davvero il Copasir ha prodotto un elenco di putiniani e Urso mente (improbabile, ma chissà)? Comunque sia, ormai la frittata è fatta. I nomi dei reprobi sono finiti in prima pagina, le accuse a mezzo stampa sono state formulate, il fango è stato sparso in abbondanza. In fondo non stupisce, non è la prima volta che accade. Sconforta un po' che il più blasonato quotidiano italiano si presti a certe operazioni. Dopo tutto, però, i giornali sono lo specchio della nazione.  

vito petrocelli articolo del corriere su orsini e i putiniani italianimanlio dinucci i putiniani d'italia corriere della sera 5 giugno 2022alberto fazolo

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