il var del voto al senato ignazio la russa

CHI HA PORTATO I VOTI A ‘GNAZIO?/2 – TUTTI SOSPETTANO DI RENZI, CHE NEGA TUTTO. IL “VAR” SEMBRA SCAGIONARE I SUOI SENATORI (MA NON TUTTI). MONICA GUERZONI PUNTA IL DITO SUL GRILLINO STEFANO PATUANELLI (CHE LA QUERELA) – LA VERITÀ È CHE LA MELONI E LA RUSSA, A CONOSCENZA DEL DIABOLICO PIANO DI LICIA RONZULLI DI NON PARTECIPARE AL VOTO, SI ERANO PREPARATI, ANDANDO A PESCARE I VOTI TRA TERZO POLO E BASE RIFORMISTA, LA CORRENTE DI EX RENZIANI DECIMATA DA LETTA

 

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

IL VAR DEL VOTO AL SENATO SU IGNAZIO LA RUSSA

Quando Ignazio La Russa in un moto di sincerità ringrazia «anche chi mi ha votato e non fa parte della maggioranza», il transatlantico del Senato, dove stazionano giornalisti e curiosi, esplode in una risata. Mentre la sinistra nell'emiciclo si incupisce.

 

«Quel disgraziato di Renzi ci ha fregato. ...» sibila un senatore di Forza Italia uscendo dall'aula, a dimostrazione di quel che si va dicendo sul «suicidio» degli azzurri nel non votare La Russa. Per loro il disastro è doppio, «perché Renzi dimostra al primo colpo di poter sostituire Forza Italia», commentano i dem.

 

ignazio la russa liliana segre

Infuriati per l'effetto boomerang e tentati di votare oggi alla Camera un candidato di bandiera affinché siano chiare colpe e virtù. «È il solito Renzi spregiudicato, il sequel del ddl Zan...», ricordano dal Nazareno.

 

Un misfatto, quello su La Russa, che resterà però senza colpevoli, visto che non si saprà mai con certezza matematica chi siano i 17 o 19 franchi tiratori. Per questo, è il Var, ovvero il nastro riavvolto della camera fissa puntata sul «catafalco», da cui entrano ed escono i votanti in aula, che assurge al ruolo di protagonista di questo processo: e la sentenza del Pd è che sono Matteo Renzi e Giuseppe Conte, ad aver salvato la maggioranza. Silvio Berlusconi però si concentra sul suo ex pupillo: «È stato Renzi e i senatori a vita...» , dice convinto.

 

silvio berlusconi matteo renzi

Parte la querelle, toni acidi e veleni copiosi. I nove voti di Azione e Iv finiscono nel mirino, chi invoca il «Var» giura di aver visto i senatori del Terzo Polo fermarsi a votare nel catafalco senza sfilare via veloci, segno che hanno scritto qualcosa sulla scheda. E in effetti, a guardar bene, sorgono dubbi.

 

«Ora si capisce meglio il no dei giorni scorsi a siglare un patto delle opposizioni», insinua Andrea Orlando. «Autolesionisti allo sbaraglio, soccorrono la maggioranza alla prima votazione», nota Pierferdinando Casini da ex presidente della Camera. Un j' accuse, il suo, che fa il paio con l'autodifesa a colpi di Var, dove si vede che si è intrattenuto pochi secondi nella cabina.

 

silvio berlusconi ignazio la russa

I 5stelle sono indignati. «Renzi ci vuole fregare - commenta uno dei big uscendo dall'Aula - ha fatto il patto con Meloni e Salvini per toglierci la presidenza della Vigilanza Rai e darla alla Boschi». Conte è furioso: «Un accordo contro di noi non ci sorprenderebbe, hanno dato prova di potersi coalizzare, guardate chi ha lanciato il primo sasso e capirete», insinua riferendosi all'accusa di Renzi di inciucio M5s-Pd per spartirsi le commissioni. «In Aula iniziano i primi giochini di palazzo e qualcuno si prepara ad una finta opposizione», sibila Conte. E la teoria del complotto, in serata, si gonfia: «Abbiamo la consapevolezza che c'è stata anche la complicità del Pd», sostengono i vertici grillini, «e questo non farà bene ai rapporti».

SERGIO MATTARELLA IGNAZIO LA RUSSA

 

Letta è sicuro della disciplina dei dem sulla scheda bianca: «Il voto di oggi certifica tristemente che una parte dell'opposizione non aspetta altro che entrare in maggioranza. Un comportamento irresponsabile».

 

Lui, Matteo Renzi il grande accusato, esce dall'aula prima del discorso di La Russa e tiene una lezione di tattica parlamentare agli astanti. Sostiene che non avrebbe alcun interesse a soccorrere la maggioranza, perché per avere qualche carica istituzionale servono un accordo e i voti delle opposizioni, non della maggioranza.

 

FRANCESCHINI CASINI E RENZI SE LA RIDONO

«L'eventuale voto dei nostri franchi tiratori, che non esiste, non inciderebbe per nulla sulle vicepresidenze», spiega il leader di Italia Viva svelando un retroscena: «Ho parlato con Dario Franceschini e con il grillino Stefano Patuanelli», per stoppare la tentata spartizione dei ruoli istituzionali spettanti alle opposizioni.

 

«A me una vicepresidenza - spiega Renzi - me la possono dare solo Franceschini o Patuanelli, previo accordo. Un concetto che è l'abc delle regole: io come forza di opposizione ho diritto ad una vicepresidenza, loro ci hanno provato a mettersi d'accordo a fare metà e metà, io gli ho detto che non esiste».

matteo renzi

 

Risultato, il Terzo Polo punta ad una vicepresidenza del Senato e in quel caso Renzi e Calenda indicheranno Maria Stella Gelmini. Il Copasir, prevede l'ex premier, andrà al Pd, a Lorenzo Guerini o Enrico Borghi. Il resto si vedrà. In ogni caso, Renzi sostiene che non avrebbe avuto motivo di soccorrere la maggioranza senza alcun tornaconto. In pochi gli credono. E invocano il Var.

 

 

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