paola pisano luigi di maio

CHI È PAOLA PISANO? - LA NUOVA MINISTRA ALL'INNOVAZIONE È ASSESSORA (SEMPRE PER L'INNOVAZIONE) A TORINO, È UNA RICERCATRICE TITOLATA ED È STATA ELETTA POCHI MESI FA ''DONNA PIÙ INFLUENTE NEL DIGITALE''. TUTTO BENE? QUASI: GUARDATE QUESTO VIDEO IN CUI DI MAIO LA INCENSA PERCHÉ TRE MESI FA HA RIFIUTATO LA CANDIDATURA A EUROPARLAMENTARE ''PERCHÉ È UNA PERSONA SERIA CHE TIENE ALLA CITTÀ DI TORINO E VUOLE CONTINUARE IL SUO PREZIOSO LAVORO''. ORA PERÒ…

 

TORINO, DI MAIO: "IL RIFIUTO DI PAOLA PISANO ALLA CANDIDATURA DIMOSTRA CHE TIENE ALLA CITTÀ"

 

 

Il Movimento 5 Stelle presenta nel pomeriggio, a Roma, le cinque capolista per le elezioni europee del 26 maggio. "Presenteremo 5 eccellenze che in vari settori, tecnologie, amministrazione pubblica, università, competenze manageriali si sono distinte", si limita a dire il leader pentastellato Luigi Di Maio, a Torino per presentare la 'casa delle tecnologie emergenti', un incubatore di startup e imprese innovative che avrà sede proprio nel capoluogo piemontese.

 

"Non nascondo di averlo chiesto anche a Paola Pisano (assessora all'Innovazione del Comune di Torino, ndr), ma con la sua risposta ha dimostrato l'affetto e la voglia che ha di continuare a lavorare per Torino e per la sua crescita innovativa e tecnologica. Ha dimostrato di essere una persona seria, attaccata al lavoro che fa ogni giorno. Per me la richiesta era un riconoscimento al lavoro fatto con la sindaca Appendino e tutta la giunta sul tema dell'innovazione". .  .Video di Alessandro Contaldo

paola pisano

 

 

Chiara Caratto per www.agi.it del 19 gennaio 2019

 

È stata eletta “donna più influente nel digitale" in Italia piazzandosi in classifica davanti a nomi come quelli di Clio Zammateo - famosa come ClioMake Up - Milena Gabanelli e Samatha Cristoforetti. È Paola Pisano assessore all’Innovazione del comune di Torino.

 

Docente di gestione dell’innovazione all’università del capoluogo piemontese, 42 anni, tre figli, è un fiume in piena quando racconta i progetti che ha in mente per trasformare la città, consapevole delle tante difficoltà che ci sono, a partire dalla sfida della digitalizzazione della pubblica amministrazione, al posizionare il capoluogo piemontese come punto attrattivo per imprese che vogliono innovare, a fare conciliare il futuro con i trend che caratterizzano sempre di più la popolazione delle città. “A fine mandato – racconta – voglio lasciare Torino come la città italiana dove si vedrà il futuro con servizi digitali semplici, fruibili, utili per i cittadini”.

 

Questo è l’obiettivo futuro, ma quale è stato l’impatto al suo arrivo in questo nuovo ruolo?

"Quando sono arrivata è stato un impatto forte. Io vengo dall’università ma ho sempre lavorato come consulente su progetti per l’innovazione in aziende, sono sempre stata abituata ad essere  in posti dove si voleva fare un cambiamento innovativo e anche se non c’erano tutte le condizioni si sapeva che si voleva andare verso un obiettivo".

"Sono partita con un assessorato nuovo, dal momento che Torino non ha mai avuto un assessore all’innovazione e ci siamo mossi un po’ con un modello startup confrontandoci con una pubblica amministrazione che aveva sempre agito in un determinato modo.  

 

Per questo abbiamo dovuto e dobbiamo scardinare un po’ sia il modo di fare le cose, sia cosa bisogna fare, consapevoli sempre delle risorse che si hanno a disposizione".

"Spesso ci dicono che avremmo dovuto aspettare il momento migliore per fare certi progetti, ma noi non possiamo aspettare, bisognava partire subito. Abbiamo iniziato a pensare a quale doveva essere il nostro futuro, considerando che alcuni trend sono già sotto gli occhi di tutti: le città diventeranno più popolate, l’età media si alzerà e nello stesso vi è la necessità di sempre maggiore inclusione e rispetto dell’ambiente. Da lì ci siamo mossi".

 

In che modo?

"Lo abbiamo fatto agendo  su determinati filoni di innovazione come ad esempio l’auto autonoma, che permetterà una mobilità più semplice con zero impatto ambientale, per tutti i cittadini perché inclusiva: penso al trasporto di anziani, disabili e bambini, ma anche in condivisione".

 

il pesce d'aprile di paola pisano

"Oppure I droni, un’altra nostra tecnologia di riferimento, perché facili da utilizzare nella manutenzione delle infrastrutture, perché le merci devono girare nelle città occupando poco spazio, perché possono esserci problematiche o incidenti in cui l’essere umano non può arrivare - attentati terroristici o incidenti gravi - in cui l’utilizzo di un robot permette di reperire immagini di cosa è accaduto e organizzare al meglio i soccorsi".

 

"Ed ancora i robot collaborativi con l’essere umano, che consentono a chi non è occupato di fare dei lavori. Ci sono casi, che stiamo cercando di portare sul territorio, in cui a lavorare sono i robot, ma comandati a distanza da invalidi o persone che passano lungo tempo in ospedale. Queste persone avranno così la possibilità di lavorare anche se impossibilitati a muoversi. Ci sono già esempi per il mondo e qui a Torino siamo ancora in altissimo mare, ma stiamo cercando di arrivare a qualcosa del genere: dare la possibilità anche a  chi non lavora per impedimenti fisici di poter lavorare grazie ad un robot".

 

Anche la tecnologia 5G, in cui Torino ha assunto il ruolo di capofila, va in questa direzione?

"Sì: a Torino il numero di antenne è ancora superiore a quello delle altre città. Ma la partita non si gioca sull’ infrastruttura quanto sul servizio, sul riuscire ad attrarre da noi aziende che offrono queste tecnologie. Abbiamo creato una politica che si chiama “Torino city lab” in cui chiediamo alle aziende che hanno una innovazione di frontiera ad alto rischio, ancora allo stadio precommerciale, di sottopporla alla città per venire qui a fare i testing".

 

 

"Noi quindi ci proponiamo come partner. Non una smart city, ma partner delle aziende che voglio rischiare e innovare. A queste noi diciamo: ‘Vieni qui, ti forniamo una città per i testing , il nostro ecosistema fatto di piccole e medie imprese molto forti su stream come automotive, aerospace, robotica e telecomunicazioni. Ti supportiamo sia per quanto riguarda la realizzazione del primo prototipo, sia nel modello di business’ per cui se servono finanziamenti troviamo altre aziende che le supportino. A questo proposito stiamo cercando di legare a questo modello i ventures e le forme di finanziamento. Torino potrebbe così diventare una buona piazza per tutti quei ventures che non si occupano di start up ma di ‘scalare’ il business".

di maio appendino

 

Ci sono già esempi pratici?

"A Torino nei mesi scorsi abbiamo testato il ‘bar robotico’, abbiamo dato le autorizzazioni per usarlo in un’area della città e coinvolto i cittadini nel testing per migliorare questa tecnologia. Per tre mesi il bar robotico ha preparato e servito cocktail ai cittadini, ha interagito con loro. Abbiamo avuto il feedback con cui è stata migliorato il robot, ora l’azienda ha assunto qualche persona qui a Torino e sta vendendo il robot migliorato".

 

In questo anno si è parlato tanto di droni, addirittura hanno sostituito i tradizionali fuochi artificiali di san giovanni facendo storcere un po’ il naso a qualcuno più tradizionalista.

"Abbiamo fatto uno spettacolo con 200 droni a guida autonoma in occasione della festa di San Giovanni, lo scorso anno, che ci ha permesso di fare vedere al mondo che Torino era pronta per questa tecnologia, che noi eravamo una piazza pronta per testarla. Da lì è partito il mondo: abbiamo fatto una partnership con Intel, sta arrivando DjI, definita la Apple dei droni, che farà una sperimentazione da noi. Abbiamo scoperto il tessuto di piccole e medie imprese che si occupano di droni e poi Leonardo  ci ha proposto un grosso progetto sui droni di cui ora non possono ancora svelare nulla. Insomma abbiamo così tanti progetti che abbiamo deciso di fare nel 2019 il ‘mese dei droni’, tra giugno e luglio prossimi e se ne vedranno delle belle".

 

E la città come risponde?

"Da parte delle imprese e del mondo universitario c’è voglia di fare e il nostro ruolo è proprio supportare gli attori del territorio nel crescere ed attrarne di nuovi. Ci siamo posizionati non come modello di smart city: non stiamo acquistando tecnologia per risolvere i problemi, ma siamo città partner di innovazione per aziende che vogliono innovare  per aprire loro il mercato".

 

Ma il cittadino comune come vive questa voglia di innovazione?

CHIARA APPENDINO LUIGI DI MAIO NO TAV

"Questa è una politica economica sulla città, di attrattività e di posizionamento. C’è però un aspetto che riguarda la digitalizzazione dei servizi e questo certamente interessa più da vicino il cittadino".

 

"Abbiamo un grosso progetto di digitalizzazione sull’anagrafe, puntando a servizi a comando vocale, sul modello di Alexa o dell’assistente Google che risponderà  direttamente al cittadino. E poi il 22 gennaio presenteremo il portale “TorinoFacile” che si basa proprio su un cambio di paradigma che è avvenuto e di cui bisogna prendere piena consapevolezza".

 

"Ossia fino a oggi la pubblica amministrazione è stata monopolista nella fornitura dei servizi ma il cittadino si è evoluto, si è abituato ad Amazon e quindi non accetta più se i servizi non vengono erogati in un certo modo, è abituato ad accessi facili. Allora abbiamo studiato come lavoravano le banche, come lavorava Fineco e da qui è nato questo portale che sarà l’e-banking del cittadino che avrà a disposizione tutti i dati e informazioni sulla sua situazione".

 

"È un processo circolare con la tecnologia che deve essere integrata con il capitale umano. Mi rivolgo al cittadino totalmente digitalizzato ma devo anche creare un servizio per il cittadino che sarà sempre ‘off line’, che allo stesso modo deve essere facilmente orientato. E poi c’è il cittadino misto che è quello che va a fare la spesa, ma poi usa la cassa automatica e io devo aiutare anche lui. Tecnologia, dunque, ma anche capitale umano".

 

“Noi stiamo lavorando notte e giorno” conclude Paola Pisano e tornando a parlare del riconoscimento ricevuto “inaspettato considerando anche gli altri grandi nomi con cui competevamo”, riflette. “Forse sì, ce lo siamo davvero meritato questo riconoscimento” dice e promette: “A Torino si vedrà davvero il futuro”. 

 

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…