mattarella fuorionda

COME SI ELEGGE UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA? CI SONO DUE STRADE: UN ACCORDO AMPIO TRA I PARTITI O IL MURO CONTRO MURO A OLTRANZA - GEREMICCA: "LA CONFERMA DI MATTARELLA POTREBBE DIPENDERE DAL MODO IN CUI DOVESSE MATURARE. UNA COSA SAREBBE SE I LEADER DEI MAGGIORI PARTITI, PRIMA DI NATALE, SALISSERO AL QUIRINALE PER PROPORRE AL CAPO DELLO STATO LA RIELEZIONE, MOTIVANDO POLITICAMENTE E COSTITUZIONALMENTE LE RAGIONI DELLA LORO SCELTA; ALTRA COSA IL PRESSING SCOMPOSTO E AFFANNATO…"

Federico Geremicca per "la Stampa"

 

sergio mattarella emmanuel macron mario draghi

Per una serie di drammatiche coincidenze, l'ultima elezione di un Presidente della Repubblica avvenuta senza una regia politica, un metodo o almeno un qualche canovaccio, è persino dolorosa da ricordare. Era il 25 maggio del 1992 ed Oscar Luigi Scalfaro saliva al Quirinale mentre un'Italia spaventata guardava in tv i funerali di Palermo e le cinque bare con quel che restava del tritolo di Capaci. I 1002 grandi elettori chiamati a eleggere il nuovo Capo dello Stato erano rinchiusi nei saloni di Montecitorio da quasi due settimane, protagonisti e ostaggio dello scontro fratricida tra Giulio Andreotti ed Arnaldo Forlani.

 

mario draghi sergio mattarella

E sarebbero rimasti lì chissà ancora quanto, se l'assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre uomini di scorta non avesse imposto un'immediata assunzione di responsabilità. Quel 25 maggio votarono tutti i 1002 grandi elettori che ne avevano diritto, cosa mai avvenuta, né prima né dopo. È vero, non tutti sostennero Scalfaro: ma 672 schede col suo nome diedero finalmente un Presidente al Paese. Si era al sedicesimo scrutinio... Da quella drammatica elezione in poi, il sistema dei partiti ha sempre ricercato un modo - un metodo, appunto - che evitasse di ritrovarsi in una emergenza simile.

 

mattarella draghi

Del resto, era già avvenuto per Cossiga - predecessore di Oscar Luigi Scalfaro - e sarebbe poi accaduto per Ciampi, suo successore: ampia intesa tra i partiti maggiori e due larghe elezioni al primo scrutinio. Anche le scelte di Napolitano prima (due volte) e Mattarella poi, sono state comunque il frutto di un metodo, pur se diverso da quello di una larga intesa tra i partiti (anche se questa tornò a manifestarsi in occasione della rielezione di Giorgio Napolitano).

 

sergio mattarella mario draghi festa della repubblica 2021

Stavolta, in una situazione che più complicata non si potrebbe, si parla invece di nomi - piuttosto che del metodo da perseguire - perché parlare di nomi senza spiegare chi li sosterrebbe è un modo facile e poco rischioso per riempire ancora qualche settimana. Ma verrà il momento, naturalmente, in cui diventerà del tutto chiaro che il profilo del candidato al Quirinale (il nome, insomma) dipenderà dal metodo che si deciderà di perseguire: elezione a larga maggioranza, elezione come risultato di un braccio di ferro tra due o più schieramenti, ipotesi di rielezione di Sergio Mattarella.

 

scalfaro

Sì, perché anche quest' ultima possibilità - la conferma al Colle dell'attuale Presidente - potrebbe dipendere in maniera rilevantissima dal modo in cui dovesse maturare. È evidente, infatti, che una cosa sarebbe se i leader dei maggiori partiti, prima di Natale, salissero al Quirinale per proporre al Capo dello Stato la rielezione, motivando politicamente e costituzionalmente le ragioni della loro scelta; ed altra cosa il pressing scomposto e affannato (come accadde per la rielezione di Napolitano) di partiti arrivati magari al decimo scrutinio e finiti in un pantano insuperabile.

 

Provare a stabilire un metodo, per altro, appare ancor più indispensabile se si considera che oggi i partiti sono di fronte ad un crocevia dal quale dipendono - nell'ordine - il profilo del nuovo Capo dello Stato, la permanenza in carica di questo governo e la durata della legislatura. Cominciare a discuterne seriamente, sarebbe opportuno.

 

ciampi

Onestamente, dobbiamo dire che si fatica a essere ottimisti se si pensa - per esempio - alla fine fatta fare alla proposta avanzata da Enrico Letta di un incontro tra i leader per evitare guerriglie sulla manovra economica: hanno detto tutti di sì, e infatti non è mai accaduto niente. Ricercare un metodo vuol dire, inoltre, fissare alcune priorità politiche e istituzionali. Considerato l'intricato garbuglio che è alle porte, individuarne un paio potrebbe diventare fondamentale. La prima, sembra esser stata finalmente indicata con chiarezza dai leader della maggioranza di governo: è opportuno che Mario Draghi resti al suo posto di capo del governo.

 

SCALFARO CRAXI

Ne dovrebbe discendere che la legislatura completerà il suo corso, qualunque sia il presidente eletto. E si può dare per certo che se questo corollario non fosse chiarito a sufficienza - o fosse addirittura contestato - ben difficilmente si riuscirebbe ad eleggere un presidente: vecchio o nuovo che egli sia.

 

Se non si è di fronte a pura tattica - ed il rischio che sia così è grande - le due priorità che paiono individuate sgombererebbero il campo da alcune delicatissime questioni: infatti, blinderebbero il governo di fronte alle insidie di un 2022 tutto da scoprire, rassicurerebbero i parlamentari (di centro, di destra e di sinistra) circa il loro futuro immediato e toglierebbero dalla corsa al Quirinale il più accreditato e annunciato dei candidati: Mario Draghi.

 

mario draghi e sergio mattarella all altare della patria

Se è questo quello che Salvini, Letta, Conte, Berlusconi e Renzi hanno deciso - e fino a prova contraria vanno presi sul serio - non è affatto cosa da poco. Ora, insomma, resterebbe solo da trovare un accordo sul nome del nuovo Presidente della Repubblica: visto che sarebbe assai singolare che una maggioranza di governo che annuncia di voler stare insieme per un altro anno, poi si divida e si faccia la guerra sul futuro Capo dello Stato.

 

Se tutto questo fosse vero, la strada sarebbe già in discesa e la discussione su un nome condiviso da una larga maggioranza (almeno quella di governo) potrebbe essere avviata. Oltre il profilo di Sergio Mattarella (sperimentato con successo) e tolto dal tavolo quello di Draghi, quale altro può tenere assieme forze così diverse? Secondo molti, i problemi cominceranno qui.

renzi mattarella

 

E infatti si chiedono: terrà il tentativo di eleggere tutti assieme il nuovo Presidente o si slitterá rapidamente verso il muro contro muro? Lo si vedrà. In Parlamento, intanto, c'è chi aspetta e spera nella fine regolare della legislatura. Al Quirinale, invece, c'è chi spera e basta. Sperare è una virtù teologale: esercitarla non è peccato. Che poi funzioni, naturalmente, è tutta un'altra storia...

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO