domenico arcuri

IL COMMISSARIO CHE AVEVA IL COMPITO DI TROVARE LE MASCHERINE, LE HA RESE PIÙ SCARSE: LA STRATEGIA MILITARE DI ARCURI CHE AVEVA COME OBIETTIVO ''GLI SPECULATORI'', CALMIERANDO IL PREZZO A 50 CENT., HA PERÒ COLPITO INDISCRIMINATAMENTE LA POPOLAZIONE CIVILE - RITRATTO AL VELENO BY PAOLO GUZZANTI: ''NATO IN CALABRIA, MA RADICATO A FOGGIA DOVE SI È MOSSO NELL’AREA CHE HA DATI I NATALI A CONTE, ARRIVATO A SUA VOLTA DEL TUTTO A SORPRESA A PALAZZO CHIGI, DOMENICO ARCURI RESTA UN PERSONAGGIO TANTO NOTO QUANTO MISTERIOSO E A OGGI DEL TUTTO DANNOSO''

 

1. ARCURI IN RITIRATA

Luciano Capone per www.ilfoglio.it

 

Nella sua prima uscita pubblica, a fine marzo, Domenico Arcuri – l’uomo chiamato da Giuseppe Conte a risolvere la crisi di approvvigionamento di materiale sanitario – si era presentato con un linguaggio bellico: tutto un parlare di guerra, alleati e munizioni. Quasi stesse preparando un’invasione militare, invece di procurarsi mascherine e ventilatori sul mercato mondiale.

 

DOMENICO ARCURI MASCHERINA

Più recentemente, proprio in un’ottica da economia di guerra, il Commissario straordinario ha annunciato un tetto (0,50 euro) al prezzo per le mascherine chirurgiche in una ormai celebre conferenza in cui se l’è presa con “i liberisti che emettono sentenze da un divano con un cocktail in mano”. “Ogni papà con un euro potrà comprare due mascherine ai suoi figli”, era lo slogan. La strategia militare di Arcuri che aveva come obiettivo “gli speculatori”, come prevedibile, ha però colpito indiscriminatamente la popolazione civile. Dopo la sua ordinanza, le mascherine sono praticamente sparite dalla circolazione. L’imposizione di un prezzo politico, come accade dai tempi di Diocleziano, ha reso introvabile un bene che era scarso. Gli esercenti hanno smesso di vendere per non andare in perdita.

 

Esaurita rapidamente la merce residua, hanno smesso di ordinarla aspettando i rifornimenti statali. Le imprese italiane, che avevano avviato una conversione, hanno smesso di produrre. I broker internazionali hanno dirottato le mascherine verso mercati più convenienti. Arcuri ha cercato di rattoppare la situazione rincorrendo le aziende proponendo contratti per far ripartire la produzione. Ma ormai la frittata era fatta.

L’intervento su un mercato delicato che si stava assestando autonomamente, facendo allineare l’offerta con la domanda, ha inceppato il meccanismo. Pertanto il governo sta pensando di correre ai ripari: nella bozza del “decreto Rilancio”, il tetto al prezzo delle mascherine chirurgiche fissato da Arcuri è stato triplicato: 1,50 euro.

 

Domenico Arcuri

Ora è chiaro a tutti che il commissario che aveva il compito di trovare le mascherine, le ha rese più scarse. Forse Arcuri dovrebbe uscire dalla trincea e posare la baionetta, per sedersi comodamente sul divano e sorseggiare un Negroni. In una drammatica crisi come questa, bere un cocktail è sicuramente preferibile all’imposizione di prezzi a caso.

 

 

2. IL RITRATTO - ARCURI, IL MANAGER CHE NON NE AZZECCA UNA MA RIESCE BENISSIMO A FAR INFURIARE I MEDICI

Paolo Guzzanti per www.quotidianodelsud.it

 

 

DOMENICO ARCURI

Doveva trovare le mascherine e non le ha trovate. Doveva metterle in vendita al prezzo garantito e calmierato di mezzo euro l’una e invece ha dovuto prendere atto, per sua ignoranza di come funziona l’Iva, che tali oggetti costeranno non meno di sessantuno centesimi e cioè alla fine sarà un euro e non mezzo euro. Doveva far partire la miracolosa applicazione Immuni facendola coincidere alla fase due, e invece la fase due è partita allo sbando ma senza che ci sia l’applicazione.

 

E, come se non bastasse, ha simulato una mutazione genetica del tutto illegittima del proprio ruolo: da manager di un ente che distribuisce a pioggia milioni statali, Domenico Arcuri si è trasformato in un guru sanitario, un veggente che impartisce come perle di saggezza le sue raccomandazioni sanitarie senza avere alcun titolo per farlo.

 

EPIC FAIL

Uno dei suoi momenti trionfali – quello della sua peggior figuraccia prima del flop delle mascherine – è stato all’inizio di maggio, quando ha elargito una sorta di omelia sull’eroismo del disciplinato popolo italiano, ma lo faceva proprio a conclusione di una giornata in cui i morti erano risaliti a 470 (come se negli Usa, fatte le proporzioni, fossero stati 3.000) e proprio mentre a Milano i giovani sciamavano sui navigli senza mascherina in gruppi abbracciandosi e baciandosi alla faccia di tutte le raccomandazioni benedicenti dei procacciatori d’affari e prebende diventati predicatori e premi Nobel per la Medicina.

 

luigi di maio domenico arcuri fabrizio palermo

I medici sul campo sono furiosi: ma chi cavolo si crede di essere questo? La domanda è presto tracimata dal campo medico a quello politico. Chi è, e a che titolo e con quali risultati, agisce questo signore che cento ne fa e una ne pensa?

 

Inoltre, si fa consistente il boatos secondo cui questo manager pubblico di successo potrebbe diventare il presidente di una rinata Iri, anche se forse si chiamerà diversamente, ricalcando le orme del progetto mussoliniano con cui nel 1933 il fascismo creò quell’ente per (parole di Mussolini) «ridare fiato all’industria italiana».

 

LA SPOCCHIA

Nato in Calabria, ma radicato a Foggia dove si è mosso nell’area che ha dati i natali all’attuale presidente del Consiglio, arrivato a sua volta del tutto a sorpresa a Palazzo Chigi, Domenico Arcuri resta un personaggio tanto noto quanto misterioso e a oggi del tutto dannoso. Certamente la sua carriera ha avuto una svolta quando il suo destino si è incrociato con quello dell’avvocato Giuseppe Conte che, in una inedita partita di scacchi politici all’italiana, si è trovato a salire per caso il famoso alto Colle da cui ha avuto un’investitura nata dai veti incrociati fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

DOMENICO ARCURI GIUSEPPE CONTE

 

Essendo l’Italia un Paese capace di anticipare i tempi, si può dire che con il tipo di gestione alla maniera di Arcuri, siamo già all’Ancien Régime. Il presidente del Consiglio lo ha prelevato dall’impresa Invitalia e ne ha fatto il super commissario straordinario immaginario all’attuazione e – come se non bastasse – anche al «coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19». Voi già vedete in questa crostata di parole inutili, le festose metastasi semantiche solo per dire che Arcuri avrebbe il dovere di assicurare quel che serve a fronteggiare l’epidemia.

 

Simpatico, gliene va dato atto, non lo è. Odiosetto e leggermente tendente alla spocchia, come sostengono in molti, forse. Ha di sicuro il piglio e la supponenza di chi è sicuro di trovarsi sempre un palmo sopra altri ed è stato così che ieri ha toppato di brutto. Ha infatti detto, ordinato, dichiarato e sottoscritto che da subito le mascherine si sarebbero trovate per tutti in ogni farmacia al prezzo uguale per tutti di mezzo euro, cosa che non può assolutamente accadere, perché né Arcuri né il governo hanno il magico potere di abolire l’Iva senza il permesso europeo.

 

QUALE MESTIERE?

carlo calenda domenico arcuri

Tutto prevedibile e previsto, se si sa fare un mestiere. Ma che mestiere sa fare questo grande manager di Stato che pensa a integrare pubblico e privato? Ormai è un problema. Non per i pochi o molti centesimi. Ma per la competenza. Ancora una volta il super commissario ha dato l’impressione, corroborata dalle conseguenze, di aprire bocca e darle fiato.

 

Per uno che fa quel mestiere, e con quel titolo, l’unica conseguenza concepibile sarebbe di dimettersi. E se resistesse, qualcuno dovrebbe mostrargli la porta d’uscita.

Invece, come abbiamo detto, si fa consistente la voce di un incarico maggiore alla testa di un nuovo Iri, creatura amata e riproposta anche da Romano Prodi a costo di sembrare mussoliniano, con un articolo in cui ricorda e ripete la frase attribuita a Mussolini nel 1933: «Fate qualcosa per l’industria italiana». Ora il «fare qualcosa per l’industria italiana» potrebbe assumere un volto e un nome: quello di un manager che non ne ha azzeccata una.

domenico arcuri paolo gentiloni

 

LA APP? NON C’È

Anche la decantata applicazione “Immuni”, che funziona soltanto nel suo software e che fa sì che vengano caricati da fuori i dati che permettono di interagire con quelli di qualcuno che ha la stessa applicazione nutrita con gli stessi dati. Ma l’applicazione ha un piccolo problema. Non c’è. Non ci sarebbe tecnicamente neanche la fase due. Ma invece c’è, senza mascherine da mezzo euro e senza applicazione, ma la gente – non tutta ma comunque troppa – ha, specialmente in Lombardia, equivocato sull’ottimismo e se ne va a spasso come se tutto andasse bene, mentre l’ipotesi di un tragico flop si fa ogni giorno più realistica.

 

Arcuri avrebbe potuto, se avesse voluto, promuovere dei test di preminenza, a campione compatibile con le disponibilità facendo test di 1.000 o 1.500 persone per regione e avere la vera diffusione statistica del virus, su cui calibrare le future azioni. Non lo ha fatto e non lo ha chiesto. Sicché ancora oggi si seguitano a valutare, nel numero di contagiati, soltanto quelli che si presentano con sintomi agli ospedali, o poco più.

 

CLAUDIO TESAURO INVITALIA CON DOMENICO ARCURI

Se nella fase degli acquisti non ha portato alcun vero risultato – le mascherine insegnano – questo manager ha fatto progressi solo nell’area che gli dovrebbe essere preclusa per totale incompetenza: quella dei consigli di sanità ai medici. Come se fosse Antony Fauci o il Nobel Montagnier o un esperto delle scienze epidemiologiche. Quando tutti si cominciano a chiedere che cosa faccia e chi sia esattamente, come profilo di manager e a che cosa diavolo serva, ecco che riciccia come commissario per emergenza Covid attaccandosi con voluttà ai microfoni da cui emette con lessico incerto, a tasso di carisma prossimo allo zero.

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…