conte renzi

CONTE, ABBIAMO UN PROBLEMA: MATTEO RENZI – DOPO LA BAGARRE IN SENATO, ARRIVA L’OK ALLA MANOVRA MA L’EX ROTTAMATORE RESTA UN FATTORE DI FORTE INSTABILITA’ PER LA MAGGIORANZA - DALLA LITE CON DI MAIO SUL DECRETO CHE HA MESSO IN SICUREZZA LA POPOLARE DI BARI AL DIALOGO CON SALVINI FINO AL VETO DI ITALIA VIVA SUL TESTO DELL' AUTONOMIA DIFFERENZIATA. “MATTEO È FUORI DI TESTA PERCHÉ CROLLA NEI SONDAGGI”, DICE IL TAM TAM DEL FRONTE FILO-GOVERNATIVO - SULLA CANNABIS LITE M5S-CASELLATI

Alessandro Trocino per il Corriere della Sera

MATTEO RENZI GIUSEPPE CONTE

 

Comincia con una bagarre mattutina sulla cannabis light e un contestato intervento della presidente del Senato Elisabetta Casellati, che dichiara inammissibile il testo. E finisce con una quindicina di norme stralciate, una settantina di correzioni e la prevista fiducia del Senato, a due mesi dal varo in Consiglio dei ministri. Il disegno di legge di bilancio con la manovra riceve il via libera con 166 sì e 128 no e ottiene il sì del Cdm, che approva la nota di aggiornamento del Bilancio.

 

senato manovra

Ora passerà alla Camera blindato, perché eventuali modifiche farebbero tornare il testo a Palazzo Madama e non c' è tempo se si vuole evitare l' esercizio provvisorio. Il risultato è lo stop all' aumento dell' Iva, ma anche tre miliardi di tasse tra plastic e sugar tax e 47 miliardi di aumenti di Iva e accise nel 2021 e nel 2022, che andranno disinnescati.

 

Un iter con tempi stretti che hanno lasciato poco spazio al Parlamento, esattamente come avvenne lo scorso anno.

 

Tanto che Matteo Renzi a fine seduta interviene per «chiedere scusa alle opposizioni e al presidente della Repubblica, che ci aveva richiamati».

 

Ma il leader di Italia viva dice anche altro: «Non neghiamo la fiducia al governo perché per noi il bicchiere è più che mezzo pieno. Ma non è stato un anno bellissimo. Chiediamo un cambio di passo affinché il 2020 sia l' anno della ripartenza. Ne riparliamo il 7 gennaio». Ma non resiste e ne parla subito, con toni preoccupanti per l' esecutivo: «Il governo di unità nazionale immaginato dalla Lega con Draghi è una simpatica tarantella che merita di essere approfondita».

 

MATTEO RENZI GIUSEPPE CONTE

In mattinata si consuma lo scontro tra i 5 Stelle e la presidente Casellati, che dichiara inammissibile la norma sulla canapa industriale insieme ad altre misure, tra le quali la tobin tax e lo slittamento da luglio 2020 al primo gennaio del 2020 della fine del mercato tutelato per l' energia.

 

La presidente dice no alla commercializzazione della cannabis light, vale a dire con principio attivo thc inferiore allo 0,5%. Motivo: è una norma che innova, consentendo non solo la coltivazione ma anche il consumo, e quindi andrebbe in un ddl a parte. I 5 Stelle insorgono. Giuseppe Brescia chiede le dimissioni della Casellati. Per Matteo Mantero si dà un grave colpo agli agricoltori del settore. Meno dura Chiara Gribaudo (Pd), che chiede alla presidente solo di «fugare i dubbi di imparzialità». Anche il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico d' Incà si dice «amareggiato» e spiega che l' emendamento «avrebbe colmato un vuoto normativo».

 

Duro Riccardo Magi: «È una decisione politica, perché la norma prevedeva l' introduzione di un' imposta, quindi era ammissibile». Più sbrigativo Ignazio La Russa (FdI) che urla «drogato» a un senatore del Movimento. Come risposta, Loredana De Petris, di Leu, invita tutti i senatori del centrodestra a fare un test antidroga dopo le vacanze. Stefano Buffagni (M5S) si allarga e sfida Salvini: «Facciamo un test, ma non solo sulla cannabis».

Nicola Zingaretti mette invece l' accento sugli aspetti positivi: «È una manovra salva Italia».

 

Ai lavori assiste, a sorpresa, anche Davide Casaleggio. Il presidente di Rousseau, reduce dalla presentazione del «team del futuro» dei 5 Stelle, si dice ottimista: «Il governo sarà solido». Il Movimento un po' meno, visto che dopo la fuoriuscita di tre senatori in direzione Lega, ieri altri erano sul piede di guerra. Gianluigi Paragone vota no, quattro sono assenti.

 

conte renzi

Le opposizioni criticano su tutta la linea la manovra. Per Roberto Calderoli «il governo affonda il Paese in un mare di tasse». Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono contenti dello stralcio della cannabis perché, come dice Salvini, anche se non era quella la questione, «tutta la droga fa male».Emma Bonino decide di non votare «questa pseudo farsa indecorosa, come nel 2018».

 

 

L'IRRITAZIONE DI CONTE CHE CONVOCA GLI ALLEATI DUELLO SULLE AUTONOMIE

Monica Guerzoni per il Corriere della Sera

 

Adesso il problema di Palazzo Chigi ha un nome e un cognome: Matteo Renzi. L' ex premier che concede il voto di fiducia sulla legge di Bilancio, ironizza su un governo che «deve decidere cosa fare da grande», sprona il presidente del Consiglio a cambiare passo e intanto strizza l' occhio a Matteo Salvini, è un fattore di forte instabilità per la maggioranza.

 

Prova ne siano la lite con Luigi Di Maio sul decreto che ha messo in sicurezza la Popolare di Bari e ieri, nel chiuso del vertice notturno finito a mezzanotte e mezza, il veto dei renziani sul testo dell' Autonomia differenziata.

 

senato manovra

Nessuno sa cosa il fondatore di Italia Viva abbia in mente e tutti, a Palazzo Chigi e dintorni, si chiedono quale sarà la prossima mina, per poterla disinnescare prima che esploda.

 

«Faremo il punto sulla giustizia, sull' autonomia, su quei punti già presenti nell' agenda attuale di governo», aveva anticipato venerdì sera Giuseppe Conte annunciando il vertice: in sostanza, un tavolo per programmare la verifica di governo chiesta dai partiti.

 

Ma ieri, nel giorno in cui incassa la fiducia sulla legge di Bilancio, il premier decide di alleggerire il vertice di maggioranza, programmato per fare un giro di orizzonte su tutti i dossier aperti. Irritato e di cattivo umore per via del feeling tra i due Matteo, Renzi e Salvini, il capo del governo affida ai suoi il mandato di derubricarlo a «semplice riunione sull' autonomia differenziata».

 

senato manovra

Semplice per modo di dire, visto che alle dieci della sera la delegazione che si presenta a Palazzo Chigi è quella delle grandi occasioni: Di Maio e Patuanelli, Boschi e Rosato, Franceschini e Boccia e poi Speranza, segretario di Leu. Dopo ore di ordini e contrordini, annunci e smentite, il vertice finalmente inizia e subito le posizioni si irrigidiscono perché Boschi e Rosato vogliono ridiscutere tutti i dossier, sfidando l' ira di Conte. «Non entrano nemmeno nel merito delle questioni, non hanno il mandato a chiudere su niente - si lamentano tra loro dem e 5 Stelle - Renzi chiede il cambio di passo e poi lo impedisce... Punta al bersaglio grosso, la giustizia».

 

Arrivano le pizze e le birre, il ministro dem Francesco Boccia illustra il suo testo, frutto di tre mesi di paziente mediazione su e giù per l' Italia: «L' accordo unitario di tutte le regioni, da Nord a Sud, fa ben sperare.Ma o siamo tutti uniti, o non si va avanti». Ancora guai, ancora tensioni.

matteo renzi al senato

 

Boccia avrebbe voluto inserire il provvedimento in manovra, ma Italia viva ha chiesto tempo, i gruppi parlamentari di Leu si sono messi di traverso e anche i 5 Stelle hanno azionato il freno.

 

Per non mettere a rischio la fragilissima tregua, raggiunta dopo gli scontri sulla manovra e sul decreto che salva la Banca popolare di Bari, Conte vuole prendere tempo, rinviando a gennaio l' impostazione dell' Agenda 2023. Un passaggio cruciale, al quale il premier lega il futuro della maggioranza. «Se la verifica fallisce si va tutti a casa», è l' avvertimento che il giurista pugliese è pronto a scandire quando sarà il momento. Ma non è ancora il tempo e per tenere insieme forze così diverse e litigiose serve prudenza.

«Sono qui per dare una prospettiva migliore al Paese, non per staccare la spina», rassicurava al mattino Conte.

 

Eppure il tema delle urne tiene banco. I parlamentari sono in allarme e nel governo si parla molto della presunta tentazione di Renzi di andare al voto anticipato con il Rosatellum, la cui soglia di sbarramento è un abbordabile 3%.

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

 

«Matteo è fuori di testa perché crolla nei sondaggi», dice il tam tam del fronte filo-governativo. Quello di Ipsos, che farà piacere al premier, vede Pd e M5S in recupero, mentre Italia viva perde 1,3 punti e si ferma al 4,2. Renzi (14%) è all' ultimo posto nel gradimento dei leader, sia pure con un passo in avanti del 3%. Tre punti in più anche per Conte, che risale al 49 e si attesta 13 punti sopra Salvini.

SALVINI E RENZI

 

Il segretario della Lega ha lanciato l' amo del confronto bipartisan e il solo leader di governo che mostra un qualche interesse ad abboccare è Renzi, tanto da aver invitato ad approfondire la «simpatica tarantella» dell' altro Matteo sul governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi.

ELISABETTA CASELLATI ASCOLTA RAPITA AMEDEO MINGHI CHE CANTA VATTENE AMORE IN SENATO

SALVINI VESPA E RENZIRenzi Salvini

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…