giuseppe conte matteo renzi

CONTE AL CAPOLINEA – LA POCHETTE CON LE UNGHIE SEMPRE PIÙ INTRAVAGLIATO E INCASOLINATO SOGNA LE URNE IMPOSSIBILI:“A QUESTO PUNTO LA COSA MIGLIORE SAREBBERO LE ELEZIONI ANTICIPATE, ANCHE PERCHÉ SE PURE SI RIUSCISSE A RICUCIRE CON RENZI MI RITROVEREI COMUNQUE INDEBOLITO E SOTTO IL COSTANTE RICATTO DI ITALIA VIVA” – AL CAPOLINEA ANCHE ROBERTO FICO: TRA I PARTITI NON C’È UNO STRACCIO DI ACCORDO SUL PROGRAMMA – IN PISTA IL DUPLEX RENZI-SALVINI PER IL ‘’GOVERNO DEL PRESIDENTE’’ CON FORZA ITALIA, DRAGHI PREMIER E APPOGGIO ESTERNO DELLA LEGA: UNA MAGGIORANZA SOLIDA CHE RENDE IRRILEVANTE QUANTI DIBBA USCIRANNO DAI 5STELLE

Adalberto Signore per "il Giornale"

 

GOFFREDO BETTINI GIUSEPPE CONTE

Da giorni, Giuseppe Conte si è chiuso in un silenzio tanto tombale quanto inusuale a un premier che ha fatto delle conferenze stampa in prime time e a reti unificate la misura della sua comunicazione. Lo impone il momento, mai così difficile.

 

E lo richiede il bon ton istituzionale, perché se Roberto Fico sta facendo valere il suo incarico esplorativo per trovare una quadra sul nome del premier uscente, l' unica cosa che deve fare Conte è attendere pazientemente. E, soprattutto, silenziosamente.

 

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME LUKAKU E IBRA

Qualunque mossa, infatti, rischierebbe di compromettere un equilibrio già precario e nel quale Matteo Renzi ha messo più volte la comunicazione di Palazzo Chigi sul banco degli imputati. Al punto che non è un mistero che tra i nomi non graditi al leader di Italia viva ci sia anche quello del portavoce del premier Rocco Casalino.

 

Un Conte che, al di là della scelta consapevole di sospendere per qualche tempo le comunicazioni con l' esterno, è ben consapevole di quanto la situazione si sia fatta complicata. Il reincarico che si attendeva da Sergio Mattarella - e che dava per scontato anche il Pd di osservanza zingarettiana - non è infatti arrivato.

SERGIO MATTARELLA MEJO DI BERNIE SANDERS

 

Ed è evidente che il mandato esplorativo al presidente della Camera ha di fatto ridimensionato il suo ruolo. Perché mentre i capigruppo di maggioranza si riuniscono nella sala della Regina di Montecitorio per confrontarsi tutta la giornata sul programma del futuro governo, Conte non c' è, messo in «castigo» dallo strappo di Renzi.

 

Matteo Bolle

Con il quale, anche si dovesse trovare un punto di caduta in queste poche ore, il rapporto resterebbe irrimediabilmente compromesso. Lo sa bene Conte, che in questi giorni ha confidato in privato i suoi dubbi a più di un interlocutore. «A questo punto - è il ragionamento del premier dimissionario - la cosa migliore sarebbero le elezioni anticipate, anche perché se pure si riuscisse a ricucire con Renzi mi ritroverei comunque indebolito e sotto il costante ricatto di Italia viva».

 

goffredo bettini walter veltroni dario franceschini

Scenario possibile, al quale non sembra credere granché Dario Franceschini. Il capo delegazione dem nel Conte 2 e ministro uscente dei Beni culturali, infatti, in privato va ripetendo che «la distanza con Matteo è incolmabile» e che lui «continuerà ad alzare l' asticella finché il Pd non potrà che dirgli di no».

 

Se ha ragione Franceschini oppure i rumors che per tutta la giornata di ieri hanno soffiato nelle vele del Conte ter lo scopriremo già stasera, al massimo domani. Fico, infatti, è atteso al Colle nel pomeriggio e dovrà dire a Mattarella se la maggioranza ha trovato o no una mediazione. Al massimo, potrà chiedere una proroga di 24 ore, se davvero pensa che l' intesa sia a un passo. Cosa che a ieri sera non era di facile comprensione.

travaglio conte

 

Se il tavolo di confronto a Montecitorio sembra andare a rilento - con Renzi che rilancia improbabili commissioni bicamerali sulle riforme e sul Recovery plan e rimette sul tavolo il famigerato Mes - pare che invece le diplomazie parallele vadano trattando più velocemente sulla futura squadra di governo del Conte ter. Questo, almeno, dicono da Pd, M5s e Leu. E nonostante Renzi abbia chiesto la testa del Guardasigilli Alfonso Bonafede e del titolare dell' Economia Roberto Gualtieri.

salvini renzi

 

Pressing su cui trova una discreta sponda nei vertici dell' apparato statale, visto che capi di gabinetto e del legislativo di quasi tutti i ministeri non gli hanno ancora perdonato la prima formulazione del Recovery plan, arrivata a novembre scorso su 16 sparute paginette.

 

DRAGHI RENZI

Insomma, nonostante il mood veicolato ieri lascerebbe pensare che il barometro propenda per il Conte Ter, l' impressione è che la situazione sia ancora piuttosto ingarbugliata. E - esattamente come venerdì scorso quando Mattarella ha dato l' incarico a Fico - completamente nelle mani di Renzi. Che nelle sue numerosissime conversazioni riservate continua a dire di voler andare fino in fondo e di puntare alla «soluzione Draghi».

 

Ieri lo ha ripetuto nell' ennesima telefonata avuta in queste ultime due settimane con Matteo Salvini. Ormai, quello con il leader della Lega è diventato quasi un appuntamento quotidiano.

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)