conte renzi schlein

CONTE VS RENZI: È SVANITA L'ILLUSIONE OTTICA DEL CAMPO LARGO (CHE IN REALTA’ NON E’ MAI ESISTITO) – L’ANALISI DELL’HUFFINGTON POST: "IL LEADER M5S NON POTEVA PERMETTERSI L'ABBRACCIO MORTALE CON IL CAPO DI ITALIA VIVA, CHE AVEVA FATTO CADERE IL CONTE 2. PATATRAC, E LA RETORICA UNITARIA DEL PD SI È SCIOLTA COME NEVE AL SOLE: COME SE STARE UNITI FOSSE UN FINE E NON UN MEZZO PER REALIZZARE UN PROGETTO ALTERNATIVO. IL PROBLEMA NON È “CHI GUIDA”, MA “DOVE SI VA” - A QUESTO PUNTO RIMETTERE ASSIEME I COCCI SIGNIFICA CONSEGNARSI A CONTE, CHE HA SCOMMESSO SU TRUMP..."

Alessandro De Angelis per huffingtonpost.it - Estratti

 

renzi conte

(...) Le regionali sono solo il più classico dei casus belli. Il tema è ben altro ed è squisitamente politico: per vincere il suo congresso o quel che è, Conte deve mantenere la sua autonomia, da leader di un pezzo del populismo italiano. Non può apparire un cespuglietto accondiscendente.

 

E più Renzi mena le danze più ha necessità di rafforzarla: “questione morale” (dunque Renzi) e guerra sono i punti non negoziabili appunto perché esistenziali.

 

Semmai è il Pd che deve accucciarsi su questo. E lo schema è ferreo perché è nel suo mondo che si gioca la ghirba, non nelle urne. Magari, si sarebbe detto una volta, è la logica del “tanto peggio, tanto meglio”, ma tant’è. 

 

renzi schlein

E di segnali ne erano già arrivati parecchi, sin da quando, dopo l’estate in cui Renzi è tornato king maker del campo largo, Conte aveva parlato di una “ferita” aperta. Oggi, di fronte a un andazzo che non è mutato, è arrivato il de profundis, nella famosa Terza Camera di Bruno Vespa: “Il campo largo non esiste più, col Pd abbiamo un problema politico serio”.

 

Più che una minaccia, è una franca constatazione, anche perché non è che sul resto, dalla questione internazionale ai tanti dossier della discordia – immigrazione e sicurezza, cittadinanza, Rai, eccetera eccetera – ci siano punti di convergenza e iniziative comuni che attestino una tenuta.

 

 

Insomma, è finita l’illusione ottica. Perché la verità è che il “campo largo” non è mai esistito. Nato per paura del voto ai tempi del Papeete, come formula e mito unitario ha avuto la sua fortuna quando un governo morente fu tenuto su dalla pandemia. Poi Renzi, che lo aveva fatto nascere, lo ha tirato giù, facendosi interprete del nuovo quadro internazionale segnato dalla sconfitta di Trump.

 

renzi schlein

E infatti con Draghi il paese torna in asse dopo la sbornia filo-russa (coi militari negli ospedali) e filo-cinese (con la Via della seta). Non è un caso che l’irrigidimento di Conte, oggi, oltre che con la sua sfida interna, coincida con l’aria trumpiana che soffia nel mondo. Nel suo posizionamento c’è anche una scommessa sul futuro.

 

In mezzo, anni semplicemente buttati in una discussione politicista su nomi, formule e interpreti, fino al parossismo delle ultime settimane: Renzi, che aveva fatto cadere il Conte 2, diventa il primo sponsor di Elly Schlein, la quale, pur avendo vinto il congresso sull’anti-renzismo, lo lascia fare perché sogna palazzo Chigi. Morale della favola, la mina Renzi fa esplodere la mina Conte.

 

E patatrac, il re è nudo. E stupisce lo stupore in casa Pd, dove la notizia viene accolta con l’incredulità che si riserva a un imprevisto, dopo mesi in cui non si è messa in campo neanche un minimo di iniziativa degna di questo nome se non la retorica dell’unità contro la destra. Che peraltro ha rappresentato e rappresenta l’elisir di lunga vita per Giorgia Meloni, pur avendo il suo governo dei limiti, così come l’antiberlusconismo è stato l’elisir per Silvio Berlusconi. (...)

 

GIUSEPPE CONTE E ELLY SCHLEIN

E nell’accusa sconsolata c’è la certificazione di una impotenza e la manifestazione di un calcolo drammaticamente sbagliato (la famosa linea “testardamente unitaria” di Elly Schlein). Quello secondo cui i Cinque stelle, in quanto costola della sinistra, sono destinati all’alleanza col Pd. Che poi le Europee avrebbero chiarito il “chi guida”. E a quel punto, ci sarebbe stata una spinta inerziale all’unità, sin dalle regionali, “contro la destra”.

 

Già, unità: come se stare uniti fosse un fine e non un mezzo per realizzare un progetto alternativo. E’ accaduto esattamente l’opposto, perché si è eluso il nodo di fondo che è proprio la costruzione di un progetto, largo, “per” l’Italia e non “contro”. Da offrire innanzitutto al paese e su cui aggregare le altre forze in un quadro di compatibilità. Non “chi guida” ma “dove si va”. Facendo discendere dalla direzione i compagni di viaggio. E invece: tanta propaganda identitaria, che nel frattempo ha esasperato la competizione e i distinguo a sinistra, e poca politica.

matteo renzi elly schlein

 

L’idea di una egemonia politica affidata ai numeri (io sono il partito più grande quindi guido) ha prodotto una clamorosa subalternità all’iniziativa altrui. Perché a questo punto rimettere assieme i cocci significa consegnarsi a Conte. Nella rottura odierna c’è un suo punto estremo di negoziazione: o si fa come dico io o bye bye (come alle scorse politiche). Di testardi ci sono innanzitutto i fatti (come diceva il compagno Lenin), che raccontano un capolavoro di strategia al contrario.

elly schlein giuseppe conte genova, manifestazione per le dimissioni di giovanni toti GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”