enrico letta giorgia meloni bruno vespa

COSE CHE SUCCEDONO SOLO IN ITALIA: NON SI POSSONO FARE FACCIA A FACCIA IN TV TRA LETTA E MELONI, MA NEMMENO CONFRONTI A QUATTRO TRA I LEADER. QUINDI? L’UNICA SOLUZIONE SAREBBE INVITARE GLI OTTO PRINCIPALI CAPI-PARTITO E GARANTIRE A OGNUNO UNO SPAZIO DI MEZZ’ORA – BRUNO VESPA DELUSO PER LA BOCCIATURA DELL’AGCOM DEL DUELLO: “NON AVREMMO TOLTO NULLA A NESSUNO E FATTO DEL BUON GIORNALISMO. NOI SIAMO PRONTI A FAR CONFRONTARE TUTTI I LEADER MA È NOTO CHE CI SONO DELLE FORTI RESISTENZE…”

Laura Rio per “il Giornale”

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

E ora la palla passa alla Rai. Com' era prevedibile e anticipato ieri dal nostro Giornale, l'Agcom in sostanza ha detto che un match a due tra Enrico Letta e Giorgia Meloni nel salotto di Vespa non si può fare. Dunque sparisce il momento clou della campagna elettorale: sarebbe stato in contrasto con i criteri della par condicio come, del resto, si legge chiaramente nelle delibere della medesima Autorità.

 

Nella riunione di ieri, l'Agcom ha fatto un richiamo generico al rispetto della parità di trattamento per tutti i soggetti politici. Il riferimento è ovviamente alla questione sollevata da Calenda sulla scelta di Porta a Porta di fare un confronto diretto solo con i due front-runner (acclamati o in pectore) della coalizione di destra e sinistra. E la tv pubblica non può certo disubbidire.

 

BRUNO VESPA

Ora spetta a Bruno Vespa sbrogliare la matassa. Per ora si limitare a commentare così: «Mi dispiace. Non avremmo tolto nulla a nessuno e fatto del buon giornalismo. Noi siamo pronti a far confrontare tutti i leader ma è noto che ci sono delle forti resistenze. Pazienza».

 

Non si possono fare faccia a faccia, ma neppure confronti a quattro tra i leader (di nuovo, acclamati o in pectore) dei quattro poli: Meloni, Letta, Calenda e Conte. L'unica soluzione sembra essere quella di invitare - nella serata del 22 settembre - gli otto principali leader politici e garantire a ognuno uno spazio di mezz' ora in cui essere intervistati singolarmente dal giornalista.

 

SALVINI MELONI LETTA AL MEETING DI RIMINI

Quattro ore di trasmissione per otto leader che dovrebbero essere Meloni, Salvini e Berlusconi per il centrodestra; Letta, Di Maio e Fratoianni (o Bonelli) per il centrosinistra, Calenda per i centristi e Conte per i 5 Stelle. Gli altri partiti più piccoli sarebbero esclusi per evidenti ragioni di orario (mica si può andare avanti fino alle due di notte).

 

bruno vespa

Ma, in che ordine, dovranno essere intervistati gli otto? Se si optasse per la rappresentanza parlamentare la Meloni, candidata premier in pectore, finirebbe in fondo alla serata, dopo mezzanotte, tra gli ultimi. Se si scegliessero i sondaggi, ci sarebbe immediatamente una rivolta.

 

Alla fine, magari, si preferirà il sorteggio. Qualsiasi scelta si farà, ne seguiranno infinite polemiche. Di sicuro, per la Rai sarà una perdita in termini di share perché gli spettatori non si metteranno a sorbirsi ore e ore di «colloqui», mentre un match avrebbe avuto certamente più appeal anche se non avrebbe garantito equità di trattamento.

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA 2

Certo è che una situazione così intricata non si era mai presentata: bei tempi, dal punto di vista dell'efficacia televisiva, quando c'erano due schieramenti in campo con due leader indiscussi. Ora tra coalizioni (non previste «giuridicamente» dalla nuova legge elettorale), liste e singoli partiti rispettare le regole della par condicio è un rebus. La tv di Stato, comunque, ha ricordato che metterà a disposizione molti spazi per tutti, dalle prime serate del 7 e 15 settembre a cura del Tg1 alle varie tribune politiche.

 

ENRICO MENTANA

Ma è evidente che il momento più importante sarebbe stato quello del 22 settembre, a pochi giorni dall'apertura delle urne (il 25), negli studi di Porta a porta con il faccia a faccia tra i due leader. Per Letta e Meloni sarebbe stato il coronamento, urbi et orbi, del sogno di polarizzare gli schieramenti e di conseguenza il voto degli elettori. Ma a questo gioco gli altri responsabili dei partiti (che comunque quella stessa sera avrebbero avuto a disposizione mezz' ora ciascuno, ma non con un faccia a faccia) non si sono sottomessi, soprattutto Calenda che si è rivolto alla Commissione di Vigilanza, la quale ha passato la palla all'Agcom.

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

Ma neppure Mentana o Sky - come da loro offerto - o qualunque altra televisione privata, stando a quanto prevede la legge, potranno ospitare il dibattito a due o a quattro. Certo, l'infrazione comporterebbe solo un richiamo. E figuriamoci se Mentana si ferma davanti a una multa: il 23 con il duello spostato su La7 farebbe il botto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articoli correlati

IL DIBATTITO E CHIUSO! L'AGCOM HA BOCCIATO IL CONFRONTO A DUE TRA ENRICO LETTA E GIORGIA MELONI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…