COSE MAI VISTE, UCCELLATO NAPOLITANO! IL VIOLENTISSIMO ATTACCO DI\"MF\" DI PANERAI - \"È COSTITUZIONALE, RIENTRA NELLA PRASSI COSTITUZIONALE CHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ESPRIMA, COME STA AVVENENDO A PIÙ RIPRESE, SUE OPINIONI SU LEGGI ANCORA IN DISCUSSIONE IN PARLAMENTO? SE LA TERZA CARICA DELLO STATO, IL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI, HA INTERROTTO L’AUTOESCLUSIONE DEI SUOI PREDECESSORI DAL DIBATTITO POLITICO, ARRIVANDO PERFINO A CREARE LE PREMESSE PER LA CRISI DI GOVERNO AL DI FUORI DEL PARLAMENTO, DIVENTANDO DA ARBITRO NON SOLO GIOCATORE MA TIFOSO DA CURVA SUD, ANCHE IL CAPO DELLO STATO NON SA TRATTENERSI, ED ECCO CHE ENTRA A PIEDI UNITI SUL PROVVEDIMENTO PREPARATO DAL MINISTRO TREMONTI\" -

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PAOLOPAOLO PANERAI

Paolo Panerai per \"MF - Milano Finanza\"

È costituzionale, rientra nella prassi costituzionale che il presidente della Repubblica esprima, come sta avvenendo a più riprese, sue opinioni su leggi ancora in discussione in Parlamento? La risposta della Carta costituzionale e dei maggiori esperti di diritto costituzionale è univoca: la sovranità del Parlamento non può essere violata neppure dal presidente della Repubblica, il quale ha più strumenti costituzionali per esprimere la sua critica al lavoro del Parlamento; strumenti decisivi come la possibilità di non promulgare le leggi; oppure quello di mandare messaggi al Parlamento in maniera formale.

milanomilano finanza

Invece, dei tre ultimi presidenti della Repubblica solo uno, cresciuto alla disciplina della Banca d\'Italia e non alla scuola dei partiti, ha agito nel pieno e assoluto rispetto della Carta: il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, che pur essendo stato uomo di parte (in Banca d\'Italia, all\'inizio della carriera, fu rappresentante sindacale della Cgil), durante il mandato settennale non è mai venuto meno all\'obbligo di lasciare che il Parlamento lavorasse in piena autonomia, come previsto dalla Costituzione, in quanto rappresentante della volontà del popolo italiano.

FiniFini e Napolitano

MF/Milano Finanza non intende entrare nel merito delle non poche e sempre più frequenti esternazioni del presidente, Giorgio Napolitano, sulle questioni politiche e di costume. Sia pure con il rispetto dovuto e che abbiamo nei confronti della più alta carica dello Stato, non sono quelle dichiarazioni rilevanti come l\'ultima che ha fatto, giovedì 11, riguardo alla legge fi nanziaria o decreto di stabilizzazione ora all\'esame delle Camere. Titola il sempre misurato Corriere della Sera di venerdì 12: «Napolitano critica la manovra: buio sulle scelte, troppi tagli». Esattamente la tesi del suo ex partito, il Pd.

Quindi, se la terza carica dello Stato, il presidente Gianfranco Fini, ha interrotto l\'autoesclusione dei suoi predecessori dal dibattito politico, arrivando perfino a creare le premesse per la crisi di governo al di fuori del parlamento, diventando da arbitro non solo giocatore ma tifoso da curva Sud, anche il capo dello Stato non sa trattenersi, ed ecco che entra a piedi uniti sul provvedimento preparato dal ministro Giulio Tremonti, a cui anche tutte le opposizioni riconoscono il merito di aver saputo tenere fi nora l\'Italia fuori dalla crisi fi nanziaria che ha colpito molti Paesi assai meno indebitati.

napolitanonapolitano GG

E il presidente Napolitano ricorda nella sua esternazione che «abbiamo un debito pesante sulle spalle e dobbiamo contenere la spesa pubblica, ma non dobbiamo tagliare tutto. L\'arte della politica consiste proprio nel fare delle scelte». E in realtà Tremonti scelte ne ha fatte, fi nora quasi tutte azzeccate. Ma al presidente Napolitano quelle dell\'ultima legge di stabilità non piacciono e, prima ancora che il primo ramo del Parlamento a legiferare abbia defi nito un testo, ecco appunto che interviene a piedi uniti.

cavalierecavaliere napolitano tremontitremonti

No, anche se la religione ipocrita della Repubblica suggerisce di parlare solo e soltanto bene del presidente della Repubblica, questa uscita il presidente Napolitano proprio non doveva farla. E se per caso l\'avesse fatta per la preoccupazione che il caos politico in atto richieda una surroga del Quirinale sì da tranquillizzare i mercati, il risultato che ha ottenuto è esattamente il contrario. Se anche il presidente della Repubblica si trasforma in giocatore, il caos non può che iniziare.

E poi quel passaggio («chiunque governi...») è così poco ligio alla Costituzione, anticipando quanto potrà accadere fra qualche giorno, con il tentativo di cambio di cavallo a Palazzo Chigi, che leggendolo i mercati sono entrati ancor più in fi brillazione. E i risultati si vedono, anche se ovviamente non solo per le parole di Napolitano, che però hanno avuto l\'effetto dell\'ultima goccia, come ha titolato MF/Milano Finanza di venerdì 12: «Mai così alto il rischio Italia».

GiorgioGiorgio e Clio Napolitano

Provi, il presidente Napolitano, a far chiedere dal suo consigliere economico agli operatori italiani e stranieri quale è stata la loro conclusione quando le agenzie di stampa hanno diffuso le sue parole. Per comodità, quella conclusione la può anche leggere nelle righe che seguono: «Stava riesplodendo la psicosi del debito pubblico dei Paesi europei periferici, a cominciare dall\'Irlanda; il differenziale fra i titoli di Stato di questi Paesi rispetto al Bund tedesco stava salendo vistosamente; le parole di Napolitano, non solo in Italia, ma in tutta Europa hanno diffuso il convincimento che allora neppure la manovra di stabilità è più stabile in Italia, perché per recuperare fondi verso quei settori che ne avrebbero bisogno non basta cambiare tagli, ma inevitabilmente vanno ridotti i tagli; è parso a tutti che anche il baluardo Tremonti stia traballando».

NAPOLITANONAPOLITANO fini b

Quindi, al di là degli aspetti formali di costituzionalità, l\'esternazione è stata in effetti più che inopportuna sul piano pratico e ora ricostituire la fi ducia nei confronti della politica da Quintino Sella di Tremonti non sarà facile, essendo imminente la crisi di governo. Se i politici, di qualsiasi colore, non certo il presidente della Repubblica, avessero un minimo di amor di patria e un vero senso di responsabilità, non si preparerebbero a far esplodere la caduta del governo prima che la legge di stabilità sia approvata.

napolitanonapolitano berlusconi

Non si ingegnerebbero (le opposizioni) a preparare l\'imboscata per buttar giù Silvio Berlusconi attraverso la sfi ducia al ministro Sandro Bondi, a cui viene attribuita la responsabilità del crollo della casa dei gladiatori a Pompei. Bondi non è certo il massimo di quanto si potrebbe chiedere a un ministro, ma che gli venga attribuita la responsabilità di un crollo dovuto all\'incuria di chi dovrebbe materialmente tutelare il patrimonio artistico, cioè i sovrintendenti, appare più che eloquente della trasversalità che ormai connota il costume politico del Paese, con la sua massima espressione in Parlamento.

BERLUSCONIBERLUSCONI NAPOLITANO

Non potendo i seguaci di Fini votare contro il governo su provvedimenti che fanno parte del programma proclamato nei suoi ripetuti discorsi dal presidente della Camera, non potendo votare contro la legge di stabilità per non essere defi nitivamente classifi cati come sfascisti, ecco costa stanno architettando. Misera, povera Italia.

Se mai il presidente Napolitano vorrà esternare di nuovo a breve, almeno dia atto di quanto anche molta parte dell\'opposizione, incluso Fini, oltre la Ue da Bruxelles riconoscono a Tremonti per la sua politica di rigore e di lotta all\'evasione, perfi no con il rischio di diventare ministro più illiberale del suo predecessore, Vincenzo Visco, attraverso l\'utilizzo di vari strumenti di accertamento e di compilazione dei verbali introdotti dall\'ex ministro del centrosinistra.

BerlusconiBerlusconi alla camera con Napolitano (e capelli)

Ma l\'intervento di Napolitano per criticare la legge di stabilità prima ancora che un ramo del Parlamento l\'abbia approvata, non ha solo rifl essi sul precipizio fi nanziario in prossimità del quale l\'Italia è costretta a vivere da anni per il debito accumulato principalmente negli anni 70 e 80, ma fi nisce per legittimare anche l\'abitudine dei magistrati di dare giudizi sulle leggi che il Parlamento esamina per riformare la giustizia. Anche in questo caso, i costituenti hanno previsto la via legittima per i magistrati per esprimere sul piano giuridico il loro dissenso rispetto alle leggi: rinviare le stesse alla Corte suprema, cioè la Corte costituzionale.

Una pratica più che diffusa, ma che non basta, creando ancora una volta un\'invasione di campo rispetto al Parlamento. E non da parte di chi ha il dovere di informare, come i media, ma di chi, avendo un ruolo costituzionale, dovrebbe attenersi scrupolosamente a esso. In questo modo la confusione fra i vari poteri costituzionali, da quello legislativo a quello esecutivo, a quello giudiziario diventa sempre più grande. Ognuno si sente libero di comportarsi come meglio crede.

Nessuno rispetta più le regole. Il sistema Paese diventa sempre più simile a una mayonnaise impazzita. Può sembrare paradossale il richiamo al rispetto delle regole nell\'imminenza della più che probabile caduta del governo, essendo assai più forti gli interessi di chi vuole cacciare Berlusconi piuttosto che salvare il Paese, anche se non pochi pensano onestamente che il Paese, appunto, si salvi cacciando l\'attuale presidente del Consiglio.

GIORGIOGIORGIO E CLEO NAPOLITANO

Ma se solo si tornasse con la memoria ai drammatici giorni del governo guidato da Giuliano Amato, si capirebbe che tutto può essere discusso all\'interno del Paese, tutto può essere bianco, nero o rosso, ma una sola cosa non è controllabile da nessuno: il processo di sfi ducia dei mercati, quando lo stesso prende avvio. E questo processo è lì lì dall\'iniziare.

Basta ancora una spinta e nel contesto di crisi reale di vari Paesi periferici dell\'Europa, il salto del Paese nel precipizio diventerà inevitabile. Quindi, per cortesia, signori politici, signori governanti, Signor presidente della Repubblica, bocche cucite e azione inequivocabile verso il controllo della spesa pubblica e il rispetto degli impegni presi in sede internazionale. Una disciplina che, pur amando l\'esternazione, il ministro Tremonti sta mettendo in atto da quando è esploso il disastro dei mutui subprime.

2p242p24 franca carlo azeglio ciampi

Non un\'intervista, non una dichiarazione avventata, ma solo rigore, rigore, rigore e politica esasperata della lesina. Signor presidente della Repubblica, Lei pensa che sia preferibile un taglio anche ingiusto al posto di uno giusto, piuttosto che la caduta del Paese nel precipizio della speculazione fi nanziaria, che non aspetta altro che il là per poter operare (giova ricordarlo) sul più grande mercato dei titoli di stato d\'Europa, cioè quello di Bot, Btp e Cct?

Basta anche un solo punto di rialzo dei tassi che lo Stato italiano venga a dover pagare per la caduta di credibilità della politica fi nanziaria e di bilancio del governo (e in particolare del ministro Tremonti) e a quel punto i tagli da effettuare sì che saranno insopportabili; sì che non si potrà più pensare a quali i tagli giusti, socialmente, e quelli ingiusti. Ma non si vede che cosa sta già succedendo a Londra, dopo il taglio di 500 miliardi deciso dal nuovo governo conservatore? È stata attaccata addirittura la sede del governo.

Far precipitare la fiducia dei mercati internazionali verso la politica finanziaria e di bilancio dell\'Italia vuol dire innescare un processo che si sa dove comincia e non si sa dove finirebbe. Allora sì che la ricerca, le famiglie, i professori, i poveri si troverebbero in una situazione assolutamente drammatica, tanto precario (quasi miracoloso) è l\'equilibrio su cui si è retto il Paese mentre Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda sono entrati sotto il giogo della speculazione.

Cari signori dei vari partiti, di maggioranza (?) o di opposizione, Signor presidente della Repubblica, per favore, non sparate sul pianista Tremonti. Può essere più o meno simpatico, può essere diventato più o meno illiberale lui che è nato liberale, ma fi nora è riuscito a tenere l\'Italia alcuni metri lontano dal precipizio. Non basta dargliene atto per il passato. Occorre che possa farlo anche oggi che sta per cadere il governo.

SANDROSANDRO BONDI

P.S. Naturalmente il presidente Napolitano non poteva cancellare il suo intervento a Padova, ma rendendosi conto dell\'effetto che comunque le sue parole hanno avuto, ha pensato a più di 24 ore di distanza di far diramare un comunicato nel quale sostiene di non aver mai detto (come qualcuno gli ha attribuito) di non volere i tagli. La frase riportata nella prima parte dell\'articolo lo testimonia.

Ma sollecitando «l\'arte della politica » a fare tagli più giusti, non ha fatto altro che chiedere meno tagli, visto che quelli previsti nella legge Tremonti sono comunque indispensabili. Cogliamo comunque il senso riparatore contenuto nel comunicato come auspicio che in futuro non ci siano comunque esternazioni esogene, specialmente su temi così delicati come la politica fi - nanziaria e di bilancio dell\'esecutivo. Di qualsiasi esecutivo, visto che non ha perso l\'occasione per lasciar comprendere che ce ne possa essere uno nuovo..

 

 

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