sergio mattarella mario draghi matteo salvini silvio berlusconi giuseppe conte enrico letta

DAGOREPORT! DOMANI  SALTA IL GOVERNO DRAGHI? PROBABILE, PROBABILISSIMO, ANZI NO - L’INCONTRO A CORTONA TRA LETTA E CONTE È STATO “TRANCHANT”, VALE A DIRE DURISSIMO.  NON SOLO, COME RIPORTANO I GIORNALI DI OGGI, "SE M5S ROMPE CON IL GOVERNO, STOP ALL'ALLEANZA CON IL PD NEL 2023". AL CONTE FURIOSO, ENRICHETTO HA FATTO PRESENTE CHE LA SUA IDEA, IN CASO DI STRAPPO E DIMISSIONI DI DRAGHI, DI PROSEGUIRE CON UN GOVERNO TECNICO A GUIDA DANIELE FRANCO - COSA CHE PERMETTEREBBE AI PENTASTELLATI DI SCAVALCARE SETTEMBRE E INTASCARE L’AGOGNATO VITALIZIO – È SOLO UN SUO PIO DESIDERIO - ANCHE SE MATTARELLA NON HA ALCUNA INTENZIONE DI SCIOGLIERE IL PARLAMENTO, SARÀ IL PD A NON ACCETTARE UN GOVERNO CON APPOGGIO ESTERNO DEI GRILLINI NÉ UN ESECUTIVO TECNICO. A QUEL PUNTO, IL PD CHIEDERÀ SUBITO IL VOTO POLITICO ANTICIPATO

DAGOREPORT

giuseppe conte enrico letta 2

A Cortona ai ferri corti, cortissimi. Alla manifestazione AreaDem di Franceschini, l’incontro tra Letta e Conte è stato “tranchant”, vale a dire durissimo.  Non solo, come riportano i giornali di oggi, "Se M5S rompe con il governo, stop all'alleanza con il Pd nel 2023". Al Conte furioso, Enrichetto ha fatto presente che la sua idea, in caso di strappo e dimissioni di Draghi, di un governo tecnico a guida Daniele Franco per l’ordinaria amministrazione  - cosa che permetterebbe ai peones pentastellati di scavalcare il mese di settembre e intascare l’agognato vitalizio – è solo un suo pio desiderio. 

giuseppe conte enrico letta 1

 

Anche se Mattarella non ha alcuna intenzione di sciogliere il Parlamento, vista la drammatica situazione in cui si trova il paese tra Covid, guerra in Ucraina, inflazione e prossima recessione, sarà il Pd a non accettare un governo con appoggio esterno dei grillini (ipotesi caldeggiata da una nutrita parte dei 5S), né tantomeno il varo di un esecutivo tecnico. “Lo vedi un Daniele Franco che va a discutere con Macron e Scholz di Pnrr? Su, siamo seri”. 

giuseppe conte enrico letta

 

A quel punto,  il Pd chiederà subito il voto politico anticipato. E il M5s brucerà chiaramente il vitalizio dei suoi tanti peones che non vedranno più lo scranno parlamentare e dovranno cercarsi un lavoro per campare. Non solo: quel che resta del Movimento in mano a Conte si brucerà ogni residua possibilità di andare al voto con una nuova legge elettorale proporzionale. “Un sistema che a Conte converrebbe di certo più del Rosatellum e permetterebbe alle forze politiche di decidere del loro destino dopo le elezioni”, scrive ‘’Il Fatto”.

 

Il quotidiano diretto da Travaglio aggiunge un “piccolo dettaglio: “il presidente della Repubblica questa settimana è in viaggio prima in Mozambico e poi in Zambia: Per motivi pure logistici, la crisi potrebbe essere rimandata”. Lo scxenario, insomma, è ancora zeppo di incognite.

 

sergio mattarella dario franceschini cerimonia di presentazione dei david di donatello

M5S, ACQUE AGITATE: SECONDO UN SONDAGGIO REALIZZATO DA SWG PER USO INTERNO METÀ DEI SOSTENITORI DEL M5S È FAVOREVOLE A PRESENTARSI DA SOLI ALLE PROSSIME POLITICHE, SENZA ALCUNA ALLEANZA

Matteo Pucciarelli per Repubblica.it

 

Le chat del Movimento sono incandescenti come le temperature di questa ennesima rovente domenica con l'Italia alle prese con i 40 gradi e le turbolenze a minacciare la Maggioranza. Le parole di Dario Franceschini, il ministro della cultura dem che stamattina, chiaro e tondo, da Cortona ha fatto sapere al M5S che se rompe col governo non ci sarà più un alleanza col Pd alle politiche del 2023, non sono piaciute affatto. Innescando un'ondata anomala di messaggini misti di paure e veleni tra i parlamentari sul piede di guerra e i vertici pentastellati col fumo negli occhi. "Il Pd vuole mandarci al 2%, ma andasse a fan...", scrive, rispolverando una parola cara al Movimento, un big in una chat interna visionata dall'AdnKronos. E c'è chi si spinge a dire "il Pd ci sta minacciando, e questo davvero non possiamo tollerarlo".

dario franceschini foto di bacco (4)

 

Di certo le parole del responsabile della Cultura arrivano in un momento molto complicato per i pentastellati: il giorno prima del Consiglio nazionale. Un consiglio che si preannuncia tosto e forse non risolutivo perchè dovrà decidere la linea da tenere durante l'incontro chiarificatore, nel pomeriggio, tra il premier Mario Draghi e il leader M5S Giuseppe Conte. Un faccia a faccia, che sulla carta dovrebbe mettere una pietra sopra la presunta richiesta fatta dal presidente del consiglio a Beppe Grillo: togliere Conte a capo del Movimento.

 

Insomma, l'aria che tira in casa 5S è tutt'altro che serena. E a far agitare gli animi e a ingarbugliare la visione sui risultati da portare a casa nelle chat grilline in queste ore è spuntato anche un sondaggio che vede metà dei sostenitori del M5S favorevole a presentarsi da soli alle prossime politiche, senza alcuna alleanza. Un sostenitore su tre, però, vorrebbe il M5S in alleanza con i dem, mentre solo una manciata di punti percentuali di potenziali elettori pentastellati ambirebbe a un matrimonio col centrodestra.

BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE - MARIO DRAGHI - BY EDOARDO BARALDI

 

Nel sondaggio in questione la base grillina è stata sondata anche sulla regola aurea dei due mandati, difesa a spada tratta da Beppe Grillo la scorsa settimana. Ebbene, soltanto il 20% degli elettori M5S la abolirebbe, mentre per il 35% va tenuta così com'è. Per oltre un terzo, tuttavia, sarebbero accettabili eccezioni. Un dato, quest'ultimo, che ha sorpreso e che starebbe convincendo i vertici, compreso il leader Giuseppe Conte, ad aprire al voto su una possibile 'micro deroga' che salvi una manciata di fedelissimi.

 

QUELLA NOTA RISERVATISSIMA PRONTA A TRASFORMARSI NELL'ADDIO AL GOVERNO

Michel Dessì per “il Giornale”

 

In via di Campo Marzio 46, nella sede del Movimento 5 stelle, a Roma, sono ore frenetiche. Calde. Nonostante l'aria condizionata accesa, impostata a 25 gradi, si suda. Si scrive e si suda, mentre qualcuno pensa alla cena. Sul tavolo dell'ufficio comunicazione di Giuseppe Conte la bozza di una lunga nota riservata, custodita gelosamente da pochi. Un ultimatum al governo guidato da Mario Draghi o un addio.

 

GIUSEPPE CONTE BEPPE GRILLO

Questo dipenderà tutto da come andrà il tanto atteso faccia a faccia di domani tra Conte e Draghi che vivono un rapporto sempre più difficile, ruvido. Le battaglie politiche sono solo il sottofondo di una storia inclinata fin dall'inizio. Da quel passaggio della campanella che, l'avvocato del popolo, non ha mai digerito. 

 

Gli uomini fidati del capo politico del Movimento ci lavorano da giorni, notti. Come giovedì, quando a mezzanotte e mezza le luci della sede erano ancora accese. «Dobbiamo cercare di capire cosa succederà lunedì», dicono.

 

giuseppe conte e rocco casalino

Giuseppe Conte è lì, seduto. È preoccupato per la situazione. Riflette, la giacca è appoggiata con cura sullo schienale della sedia. Ascolta. A parlare è Rocco Casalino, cerca di convincerlo a lasciare la maggioranza al più presto, il rapporto con il Presidente del Consiglio è ormai irrecuperabile. 

 

«Fuori da qua non devi pensare che la gente si strappa le vesti» se cade il governo. E Rocco rincara la dose «non è il governo più amato dagli italiani!». Conte ci pensa, il deputato Riccardo Ricciardi annuisce. Lui, come molti altri parlamentari, è pronto a lasciare. «Non bisogna guardare il proprio ombelico» aggiunge Rocco. Maria Chiara Ricchiuti, dello staff della comunicazione è presente. 

 

MARCO TRAVAGLIO ROCCO CASALINO

Sono loro a limare gli ultimi passaggi, a «sistemarla», quella nota, dopo la stesura di un gruppetto di sei, forse sette parlamentari. Paola Taverna è di passaggio, come Vittoria Baldino. Sono in pochi a sapere della bozza che, dopo l'incontro con Draghi, all'ordine di Casalino, verrà pubblicata. Se tutto andrà liscio e Conte crederà alla buona fede di Draghi la nota si trasformerà in un post sui social. 

 

«Il lavoro non verrà perso», assicurano. Una cronistoria degli ultimi mesi, un testo dove si mettono in chiaro i punti fermi del Movimento. Mentre gli altri ragionano su quali parole usare c'è chi scende a ritirare il sushi ordinato da Daruma, un ristorante romano alle spalle del Parlamento, a pochi metri dalla sede grillina. Nulla è deciso, la bozza resta aperta a nuove modifiche. Sperando che non venga macchiata dalla salsa di soia.

 

 

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