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DAGOREPORT – SOLO IN ITALIA LE ELEZIONI EUROPEE SONO VISTE COME UNA SFIDA DE' NOANTRI PER PESARE IL CONSENSO E ARRIVARE A UN REGOLAMENTO DI CONTI TRA I DUELLANTI MELONI E SALVINI - AL DI LA' DELLE ALPI SONO INVECE CONSAPEVOLI CHE, NELL'ATTUALE DISORDINE MONDIALE, CON STATI UNITI E RUSSIA CHE HANNO DAVANTI LE PIU' DIFFICILI ELEZIONI PRESIDENZIALI, IL VOTO DEL 9 GIUGNO RAPPRESENTA UN APPUNTAMENTO CHE PUO' CAMBIARE LA STORIA DELL'UNIONE - "IO SO' GIORGIA", ATTRAVERSO IL FEDELE PROCACCINI, INVOCA L'ALLEANZA TRA ECR E IL PPE BUTTANDO FUORI I SOCIALISTI. IDEA SUBITO STRONCATA DAL LEADER DEI POPOLARI WEBER. PERCHE' IL CLIMA È CAMBIATO IN GERMANIA: CDU-CSU E SOCIALISTI MIRANO DI TORNARE ALLA 'GROSSE KOALITION' PER ARGINARE L’AVANZATA DEI NEONAZI DI AFD E SFANCULARE I VERDI…

DAGOREPORT

giorgia meloni ursula von der leyen vertice italia africa

L’analisi di Aldo Grasso, pubblicata ieri dal “Corriere della Sera”, sulla scarsa attenzione che i leader italiani dedicano alle questioni europee, è molto centrata.

 

Solo in Italia, infatti, il voto del prossimo 9 giugno è visto come una limitante e miope versione casalinga, cioè il capitolo finale dela rissa rusticana tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

 

Un punto di vista ombelicale che stride con la preoccupazione che aleggia negli altri paesi europei, dove il voto è visto come uno spartiacque cruciale per il destino politico dell’Unione, dove i temi in ballo sono l’avanzata dei sovranisti, la tenuta dello storico asse Popolari-Socialisti, la centralità dell’Unione nello scacchiere geopolitico, mentre Stati Uniti e Russia si trovano davanti alle più difficili elezioni presidenziali e molte altre qu.

 

Nicola Procaccini

La scorsa settimana, Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e sherpa di Giorgia Meloni a Bruxelles, è tornato alla carica invocando un’alleanza tra i Conservatori e riformisti e il Partito Popolare europeo: “Abbiamo l’ambizioso progetto di condividere con il Ppe una visione dell’Ue che difenda i valori fondativi e contrasti il progetto della sinistra di un super-Stato europeo”. Tradotto: il Ppe dovrebbe abbandonare la storica alleanza con i socialisti, con cui governa l’Ue da sempre, per imbarcarsi in una pericolante intesa con Ecr.

 

Manfred Weber e Ursula von der leyen

Un’ipotesi stroncata dallo stesso Manfred Weber, presidente del Ppe, che attraverso Antonio Tajani ha incontrato più volte la camaleonte Giorgia Meloni: “Non lasceremo che gli estremisti distruggano la nostra Europa. E intendo il Pis polacco, Orban, l’Afd e Le Pen”, ha detto a “Repubblica” due giorni fa.

 

Insomma, se la Ducetta vuole far parte della maggioranza, ben venga: ma deve lasciarsi alle spalle gli “euro-puzzoni” con cui è già alleata, ed evitare di imbarcarne di nuovi.

 

Il contrario di quello che stanno facendo i colonnelli della Ducetta in Ecr, che hanno da poco siglato un accordo con il partito ultra destrorso di Eric Zemmour, Reconquete, e lavorano per far entrare dopo il 9 giugno  nel gruppo conservatore anche il premier ungherese, Orban. Sì, proprio quel tenero democratico ungherese che il Ppe ha buttato fuori dal gruppo.

 

GIORGIA MELONI - VIKTOR ORBAN

Gli appelli di Ecr al Ppe si scontrano anche con un cambio di clima politico in Germania, dove i democristiani della Cdu-Csu, principale colonna dei popolari a Bruxelles, non vedono l’ora di tornare alla cara e vecchia “Größe Koalition”, tanto cara ad Angelona Merkel e ai tedeschi.

 

Questa pulsione fa scopa con quella dei socialisti di Scholz, sempre più al disagio al governo con i Verdi, considerati troppo massimalisti, e con il “sentiment” popolare, che davanti all’avanzata dell’estrema destra (tendenza svastichella) di Alternative für Deutschland”, chiede un argine costituito dai principali partiti dell’arco costituzionale.

 

olaf scholz con la benda sull occhio

Ps. A proposito di Angela Merkel, che fine ha fatta l’ex cancelliera di Germania? Si è ritirata a vita privata, sepolta dalle critiche piovute sulla sua ventennale politica di appeasement e di affari con la Russia, all’estero, e di austerità e mancati investimenti all’interno.

 

BARUFFE CHIOZZOTTE E REGOLAMENTI DI CONTI

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

I nostri leader si interessano poco di Europa. È quanto rilevato da «EuropaLike», l’osservatorio con cui il «Corriere» monitora sui social l’attenzione che i politici prestano all’Europa. Sembrano invece occuparsi molto delle elezioni europee come se fossero strumenti per pesarsi, l’occasione per un possibile regolamento di conti fra Meloni e Salvini, fra Schlein e Conte o fra altri ancora.

 

aldo grasso

Gli elettori di un Paese fondatore dell’Unione europea meriterebbero idee per favorire il processo di unificazione, per lasciarsi alle spalle ogni ambiguità euroscettica e filoputiniana, per rafforzare la Ue ripensando anche agli assetti che non funzionano.

Al cospetto dell’Europa, le leadership dei partiti dovrebbero mostrare un respiro più ampio senza nascondersi nella bolla dell’ipocrisia sovranista: gli Stati nazionali da soli sono ormai tronchi recisi trascinati nel fiume della storia.

 

Giorgia Meloni Viktor Orban Mateusz Morawiecki

«Le transizioni che le nostre società stanno intraprendendo — ha ricordato Mario Draghi — siano esse dettate dalla nostra scelta di proteggere il clima o dalle minacce di autocrati nostalgici o dalla nostra indifferenza alle conseguenze sociali della globalizzazione, sono profonde». È proprio sulla profondità del dibattito politico che dovremmo contare, non su baruffe chiozzotte. Ma abbiamo leader di statura europea?

 

PROCACCINI(ECR),PUNTIAMO A CONDIVIDERE PROGETTO UE CON PPE

(ANSA) - Ecr è aperto all'alleanza "con chiunque condivide i principi fondativi dell'Ue, principi che maggioranze troppo schiacciate a sinistra hanno via deformato.

 

MARIO DRAGHI - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Abbiamo l'ambizioso progetto di condividere anche con il Ppe una visione dell'Ue che sia maggiormente rappresentativa". Lo ha detto ai cronisti l'europarlamentare di Fdi Nicola Procaccini, eletto co-presidente del gruppo di Ecr. Sulla possibilità che una futura maggioranza al Pe, nel 2024, possa discostarsi dall'asse S&d-Ppe Procaccini ha aggiunto: "Sì, credo che proprio sul Green Deal sia possibile farlo, proponendo un altro tipo di ecologia".

 

"Si tratta di una visione che pensiamo sia anche dei nostri concittadini perché non credo che nessuno di loro abbia mai votato per un cedimento di sovranità così totale come quello che si chiede oggi alle nazioni europee", ha spiegato Procaccini sottolineando la volontà di condividere una visione "anche e non solo con il Ppe".

 

salvini le pen

E a chi gli chiede se possa valere lo stesso anche per il gruppo di Identità e Democrazia il neo eletto co-presidente di Ecr ha spiegato che "con alcune parti come la Lega, siamo alleati già al governo. Noi puntiamo ad una visione, ad un progetto che difenda i valori fondativi dell'Ue" e che contrasti "il progetto di un super-Stato europeo, che il progetto della sinistra. Noi siamo contro questo e qui siamo aperti all'alleanza con chiunque condivide" questa posizione.

 

Procaccini si è detto quindi "orgoglioso e anche un po' emozionato di ricoprire il ruolo di co-presidente di Ecr.

 

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

Lasciatemi omaggiare colui di cui prendo il posto, Raffaele Fitto. La sua è un'eredità difficile perché ha saputo costruire qui una credibilità attorno al progetto di Ecr di cui ovviamente mi avvantaggio e che cercherò di portare avanti nel migliore dei modi". Procaccini ha quindi ringraziato la premier e presidente di Ecr Giorgia Meloni: "In qualche modo c'è anche il suo benestare affinché io potessi ricoprire questo ruolo".

 

Manfred Weber e Ursula von der leyen giorgia meloni ursula von der leyen vertice italia africa adolfo urso giorgia meloni question time alla camera

 

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