DATAGATE - NSA AVREBBE PAGATO “MILIONI DI DOLLARI” A FACEBOOK E GOOGLE COINVOLTE NEL PROGRAMMA DI SPIONAGGIO ‘PRISM’ PER PROTEGGERLE DA PROBLEMI LEGALI

Federico Guerrini per La Stampa.it

Nuove rivelazioni del Guardian raccontano una relazione fra la National Security Agency e le società hi-tech della Silicon Valley molto più stretta e "pericolosa" di quanto dichiarato dalle controparti. E costosa, per di più.

Stando a nuovi documenti ottenuti dal giornale tramite il leaker Edward Snowden, l'agenzia avrebbe pagato "milioni di dollari" alle aziende coinvolte nel programma Prism - tramite cui il servizio segreto Usa avrebbe un accesso dedicato ai server di Google, Facebook, Apple e altre società - per proteggerle da problemi legali insorti nel rinnovo delle autorizzazioni concesse dalla Foreign Intelligence Survellaince Court, il tribunale segreto che dovrebbe tutelare i cittadini americani dagli eccessi degli spioni.

Le decisioni della Fisa sono segrete e insindacabili, e generalmente favorevoli alla Nsa. Nell'ottobre 2011 però, seguendo la filosofia che lo spionaggio va benissimo quando si tratta di stranieri ma un minimo di tutela agli americani si deve pur garantirla, la corte si è pronunciata contro l'operato dell'agenzia, sostenendo che l'incapacità di separare le comunicazioni interne agli Usa da quelle dirette all'estero, avrebbe violato il Quarto Emendamento.

In altre parole, lo spionaggio da parte della Nsa, per alcuni versi veniva dichiarato incostituzionale. La decisione però è rimasta sepolta negli archivi fino a questo mercoledì, quando è stata declassificata dall'amministrazione Obama. A causa della sentenza, racconta il Guardian, le normali certificazioni con cui il tribunale autorizza le operazioni di monitoraggio Web, sono state rinnovate solo in via temporanea.

Mentre la Nsa si ingegnava a trovare una soluzione per continuare la sorveglianza, le società della Silicon Valley sarebbero state ripagate, con i soldi dei contribuenti, delle spese necessarie a continuare ad operare nel corso di questa fase di transizione. Di per sé si tratterebbe in un certo senso di normale amministrazione. Una portavoce di Yahoo, anch'essa coinvolta, ha dichiarato al giornale britannico che "la legge federale richiede al governo degli Usa di rimborsare i provider dei costi in cui incorrono per rispondere a un procedimento legale obbligatorio imposto dal governo. Abbiamo richiesto un rimborso in accordo con tale legge".

C'è solo un piccolo problema: le società della Silicon Valley hanno sempre smentito finora persino di sapere che cosa fosse Prism, tantomeno di esservi state in qualche modo coinvolte. E infatti questa è la posizione di altre società, come Facebook. "Facebook - ha dichiarato in una nota il sito - non ha mai ricevuto alcun rimborso relativo alla risposta a richieste di dati da parte del governo, Non siamo e non siamo mai stati parte di qualsiasi programma per dare agli Usa o a qualsiasi altro governo accesso diretto ai server, e come abbiamo detto più volte, non abbiamo neppure mai sentito del cosiddetto programma "Prism" fino a che non è stato divulgato dagli organi di informazione. Riteniamo - prosegue la nota - che la continua disinformazione su questa materia da parte del Guardian sia preoccupante".

Google ha anch'esso affermato di non saperne nulla e ha ribadito di attendere l'autorizzazione da parte del governo per poter un numero maggiori di informazioni relative alle richieste del governo in materia di dati, dati che mostrerebbero, secondo Mountain View, come l'azienda si muova all'interno di parametri di legge e collabori in maniera molto più limitata di quanto dichiarato dai giornali.

 

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