enrico letta matteo salvini silvio berlusconi

IL DDL ZAN ERA SOLO L’ANTIPASTO: LA PORTATA PRINCIPALE PER I FRANCHI TIRATORI È L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – CI SONO STATI ALMENTO QUINDICI FRANCHI TIRATORI TRA I SENATORI DEL PD. CIÒ SIGNIFICA CHE ENRICO LETTA NON CONTROLLA I GRUPPI E CHE PER LA CORSA AL COLLE IL CENTROSINISTRA NON POTRÀ AVERE UN CANDIDATO “DI SCHIERAMENTO” (PER LA PRIMA VOLTA). DOVRÀ PER FORZA PARLARE CON SALVINI E BERLUSCONI

enrico letta

1  - FLASH! - MA QUALE SALITA AL COLLE (MICA E' SCEMO FINO A QUESTO PUNTO). ECCO IL PIANO SEGRETO DEL BERLUSCA: UNA VOLTA CHE AVRA' CONVINTO MATTEO SALVINI E AVRA' IN MANO 200 VOTI, A QUEL PUNTO IL CAVALIERE POTRA' PRESENTARSI, ATTRAVERSO IL FIDO GIANNI LETTA, ALLA TRATTATIVA PER IL QUIRINALE COL PD. SE I DUE LETTA TROVANO L'ACCORDO SUL NOME, AVREMO UN CAPO DELLO STATO ELETTO DA PD-LEGA-FORZA ITALIA (GLI ALTRI SONO BENVENUTI...)

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/flash-nbsp-ma-quale-salita-colle-mica-39-scemo-fino-questo-287842.htm

 

2 - QUEI TIMORI DEL CENTROSINISTRA NELLA CORSA AL COLLE

i senatori del pd intorno a letta dopo il voto sulla tagliola ddl zan

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

Si votava il ddl Zan e si è finito per parlare di Quirinale, proprio quello che il Pd non voleva. Anche se non si capisce fino a che punto il risultato al Senato sia stato una sorpresa. Da giorni gli esperti dei gruppi parlamentari studiano quel voto a scrutinio segreto per calcolare i flussi del consenso al provvedimento. E le analisi, viziate da un certo margine di errore, portano a ritenere che tra i democratici ci siano stati almeno quindici franchi tiratori.

 

voto sul ddl zan al senato

Il punto per il Nazareno non è tanto stabilire il grado di conflitto interno al gruppo di Palazzo Madama, visibile peraltro ad occhio nudo. Il problema politico per il leader del Pd è semmai che il risultato sul ddl Zan ha certificato quanto in Parlamento era già dato per scontato: nella corsa al Colle il centrosinistra non potrà gareggiare con un candidato di schieramento. Se lo facesse, non avrebbe i numeri per vincere.

 

LA FOTO DI GRUPPO LEGA FORZA ITALIA A CASA DI BERLUSCONI

Ed è un vero smacco per chi, nella storia della seconda Repubblica, ha sempre scelto il capo dello Stato. Tanto che certi commenti dopo il voto sono parsi sopra le righe, «il frutto - per dirla con il centrista Quagliariello - di una consolidata visione proprietaria del Quirinale». Insomma non è facile accettare questo verdetto per chi era abituato a vincere e adesso dovrà lavorare a un accordo con il centrodestra.

 

Pochi giorni fa il ministro del Lavoro Orlando, alla direzione del Pd, ancora inneggiava alla (quasi) autosufficienza e riteneva che sarebbe bastato spaccare gli avversari per raggiungere l'obiettivo. Non immaginava che si sarebbero spaccati il suo partito e i suoi alleati grillini. «E adesso per noi - come spiega un dirigente dem - il guaio si fa doppio: ci mancano i numeri e ci manca il controllo sui gruppi».

gianni enrico letta

 

È vero che il centrodestra soffre dello stesso male e deve risolvere il rebus sulla candidatura di Berlusconi, che per metà è un sogno e per l'altra metà un equivoco, ma c'è un motivo se ieri il ministro della Difesa Guerini ha sottolineato come il Pd debba attrezzarsi a ricercare «il più ampio consenso possibile sulla presidenza della Repubblica».

 

Un messaggio nemmeno tanto cifrato a Letta, che un mese fa voleva coinvolgere nella scelta per il Colle la Meloni e ora vuole escludere Renzi. La matematica costringerà i due schieramenti ad arrotolare le rispettive bandiere e puntare su una soluzione comune. A patto però che siano riposti i tatticismi, «anche perché - argomenta un ministro - tu puoi fare gli accordi che vuoi ma poi a scrutinio segreto può succedere di tutto».

 

giuseppe conte e luigi di maio con la card del reddito di cittadinanza

E se i grillini intuiscono nelle mosse di Conte un alto tasso di strumentalità, se - come ha denunciato Di Maio - l'ex premier si starebbe muovendo per puntare alle urne, e se contemporaneamente nel Pd iniziano ad avvertire la stessa percezione del loro partito Ecco, il voto segreto sul ddl Zan conteneva anche questo messaggio: era un modo per dire «non provateci». Anche perché i conti dei grandi elettori in Parlamento li sanno fare tutti: centrodestra e centrosinistra in pratica si equivalgono.

 

Resta il blocco di centro, un centinaio di voti che potrebbe determinare il risultato. Solo che in cambio i due schieramenti non hanno nulla da proporre: non ci sono seggi da barattare visto che nella prossima legislatura, con il taglio dei posti alla Camera e al Senato, tutti i partiti (tranne FdI) saranno costretti a ridurre la loro presenza.

 

gianni enrico letta

In queste condizioni c'è il rischio che prenda corpo il teorema sviluppato mesi fa da Franceschini, secondo cui «dal caos il Parlamento potrebbe emergere con una fesseria», cioè con un candidato di grande appeal nella pubblica opinione ma inappropriato al ruolo. C'è un solo modo per evitare la sarabanda, ed è un accordo bipartisan su un nome condiviso. Senza trucchi. Anche perché, come è successo al Senato, i trucchi a scrutinio segreto si pagano.

ddl zan manifestazioneattivista della comunita lgbtqi+ foto di bacco (7)leghisti felici dopo il voto sul ddl zan berlusconi salvini

Ultimi Dagoreport

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…