giuseppe conte decreto

DECRETO FINITA L'ERA DEI DECRETI - LA MAGGIORANZA A CONTE: BASTA ESCLUDERE IL PARLAMENTO, LA STAGIONE DEI DPCM È FINITA. IL PREMIER CI SI ERA AFFEZIONATO, E TI CREDO: NESSUN CONTROLLO POLITICO, NESSUN VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE, NESSUNA FIRMA DI MATTARELLA. PEZZETTI DI CARTA USATI PER DETERMINARE IL DESTINO E LE LIBERTÀ FONDAMENTALI DI 60 MILIONI DI CITTADINI, QUANDO GLI RICAPITA?

 

Emilio Pucci per “il Messaggero

 

Giuseppe Conte potrà evitare di consultare il Parlamento solo se improvvisamente sarà necessario, sulla base dei dati epidemiologici, operare un nuovo lockdown selettivo. E' l'unica deroga che la maggioranza è disposta a concedere al presidente del Consiglio. D'ora in poi dovrà esserci una fase due anche per il Parlamento. Non potrà più essere lasciato ai margini. E' questo il senso della mozione sottoscritta da tutti i partiti che sostengono il governo, anche grazie alla mediazione del ministro per i Rapporti con il Parlamento D'Inca'.

GIUSEPPE CONTE FIRMA UN DECRETO

 

Con la mozione si impegna l'esecutivo a scegliere la strada dei decreti legge e ad abbandonare quella dei dpcm. Viene promossa la risposta del premier al dilagarsi del contagio da coronavirus, si sottolinea che la pandemia ha inevitabilmente portato ad una compressione temporanea di alcune liberta' fondamentali. Ma ora, finita la fase d'emergenza, è arrivato il momento di voltar pagina, di coinvolgere le forze politiche.

 

LE POSIZIONI

Soddisfatto del lavoro della maggioranza il capogruppo dem, Delrio: «Si ridà centralità al Parlamento». E così anche Italia viva: «La gestione di questa fase deve essere condivisa. E' la strada giusta», afferma il renziano Rosato. «La nuova fase richiede collaborazione tra Parlamento e governo», osserva il costituzionalista Ceccanti, uno dei promotori dell'iniziativa. Le prossime decisioni del premier quindi a partire da quelle sull'eventualità di allentare le misure dopo il 18 maggio - dovranno essere illustrate preventivamente alle Camere che potranno fornire delle indicazioni.

 

Questo principio già è contenuto nell'emendamento sul dl Covid che verrà approvato in settimana. «Il nostro Parlamento spiega un big della maggioranza è stato uno di quelli meno coinvolti d'Europa. Non era possibile andare avanti in questo modo, anche alla luce delle resistenze sulla necessità di modificare i regolamenti e di dotare le Camere di nuovi strumenti come il voto a distanza».

 

GIUSEPPE CONTE FIRMA UN DECRETO

Ma l'operazione per parlamentarizzare le scelte sull'emergenza sanitaria cela un'altra battaglia che è destinata ad aprirsi. Mentre Conte sta cercando di fare da arbitro nel governo sui tanti dossier aperti sul dl rilancio, Montecitorio e palazzo Madama si preparano all'assalto alla diligenza. M5S mira a difendere i suoi cavalli di battaglia, anzi tornerà all'assalto per implementare il Rem nel reddito di cittadinanza, Iv chiederà «risposte perché osserva un dirigente renziano queste misure sono assolutamente inefficaci per imprese e cittadini». E pure il Pd vuole che questa doppia Finanziaria abbia «un'anima politica». «Non basta mettere insieme delle norme, serve indicare una visione», osserva il dem Borghi.

 

Malessere anche nei 5Stelle: «Il confronto politico il refrain nei gruppi parlamentari pentastellati non può essere circoscritto all'interno dell'esecutivo con i capidelegazione. Ci deve essere ascolto anche con noi». Brucia il fatto che sul dl liquidità per dirla con le parole di un altro esponente del Movimento «non abbiamo toccato palla». Insomma il ragionamento pure tra i rosso-gialli è che «il Parlamento non può essere la buca delle lettere».

 

GIUSEPPE CONTE IN SENATO

E se la linea dei vertici del Nazareno è quella del sostegno a Conte perché in questo momento «è assurdo piantare bandierine o fare polemiche», c'è fibrillazione tra deputati e senatori. «Il governo osserva un big dem è ogni giorno più debole. Il Paese giudicherà il governo dalle risposte che darà sulle misure economiche. Se i cittadini rimarranno soddisfatti allora noi supporteremo ancora Conte, altrimenti se aumenta il malessere sociale dovremo aprire una riflessione». Conte ha già fatto sapere di non volersi sottrarre al confronto con il Parlamento, ha ribadito che «il dialogo non è mani venuto meno» e che il dl rilancio non «sarà blindato».

 

Sulle barricate l'opposizione che chiede di «ripristinare lo Stato di diritto e le libertà garantite dalla Costituzione», con Salvini che riferiscono i suoi sta meditando di tornare ad occupare il Parlamento.

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…