il diamante koh i nur sulla corona di elisabetta la regina madre

UN DIAMANTE NON È PER SEMPRE - LA STORIA (VERA) DEL KOH-I-NUR, LA PIETRA PREZIOSA PIÙ FAMOSA AL MONDO, INCASTONATA NELLA CORONA DI ELISABETTA LA REGINA MADRE, ULTIMA IMPERATRICE D'INDIA - LE SUE ORIGINI RESTANO MISTERIOSE, MA IL DIAMANTE È ALLA BASE DELLA NASCITA DELL'AFGHANISTAN, È LEGATO ALLA SCHIAVITÀ DELL'INDIA, E LA MALEDIZIONE…

koh i nur diamante

Giuliano Battiston per ''il Venerdì - la Repubblica''

 

Il primo maggio 1851, quando il diamante Koh-i-Nur, la "montagna di luce", viene posto su un telo di velluto rosso dentro una gabbia di ferro dorato e presentato alla Grande esposizione di Londra, il pubblico rimane deluso. La pietra che incarna le grandi conquiste dell'Impero britannico appare modesta. Migliaia di visitatori inglesi, fieri della gloria ottenuta oltremare, tornano a casa perplessi. Il diamante finisce in un laboratorio di Piccadilly, dove viene tagliato, "emancipato dalla sua condizione di straniero", rimodellato secondo il gusto dell'epoca.

 

Ma continua a portare con sé la sua storia precedente. Fitta di misteri, presunte maledizioni, viaggi su navi colpite dal colera, rocamboleschi passaggi di proprietà, leggende divenute certezze. Per confutarle, lo scrittore scozzese William Dalrymple e la giornalista indiana Anita Anand hanno scritto un affascinante saggio a quattro mani: Koh-i-Nur. La storia del diamante più famigerato del mondo (Adelphi). Una storia che parte da lontano e arriva fino ai giorni nostri. Ne abbiamo discusso con William Dalrymple.

 

Il libro, scrivete,  è "il primo tentativo di liberare il Koh-i-Nur dalla bruma mitologica che lo avvolge". Per farlo, avete confutato la versione "da bazar" redatta 170 anni fa da Theo Metcalfe, e ritenuta certa fino a oggi. Come è stato possibile?

re giorgio con la corona della regina madre elisabetta

"Il governatore generale dell'India, Lord Dalhousie, uomo ambizioso dai tratti simili a Boris Johnson, voleva una ricostruzione puntuale della storia del diamante. Ma Metcalfe, anonimo funzionario della Compagnia delle Indie orientali, redige un rapporto pieno di errori. Non solo, come è ovvio, il Koh-i-Nur non viene presentato come simbolo del saccheggio coloniale dell'India, ma la sua storia è del tutto inaffidabile. È un caso esemplare di come un documento inaccurato possa finire per dominare il discorso pubblico".

 

A dispetto del grande lavoro di ricerca e del ricorso a fonti inedite, anche la vostra versione rimane incompleta. Sappiamo che il persiano Nader Shah porta via il diamante da Delhi, nel 1739, ma non come gli imperatori Moghul ne fossero venuti in possesso.

"Con un certo grado di sicurezza possiamo dire che alla metà del diciassettesimo secolo il Koh-i-Nur si trovava nella collezione del Moghul Shah Jahan e che fin dall'origine faceva parte del Trono del Pavone, il più costoso oggetto di mobilio mai costruito, tutto ricoperto di gioielli. La conferma definitiva però non c'è: esistono tante descrizioni di pietre preziose di quel periodo, ma nessuna menziona il Koh-i-Nur. Il primo riferimento certo è opera dello storico Muhammad Kazim Marvi, circa dieci anni dopo che il diamante era stato portato via da Delhi".

il diamante koh i nur sulla corona di elisabetta la regina madre

 

Lei è un esperto narratore, autore di libri storici - penso a Nella terra dei Moghul bianchi e a L'assedio di Delhi -   e di racconti di viaggio, da In Xanadu Nove vite. La mancanza di certezze può essere frustrante per lo storico, ma preziosa per il narratore...

"Ci sono altre pietre preziose arrivate dall'India nello stesso periodo, come il Darya-i-Nur, oggi nella banca nazionale di Teheran, ma sono state dimenticate. Il Koh-i-Nur invece è stato rivendicato a più riprese perché ha finito con il rappresentare l'intera conquista dell'India. Tutto ciò che i britannici hanno fatto all'India si è sedimentato nel diamante. Per lo storico, il deficit di conoscenza è frustrante, ma per il narratore la cosa più interessante è vedere come una storia ben raccontata si sostituisca alla storia reale, una leggenda ai fatti".

 

Continuiamo. Dal signore della guerra persiano Nader Shah, il diamante finisce nelle mani di Ahmad Khan Abdali, che avrebbe unificato le tribù pashtun e "fondato" nel 1747 l'Afghanistan. Quindi l'Afghanistan è "figlio" del diamante?

"Direi di sì. Le risorse con cui Ahmad Khan Abdali poté fondare quello che sarebbe diventato il moderno Stato afghano vengono dal saccheggio ai danni di Nader Shah. Fino ad allora l'Afghanistan era uno spazio tra altri imperi, i Moghul a sud, i Savafidi a occidente, gli Uzbechi al nord. Il Koh-i-Nur ha un eccezionale valore storico perché cambia la geografia dell'Asia grazie al fondatore pashtun della dinastia Durrani, che lo indossava sempre al braccio".

il diamante koh i nur sulla corona di elisabetta la regina madre

 

Quando gli afghani perdono i territori orientali, entra in possesso del diamante il grande maharaja sikh Ranjit Singh, e questo fa guadagnare fama al Koh-i-Nur, attribuendogli nuovi significati, quelli di sovranità e autonomia politica...

"Per i sikh, Ranjit Singh è quello che Garibaldi è per gli italiani. Per lui, che ritaglia il regno sikh su quello dei Durrani, il diamante è il simbolo della liberazione della propria terra dagli afghani, un simbolo di sovranità. Gli indiani oggi sostengono che quella sovranità sia stata sottratta con la forza al figlio di Ranjit Singh, Duleep Singh, e che il Koh-i-Nur sia diventato un simbolo della riduzione in schiavitù dell'India".

 

La schiavitù dell'India passa per una data storica, "il giorno cremisi": perché è così importante ciò che accade il 29 marzo del 1849 nel forte di Lahore?

"Quel giorno Duleep Singh, un bambino di 10 anni, viene costretto a firmare un trattato di sottomissione con cui consegna quello che fino ad allora era il ricco e indipendente regno dei sikh del Punjab a una compagnia privata, la Compagnia delle Indie orientali, e l'oggetto più prezioso dell'intero subcontinente, il Koh-i-Nur, alla regina d'Inghilterra. Era stato l'esercito privato della Compagnia, non quello britannico, a conquistare il Punjab, ma il governatore Dalhousie spera di diventare primo ministro e decide che venga consegnato alla regina Vittoria".

koh i noor il diamante maledetto

 

Il suo ultimo libro, The Anarchy: The East India Company, Corporate Violence, and the Pillage of an Empire, ancora inedito in Italia, è dedicato alla Compagnia delle Indie orientali. Come ha fatto una piccola azienda a diventare la più potente corporation al mondo?

"È una storia incredibilmente improbabile: una compagnia commerciale con sede in una viuzza di Londra e uffici striminziti finisce per prendere il controllo del Paese allora più ricco del mondo. È la prima corporation multinazionale della storia, con un esercito privato di 200 mila uomini, la più importante compagnia di commercio di narcotici nella storia mondiale, la prima a usare la propria ricchezza per corrompere i politici. Il libro è un avvertimento sulla pericolosità delle corporation: Amazon, Exxon, Google o Facebook oggi non hanno eserciti privati, ma dispongono di altre armi. Stiamo in guardia".

 

koh i noor il diamante maledetto 1

Anche la storia del Koh-i-Nur riflette una questione più ampia: a chi appartengono gli oggetti preziosi e i beni culturali sottratti con la forza delle armi? Cosa farne?

"Secondo il diritto internazionale gli inglesi non hanno alcun obbligo di restituire all'India il Koh-i-Nur o gli altri oggetti saccheggiati. E poi, come tracciare il limite? Gli scozzesi dovrebbero chiedere compensazioni ai norvegesi per via dei vichinghi? Non c'è una risposta definitiva. Nel libro solleviamo la questione morale, che diventerà sempre più pressante".

KOH I NOOR - Anita Anand e William Dalrymple

 

Il libro su cui sta lavorando è perfino più ambizioso dei precedenti: una storia della diffusione delle idee indiane in Europa e Asia, dal 250 avanti Cristo fino al nono secolo. A che punto è?

"A un buon punto. E la cosa interessante è che termina in Italia: la matematica e l'astronomia indiane hanno raggiunto prima Baghdad, la capitale abbaside, dove entrano in uso il sistema decimale e gli attuali simboli numerici, poi Palermo e infine Pisa, grazie a un italiano, il Fibonacci (vissuto tra XII e XIII secolo, ndr), che compie studi nell'attuale Algeria e impara quelli che chiamiamo numeri arabi. Ma pochi sanno che i simboli 1, 2, 3 compaiono per la prima volta in India sotto l'imperatore Ashoka, nel 250 a.C.".

 

Sul Venerdì del 29 maggio 2020

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