alessandro di battista notre dame

DIBBA È TORNATO (A DIRE CAZZATE) – DI BATTISTA SI È SENTITO IN DOVERE DI INTERVENIRE SU NOTRE DAME AZZARDANDO UN PARALLELO CON LA LIBIA: “A PARIGI NON È MORTO NESSUNO MA IL DENARO PER RICOSTRUIRE NON MANCHERÀ. QUEL DENARO CHE AL CONTRARIO NON ARRIVA MAI QUANDO SI TRATTA DI ALTRE RICOSTRUZIONI” – “LE IMMAGINI DELL’INCENDIO HANNO OSCURATO IL SANGUE VERSATO A TRIPOLI, DI CUI SONO RESPONSABILI…” 

Franco Stefanoni per www.corriere.it

 

ALESSANDRO DI BATTISTA

Molti soldi per ricostruire Notre-Dame a Parigi, contro nessuno sforzo per contrastare l’attuale tragedia bellica in Libia. È il parallelo lanciato via Facebook da Alessandro Di Battista. L’esponenete del M5S punta il dito contro chi si disinteressa alla «guerra» che si svolge «a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane» e per cui non arriverà mai il denaro come invece ci sarà per la cattedrale di Parigi.

 

Sostiene Di Battista: «Non voglio urtare la sensibilità di nessuno, dico solo che a Parigi, grazie a Dio, non è morto nessuno, quel tetto e quella guglia verranno ricostruiti. Vedrete, il denaro per farlo non mancherà. Quel denaro che al contrario non arriva mai quando si tratta di altre ricostruzioni o di altre latitudini del pianeta». «Quanti morti ci sono stati in Libia negli ultimi giorni? Solo fino a ieri sera è stato possibile saperlo - sottolinea Di Battista - poi le immagini dell’incendio parigino hanno “oscurato” o, quantomeno, reso estremamente difficile, saperne di più sul sangue versato a Tripoli».

 

Bambini che muoiono

ALESSANDRO DI BATTISTA

Nel post, pubblicato all’una di notte, Di Battista ricorda come «a poche centinaia di km dalle coste italiane si sta combattendo una guerra. Ripeto, una guerra, due giorni fa i morti sono arrivati ad una cifra spaventosa: 120 di cui 28 bambini. Trenta ore fa ne hanno contati oltre 150. Da quelle parti c’è chi non fa in tempo a mettersi in salvo. C’è chi non ci pensa proprio a filmare con il cellulare il crollo di un tetto di una casa o un incendio divampato per lo scoppio di una granata. Da quelle parti distruzione e sgomento, quanto meno dal 2011 (anno dei bombardamenti in Libia) ad oggi, sono la normalità».

la cattedrale di notre dame dopo l incendio 8

 

Chi finanziava Gheddafi

L’ex deputato attacca Emmanuel Macron, presidente della Francia: «Macron ieri ha messo su un’espressione contrita e ha detto che Notre-Dame verrà ricostruita. Sarà anche vero ma l’unica ricostruzione che davvero gli interessa è quella di una Francia imperialista capace di mettere le mani sui pozzi di petrolio libici». Ma ce n’è anche per coloro ritenuti responsabili del conflitto: Clinton, Obama, Sarkozy, Meloni, Berlusconi, fino a Napolitano.

 

ALESSANDRO DI BATTISTA MEME

«Nell’attesa di conoscere i responsabili dell’incendio parigino, così, tanto per esercitare la memoria», scrive Di Battista, «provo a ricordare alcuni dei responsabili della guerra che si sta combattendo oggi a Tripoli, città, tra l’altro, a noi più vicina di Parigi. Ci sono gli americani, su tutti Hillary Clinton. Chi di voi non l’ha ancora vista sorridente mentre, parlando di Gheddafi disse:

incendio a notre dame 55

 

“Siamo venuti, abbiamo visto e lui è morto”? Poi c’è Obama, colpevole di essersi lasciato convincere a bombardare la Libia proprio dalla Clinton. Poi ci sono i francesi di ieri; c’è Sarkozy uno che ha ripagato i finanziamenti alle sue campagne elettorali arrivati da Gheddafi con ettolitri di sangue libico».

 

incendio a notre dame 14

Il ruolo italiano

Quindi l’affondo ai politici italiani: «Poi c’è Napolitano che ha tramato affinché l’Italia non si opponesse alla guerra in Libia, una guerra combattuta contro i nostri interessi. Poi c’è Berlusconi. Il fatto che lui non volesse tradire Gheddafi rende il suo ignobile tradimento ancor più grave. C’è poi chi governava con Berlusconi. Una a caso: Giorgia Meloni.

hillary clinton depone sulla strage di bengasi in libia 5

 

Oggi la sentite attaccare i francesi per quei bombardamenti ma secondo voi, nel 2011, la votò o meno la risoluzione che appoggiava l’intervento armato in Libia? Ovviamente sì. Per finire ci sono i francesi di oggi, quelli che se ne fregano dei profughi (tanto al limite vanno in Italia) e che, nell’ombra, incitano Haftar a non fermarsi». «Poi - conclude Di Battista - tra i responsabili, ci siamo anche un po’ noi. Perché se fossimo capaci di trasformare commozioni passeggere in indignazione perenne beh, forse, vivremmo in un Paese più giusto».

il presidente emerito giorgio napolitano (3)libia war berllusconi napolitano GetContent asp jpegALESSANDRO DI BATTISTA

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?