merkel sarkozy berlusconi

DIRE CHE IL GOVERNO BERLUSCONI 2008-2011 È IL PADRE DEL MES È UN FALSO STORICO. CAPIAMO CHE SIA BALSAMO PER CHI ODIA MELONI E SALVINI (CHE MANCO NE FACEVA PARTE) MA NON ANDÒ COSÌ: TREMONTI DA 20 ANNI PARLA DI EUROBOND, LI PROPOSE (ADDIRITTURA CON JUNCKER) NEL 2010. I LAVORI PREPARATORI DEL FONDO SALVA-STATI INCLUDEVANO UN MECCANISMO DI SOLIDARIETÀ, CHE FU FATTO SPARIRE QUANDO MONTI FECE INGOIARE ALL'ITALIA IL PACCHETTO RIGORISTA IMPOSTO DA BRUXELLES (FU CHIAMATO PER QUESTO)

 

LA LETTERA DI TREMONTI E JUNCKER AL ''FINANCIAL TIMES'' SUGLI EUROBOND''

https://st.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-12-06/juncker-tremonti-scrivono-financial-090118.shtml?uuid=AYCgxWpC

 

 

giulio tremonti silvio berlusconi 1

DAGONOTA - Dire che il governo Berlusconi 2008-2011 sia il ''padre'' del MES è un falso storico, anche se capiamo quanto la ricostruzione piaccia ai nemici odierni di Meloni (all'epoca ministro per la gioventù) e Salvini (all'epoca europarlamentare). Lo sa chiunque conosca la storia di quegli anni, in cui Tremonti, ministro del Tesoro, martellava chiunque avesse un orecchio sul tema degli Eurobond, che avrebbero dovuto accompagnare la nascita di un fondo europeo.

 

Ne aveva parlato persino in una lettera del 2008 a Christine Lagarde, quando l'attuale presidente della BCE era ministro delle Finanze di Sarkozy. Era il 29 settembre, due settimane dopo il crac di Lehman Brothers, la crisi del debito sovrano europeo non era ancora arrivata ma covava sotto le macerie del sistema finanziario globalizzato, crollato insieme ai mutui subprime.

sarkozy lagarde merkel

 

Il fondo Salva-Stati nacque nel 2009 come strumento di diritto privato e incardinato in Lussemburgo (dove si trova tuttora, anche dopo i nuovi trattati), con un documento stilato da un notaio e fatto firmare ai ministri economici in uno di quei lunghi Eurogruppi notturni. In quegli anni la parola d'ordine era: serietà sopra, solidarietà sotto. Il messaggio di rigore sui conti pubblici che i paesi del Nord diffondevano (soprattutto tra i loro elettori) si doveva accompagnare a una nuova idea di Europa, pronta ad aiutare chi fosse in difficoltà finanziaria. D'altronde nei trattati europei non compare mai la parola ''crisi'', e in questi giorni si torna a criticare un'unione pensata solo per le giornate di bel tempo, pronta a sgretolarsi alla prima turbolenza.

SARKOZY E MERKEL RIDONO DI BERLUSCONI

 

Le due idee che si fronteggiavano allora (e tuttora)? L'organismo Salva-Stati si deve finanziare autonomamente emettendo bond garantiti da tutti gli stati membri (eurobond), oppure deve essere finanziato dai singoli Stati, ognuno dei quali si sarebbe dovuto indebitare per versare la propria quota, calcolata in proporzione al pil?

 

Quello che è successo nel ''salvataggio'' della Grecia è esemplare di come i propositi iniziali siano stati sepolti dagli egoismi nazionali: in quell'occasione la vittima da salvare non era il popolo greco, ma le banche tedesche e francesi che erano zeppe di obbligazioni elleniche (oltre 200 miliardi di euro).

Sarkozy e Merkel sul lungomare di Deauville

 

Tanto che all'epoca il dibattito si fece ancora più specifico: visto che il fondo salva-Stati viene usato per salvare le banche, i conferimenti non dovrebbero essere fatti in base al rischio bancario? L'Italia aveva una esposizione minima verso Atene rispetto a Francia e Germania, che avrebbero dovuto sborsare molto di più.

 

Questa linea, ovviamente, non passò: la quota rimase legata al pil, il governo italiano fu fatto fuori con il ''dolce golpe'' di Deauville (confermato da Geithner, Zapatero e molti altri), e nel 2012 il governo di Mario Monti si occupò di ratificare quel MES tutto rigore e zero solidarietà che non era certo nei piani del governo Berlusconi.

 

 

 

merkel juncker

TREMONTI A CONTE, 'PER ME E JUNCKER ERA NO EUROBOND NO MES'

 (ANSA) - 'Ho difficoltà a condividere la ricostruzione "storica" (?!) sull'origine del Mes fatta ieri in tv dal presidente Conte. Una storia che viene oggi sinistramente illuminata dal senatore Monti svelando (confermando) l'inquietante retroscena della "Lettera Trichet-Draghi" inviata all'Italia il 5 agosto del 2011'. Lo scrive in una nota l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che replica alle affermazioni del presidente del Consiglio sull'origine del Fondo Salva Stati e sulle posizioni in proposito in Italia dell'allora governo di centrodestra.

 

matteo salvini e giorgia meloni alla foiba di basovizza per il giorno del ricordo

 'Ma veniamo ad oggi, anzi a ieri - prosegue Tremonti - Per quanto mi riguarda, e ne ho le prove (a partire dall'articolo di Juncker e Tremonti pubblicato il 5 dicembre 2010 sul Financial Times sotto il titolo "E-bonds would end the crisis"), l'approvazione definitiva del Mes era condizionata all'introduzione degli eurobond: no eurobond no Mes. Non è stato così: caduto il governo Berlusconi, il Mes è stato definitivamente approvato nel 2012 dal governo Monti... senza eurobond'. 'La stessa auto può essere usata per andare in ufficio o per fare una rapina - prosegue Tremonti - A partire dal 2012 il Mes è stato utilizzato bene in Irlanda, Portogallo, eccetera. Ed invece malissimo in Grecia, teatro delle terribili gesta della sua Troika.

 

TSIPRAS VAROUFAKIS

Da allora, per un quinquennio, il Mes si è ritirato nell'ombra come uno zombie. Nell'autunno dell'anno scorso è riapparso animato dalla idea europea di assegnargli nuove missioni, ma il passare del tempo non è stato sufficiente per dimenticare quello che ha fatto in Grecia e per ignorare quanto ancora potrebbe fare di male in altri Stati europei'. 'Per questo - conclude Tremonti - mi pare che molto bene abbia fatto e faccia in Parlamento l'opposizione a votare comunque contro il Mes'.

 

 

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...