mario draghi giuseppe conte

DOPO ESSERE STATO SILURATO NELLA CORSA AL COLLE, DRAGHI NON HA PIU’ NULLA DA CHIEDERE AI PARTITI E SI DIVERTE A PRENDERLI A SCHIAFFI - L'AFFONDO SUL SUPERBONUS (MISURA CONTIANA) È SOLO L'INIZIO DELL’OFFENSIVA CONTRO IL M5S: NELLE PROSSIME SETTIMANE MARIOPIO D’INTESA CON GIORGETTI DARÀ IL VIA AL RADDOPPIO DELLE ESTRAZIONI DI GAS IN ITALIA, SFIDANDO APERTAMENTE IL MOVIMENTO E PEZZI DI PD – I PROBLEMI PER IL CARROCCIO E FORZA ITALIA VERRANNO QUANDO... – DAGOREPORT

Fausto Carioti per Libero Quotidiano

 

mario draghi in conferenza stampa

Il Mario Draghi che festeggia oggi il primo compleanno del suo governo è un uomo tutto sommato libero. Non ha più nulla da chiedere ai partiti: la presidenza della repubblica (almeno per questo giro) è andata, l'idea di guidare l'accozzaglia centrista alle elezioni lo inorridisce e di tornare a palazzo Chigi dopo il voto del 2023 francamente se ne infischia. Tutto ciò facilita il suo compito attuale: può governare come piace a lui, senza preoccuparsi di come reagiranno le forze della maggioranza.

 

GIUSEPPE CONTE MARIO DRAGHI

L'ITALIA DI MARIO A modo suo, però, Draghi farà politica, e - spiega chi ne ha discusso con lui - ha ben chiaro a chi si rivolgerà. Non ai partiti e nemmeno direttamente agli italiani, esercizio "populista" che non gli si addice. Parlerà invece alle categorie produttive, agli scienziati (il 16 febbraio visiterà i laboratori del Gran Sasso, assieme al premio Nobel Giorgio Parisi), agli amministratori dei territori più importanti (un antipasto si è avuto a Genova, nell'incontro con il sindaco Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti), ai vescovi. Il 23 febbraio sarà nel convento fiorentino di Santa Maria Novella, all'apertura del grande convegno promosso dalla Cei sul "Mediterraneo frontiera di pace". I suoi interlocutori nazionali, insomma, saranno quelli che, nei diversi campi, portano avanti il Paese. I partiti non appartengono a questa categoria.

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

 

Draghi li mette tutti allo stesso (basso) livello, ma quelli con cui il rapporto cambierà di più sono il M5S e il Pd. In quanto gruppo più numeroso del parlamento, sino all'elezione del capo dello Stato i grillini hanno avuto da lui un occhio di riguardo, anche nell'affrontare la pratica del reddito di cittadinanza: non sarà più così.

 

Quella frase durissima del premier sulla «grande truffa» permessa dalle agevolazioni fiscali per l'edilizia («Chi più tuona sul Superbonus sono quelli che hanno scritto la legge che permette di fare lavori senza controlli») era dedicata a loro e ai loro alleati del Nazareno: le firme su quel provvedimento appartengono a Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri, premier e ministro dell'Economia del governo giallorosso. A insorgere, infatti, sono i loro partiti. Il grillino Riccardo Fraccaro, che fu sottosegretario di Conte, accusa Draghi di aver detto sul Superbonus «una grande bugia», e la piddina Stefania Pezzopane giudica «una follia» la scelta di fermare la cessione del credito.

giuseppe conte mario draghi

 

LA SPONDA CON LA LEGA È solo l'inizio. Perché nei prossimi giorni, d'intesa col leghista Giancarlo Giorgetti, ministro per lo Sviluppo economico, e Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, Draghi autorizzerà il raddoppio della quantità di gas estratta in Italia. Una volta a regime, questo consentirà di ridurre un po' la dipendenza energetica nazionale e attutirei rincari del combustibile. Ciò avverrà sia sfruttando di più i giacimenti esistenti, sia avviandone di nuovi: operazione possibile perché la moratoria sino ad oggi in vigore, voluta da Conte e dai Cinque Stelle nel 2019, è stata appena dichiarata conclusa dal governo.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI

Un affronto al M5S, insomma: era stato Luigi Di Maio, all'epoca ministro per lo Sviluppo, a dire che «lo stop alle trivelle è una battaglia per la sovranità nazionale», e adesso che lui tace sono i suoi compagni del movimento ad innalzare le barricate contro le perforazioni e l'aumento dell'uso delle fonti fossili. Si prepara così un altro scontro con Draghi, nel quale i pentastellati, però, si troveranno soli. Molti amministratori locali del Pd apprezzano la scelta del premier, e quelli che al Nazareno non la condividono se ne faranno una ragione.

 

Mentre nel centrodestra si festeggia: la Lega rivendica l'aumento della produzione di metano come una propria vittoria e spera che il presidente del consiglio si occupi presto delle altre truffe, quelle che si moltiplicano attorno al reddito di cittadinanza. I problemi per il Carroccio e Forza Italia verranno dopo, quando Draghi metterà mano alla riforma delle concessioni balneari. Ma finché sul tavolo ci sono il Superbonus e il "Dossier trivelle", tocca ai giallorossi soffrire.

mario draghi in conferenza stampa 3MARIO DRAGHI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…