salvini con una copia di repubblica che titola cancellare salvini

DOPO IL “CANCELLARE SALVINI” E’ GUERRA APERTA TRA IL LEGHISTA E “REPUBBLICA”! - SALVINI VA ALL’ATTACCO DEL GIORNALE (“UN EX IMPORTANTE QUOTIDIANO”) E DA LARGO FOCHETTI RISPONDONO A PALLE INCATENATE: “E’ MAESTRO DI DISINFORMAZIONE E PROPAGANDA. DI EX AL MOMENTO C'È SOLO LUI: USCITO DAL VIMINALE DOPO L'INQUIETANTE RICHIESTA DI ‘PIENI POTERI’” - MERLO: “HA FINTO DI MOSTRARE IL PETTO SOLO PER UNIRE IL CENTRODESTRA E DIVENTARE IL NUOVO EROE DEI MALANDRINI D'ITALIA, IL DREYFUS DA BALERA PADANA”

1 - ASPETTANDO I CASCHI BLU IN REDAZIONE

Da “la Repubblica”

SALVINI CON UNA COPIA DI REPUBBLICA CHE TITOLA CANCELLARE SALVINI

 

Succedono cose mai successe. Per esempio, che in Senato il capo della Lega e dell'opposizione attacchi questo giornale senza citarlo, lo sbeffeggi parlandone come di un ex importante quotidiano, si spinga a dire che se altri organi di informazione avessero fatto preoccupare sua figlia per un titolo come quello di Repubblica ("Cancellare Salvini", intervista a Delrio sui decreti sicurezza da lui imposti) sarebbero intervenuti i Caschi blu dell'Onu a portare via quel direttore e quei giornalisti. Per adesso sono arrivate soltanto minacce di morte e intimidazioni, ma diamo tempo al tempo.

 

Non annoieremo i nostri lettori rispiegando per l'ennesima volta il senso di quel "cancellare", che soltanto un politico spregiudicato come appunto Salvini poteva trasformare in un attacco alla sua persona. Né torneremo su bassezze dolorose come quelle di chi ha voluto paragonare la nostra prima pagina del 15 gennaio alla campagna che portò all'uccisione del commissario Calabresi.

 

MATTEO SALVINI CON LA PRIMA PAGINA DI REPUBBLICA CANCELLARE SALVINI

Aspettando che i Caschi blu o altre forze di ripristino della democrazia arrivino finalmente nella sede di Repubblica a fare giustizia, e a rimuovere i cattivi, rassicuriamo il senatore Salvini che finché questo non accadrà continueremo a fare il nostro lavoro, contro qualsiasi forma di disinformazione e di propaganda, mestieri nei quali l'ex ministro dell'Interno si conferma importante maestro.

 

SALVINI E IL VOTO SULL AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE PER IL CASO GREGORETTI - VIGNETTA ELLEKAPPA

IL CDR

Salvini ricade nel vizio di attaccare Repubblica, arrivando ad auspicare la rimozione del direttore Verdelli e di tutti i giornalisti. Vorremmo ricordare all'ex ministro - che ha definito la nostra testata "un ex importante quotidiano" senza avere neppure il coraggio di nominarla - che di ex al momento c'è solo lui: uscito dal Viminale dopo l'inquietante richiesta di "pieni poteri". E che le minacce alla stampa, tipiche dei regimi illiberali, non ci fanno paura: Repubblica è e resterà presidio fondamentale di libertà e democrazia.

IL TITOLO DI REPUBBLICA CANCELLARE SALVINI

 

2 - LA RECITA DA PAPÀ DELL'EX MINISTRO PRONTO A TUTTO PER SALVARE SE STESSO

Francesco Merlo per “la Repubblica”

 

Con una sceneggiata da terrone padano e "sequestrando" persino i propri figli - anche loro! - «per la Patria» e «la mia Italia», Matteo Salvini ha cercato ieri di trasformare la sconfitta in vittoria. Con il «processatemi» e il «voterò contro me stesso disobbedendo ai miei avvocati» si è fatto cavia, vittima ed eroe della giustizia politica: «Oggi tocca a me ma domani, quando toccherà a voi di sinistra, vi difenderò io».

caso gregoretti voto su autorizzazione a procedere nei confronti di matteo salvini 6

 

E ha così riunito la destra come mai, dopo Berlusconi, era accaduto. Da Santanché sino a Bernini, da Gasparri sino a Malan e sino a Casini, che è la quota di centrodestra dentro la sinistra, è stata per tutti la giornata delle mozioni, delle arringhe e degli incantamenti, mentre nella tribunetta degli ospiti del Senato c' era pure la deputata Giorgia Meloni, venuta ad amarlo e a detestarlo come sempre accade ai "numeri due" per scelta e per destino.

 

E però, prima che da ex ministro sequestratore della nave Gregoretti, Salvini andrebbe processato come padre e non perché ha per i figli una dedizione speciale - chi in Italia non ce l' ha? - ma perché invece di custodirli tra i segreti del cuore li ha consegnati alla peggiore demagogia, alla rissa d' aula, li ha appunto "sequestrati" come aveva fatto con la nave Gregoretti, e ha poggiato la propria "innocenza" sulle loro giovani vite.

 

caso gregoretti voto su autorizzazione a procedere nei confronti di matteo salvini 5

Ha cominciato con la citazione a raffica dei messaggi che gli mandano, «forza papà», e con l' afflizione, evocata almeno tre volte, di questi suoi eroici bimbi ogni volta che papà viene raccontato sui giornali «come un criminale cattivo». E mai c' era stato un attacco a un giornale così frontale come quello che Salvini ha sferrato a Repubblica , ai suoi giornalisti, al suo direttore e sempre in nome di sua figlia che si sarebbe spaventata per il titolo Cancellare Salvini: «Ma papà, perché ti vogliono cancellare?». E il vittimismo è diventato qui barocco e minaccioso come vuole la nuova sottocultura della destra, da Trump a Orbán.

caso gregoretti voto su autorizzazione a procedere nei confronti di matteo salvini 1

 

Nell' ansia però di farsi scudo della figlia che ha solo 7 anni, Salvini ha recitato male. Non è infatti verosimile che una bimba così piccina ragioni con la testa dei Sallusti e degli altri giornalisti salvinisti che hanno spacciato un titolo sui decreti, appunto da cancellare, per una minaccia fisica. Cancellare i decreti sull' immigrazione è un lavoro che si fa con la gomma in consiglio dei ministri o in parlamento. Solo Salvini ha la ruspa in testa.

 

Solo lui può vedere nel verbo cancellare una soluzione finale. Ecco, modificando la macchina del fango in macchina del piagnisteo, il falso autentico del titolo deformato è diventato uno slogan, un virus della propaganda, la parola d' ordine che Salvini ripete da un mese. In Emilia, durante la campagna elettorale, ha persino saccheggiato le edicole per esibire nei comizi il titolo-killer. Purtroppo non c' è solo da ridere.

 

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Sporcare e aggredire i partiti nemici è una sgrammaticatura che sta ancora dentro il grande gioco della politica, un eccesso di demagogia che la dialettica democratica può ancora tollerare. Ma Salvini ha l' ambizione di mettere i piedi in redazione, che è una vecchia pulsione illiberale. Tanto più oggi che, come i lettori sanno, Repubblica è sotto attacco ed Eugenio Scalfari e Carlo Verdelli ricevono ogni tipo di intimidazione.

 

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Un uomo di Stato, un leader, se ne sarebbe ricordato. Salvini, nella confusione dei suoi insulti, ha invece rivendicato di essere un giornalista. Ma evidentemente ha battuto anche questo nella polvere, insieme all' amore più prezioso, quello per i figli ai quali racconta se stesso - lo ha detto ieri in Senato - come il papà che ha salvato migliaia di vite umane, «almeno tredicimila nel Mediterraneo», il papà che ha guidato la ruspa per abbattere la villa dei Casamonica, che «infatti minacciano me e non voi chiacchieroni dell' antimafia puah», «voi che al primo pericolo mafioso ve la date a gambe».

 

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La novità retorica della ruspa antimafia, la nuova filosofia dell' ex ministro che, avendo indossato la felpa della polizia, ora in Senato si permette di dare lezioni a Pietro Grasso non era stata prevista neppure da Sciascia, fermo con il suo don Mariano Arena agli uomini, ai mezzi uomini, agli ominicchi, ai piglianculo e ai quaquaraquà. Salvini vi aggiunge i pataccari Instagram, «una foto e hai sgominato un clan», una roba spudorata che umilia vittime ed eroi, ed è lunare rispetto all' iconografia tradizionale, quella selvaggia dalla lupara alle stragi, quella degli omicidi dei magistrati e dei giornalisti.

 

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E di nuovo capisco la tentazione di riderne, ma c' è una morale andata a male nella rivendicazione del kitsch antimafia, nell' immagine dell' ex ministro sturmtruppen , del miles (vana)gloriosus con l' emoticon - ricordate? - del muscolo gonfio: «Capitano, salva l' Italia e ruspali tutti».

 

Con ruspa e dinamite in Italia sono state abbattute le Vele a Scampia, Punta Perotti a Bari, le baracche a Bologna e Catania..., ma Salvini adesso racconta quella ruspa che lanciò contro gli immigrati, i disperati, i poveracci, i naufraghi e i nomadi come l' arma del nuovo prefetto di ferro. E meno male che ce lo ricordiamo bene: godeva che nei Casamonica ci fosse un' origine Rom e fece della demolizione un' eroica pagliacciata esibendo lo stesso cattivo gusto della villa demolita. La sua ruspa brillava di felicità come il gabinetto d' oro e mosaico dei Casamonica.

 

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E comincia così a prendere senso l' inaudito di quel «vi chiedo rispetto non per me, ma per mio figlio» con lo spettacolo inedito dell' applauso a un giovanissimo, innocente e sconosciuto, sulle cui spalle il padre si getta come una croce. Eccoli dunque tutti in piedi, tutti i leghisti e l' intero centrodestra a spellarsi le mani per il figlio di papà Matteo, nella nuova guerra sacra contro «la via giudiziaria» alla politica.

 

E si sono infatti risvegliati gli avvocaticchi, i vecchi retori «contro la giustizia feroce e iniqua che vuole processare la politica». È tornato il vecchio sapore degli Schifani e dei La Russa: «La sinistra italiana ha esportato in America l' idea di battere per via giudiziaria il nemico politico che non riesce a battere per via elettorale». Ho chiuso gli occhi e li ho rivisti tutti, i Cirami e i Cirielli sino alla faccia primigenia, quella di Previti. Per esempio, tanto per citarne uno, ieri Luigi Vitali, uno sconosciuto avvocato di Forza Italia, voleva proprio mangiarseli tutti i giudici italiani, gridava e gli tremavano gli occhiali sul naso «contro l' infondatezza della notizia del reato».

 

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Torna dunque l' avvocato parlamentare come simbolo irrisolto di un' epoca. Ed è un' impalpabile estenuazione, un appiccicoso essudato questa presunta riscossa del potere politico contro quello giudiziario che fa di Salvini il nuovo padrone del centrodestra. Per esempio Francesco Zaffini (Fratelli d' Italia) ieri voleva metterci «non solo le mani, ma anche i piedi». E Lucio Malan: « Sapete qual è la riforma che vogliono fare? Chi sale al governo manda in galera quelli che hanno governato prima».

 

Ma è con l' avvocato Bongiorno che la gag è diventata irresistibile: «Ti disobbedisco, Giulia» le ha detto Salvini annunziando che avrebbe votato per farsi processare mentre lei gli consigliava «non farlo, testone». Per lei dire no alla richiesta del processo avrebbe «onorato il Senato». E ancora: «Noi oggi siamo giudici e non Azzeccagarbugli». Anche se l' idea, applauditissima, che la nave Gregoretti non sia stata «sequestrata» ma solo «rallentata» sembra uno degli impedimenti dirimenti dell' avvocato manzoniano.

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Il comico "rallentamento" della Bongiorno prende infatti posto tra i cavilli con cui Azzeccagarbugli imbrogliava Renzo. " Error , conditio , votum , cognatio ". La vedremo, avvocato difensore con una dedizione speciale per il suo leader, al processo che il Senato ha votato ieri sera: «Sì, è vero, ero stata io a convincerlo a non rinunciare all' immunità per il caso Diciotti» aveva detto. Nel caso Gregoretti non l' ha convinto ma è solo un trucco da fiera quest' uscita di sicurezza della disobbedienza all' avvocato. Gli italiani sanno che Salvini non aveva comunque i numeri per evitare il processo. Ha finto di mostrare il petto solo per unire il centrodestra e diventare il nuovo eroe dei malandrini d' Italia, il Dreyfus da balera padana.

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