democrazia e partiti - sondaggio lapolis giorgia meloni

TRA GLI ELETTORI AVANZA LA VOGLIA DELL'UOMO (O DELLA DONNA) SOLA AL COMANDO – IL 56% DEGLI ITALIANI È CONVINTO CHE “LA DEMOCRAZIA PUÒ FUNZIONARE ANCHE SENZA PARTITI”. I LEADER CONTANO PIÙ DELLE FORZE POLITICHE. GLI UNICI CHE SOSTENGONO LA TESI OPPOSTA SONO I SOSTENITORI DEL PD – ILVO DIAMANTI: “IL DATO RIFLETTE UN CLIMA DI SFIDUCIA RAFFORZATO DAI CAMBIAMENTI POLITICI E ISTITUZIONALI. QUESTI MUTAMENTI EVOCANO UN ‘PRESIDENZIALISMO’ DI FATTO. È L’IMPORTANZA CRESCENTE ASSUNTA DAL(LA) PRESIDENTE DEL CONSIGLIO…”

Estratto dell’articolo di Ilvo Diamanti per “la Repubblica”

 

DEMOCRAZIA E PARTITI - SONDAGGIO DEMOS

È ormai da tempo che si è diffusa, fra i cittadini, l’idea che la democrazia senza i partiti possa funzionare. Anzi, che funzioni meglio. L’opinione è confermata da un recente sondaggio condotto da Lapolis-Università di Urbino Carlo Bo. Riflette un clima di sfiducia rafforzato, negli ultimi anni, dai cambiamenti politici e istituzionali in corso nel nostro Paese.

 

Questi mutamenti evocano un “presidenzialismo” di fatto. È, infatti, evidente l’importanza crescente assunta dal Capo del Governo. Dal(la) Presidente del Consiglio. Divenuto(a) il principale punto di riferimento politico e istituzionale del Paese. Un percorso de-finito attraverso la cosiddetta “riforma del premierato”, che prevede l’elezione diretta del Premier, cioè del Capo del governo. […]

 

D’altronde, gli stessi “attori centrali” sono “avvolti” da un crescente clima di sfiducia. In particolare, i partiti. Da tempo, ormai, “personalizzati”. Perché le ideologie si sono indebolite.

 

GIORGIA MELONI IN VERSIONE DUCETTA - MEME

La presenza sul territorio e nella società è sfumata. Così i partiti resistono ed esistono grazie alle “persone” che danno loro un volto. Un’identità. Questo percorso riflette i mutamenti della “comunicazione”, che garantisce il rapporto fra cittadini e politica. Oggi la visibilità degli attori politici, assai più che dalla “presenza” – sostanzialmente “assente” – nella società, dipende dalla rappresentazione che propongono sui “media”. I principali strumenti della “mediazione” fra società e politica. E sui media non vanno i partiti, ma le persone, che danno loro volto e voce.

 

Non è un caso che oggi il 56% del campione si dica d’accordo con l’affermazione: “la democrazia può funzionare anche senza partiti politici”. Si tratta, al proposito, del grado di consenso più elevato dal 2008. Quando questa idea veniva espressa dal 38% dei cittadini (intervistati).

 

DEMOCRAZIA E PARTITI - SONDAGGIO LAPOLIS

La distinzione più evidente emerge dall’orientamento di voto. In questo caso, peraltro, l’idea della “democrazia senza partiti” non ripercorre le tradizionali divisioni politiche. Certo, questa prospettiva è ampiamente condivisa nel Centro Destra. Tuttavia, in misura diversa, perché nella base di Forza Italia ottiene un consenso decisamente più elevato.

 

Ma appare ampio anche fra i simpatizzanti del M5S, per ragioni “diverse”, che riflettono modelli e storie di partito “diversi”. Forza Italia, infatti, costituisce il primo esempio di “partito personale”, costruito, negli anni Novanta, da Silvio Berlusconi a propria immagine. Mentre il M5S interpreta “l’anti-partito”. Sorto (su iniziativa di Beppe Grillo) contro i partiti tradizionali. Anche se in seguito si è “adeguato”. […]

 

ELLY SCHLEIN CONTE

Sull’altro fronte si pone il PD. Oltre i 2 terzi dei suoi elettori, infatti, ritengono che “senza partiti non ci può essere democrazia”. D’altra parte, si tratta dell’erede dei due principali partiti della Prima Repubblica. La DC e il PCI. I partiti di massa che hanno accompagnato la storia del Paese fino ai primi anni ’70. Per questa ragione è “unico”, sulla scena politica attuale. Perché i suoi elettori guardano il partito senza “il filtro del capo”. Visto che la sua identità non dipende dal leader.

 

Questo orientamento non può coinvolgere gli altri partiti. Azione, inscindibile dalla figura di Carlo Calenda. Ma soprattutto le forze di governo. In primo luogo, la Lega di Salvini e, soprattutto, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Che oggi, di fatto, è il soggetto politico di riferimento, al di là del grado di consensi che raccoglie. Perché è al centro del modello che Giovanni Sartori, maestro della Scienza Politica (di cui ricorre il centenario della nascita), definì “pluralismo polarizzato”.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani atreju

Il problema, però, è che si tratta di un “polo” incerto. Come i partiti che ruotano intorno. Con una fragile identità e in costante mutamento. Insomma, viviamo in tempi di “pluralismo imperfetto”. Perché non ci sono più “muri”, a dividere la politica. Né, tantomeno, leader nei quali riconoscersi. O dis-conoscersi. Così l’unico “elemento stabile” è “l’instabilità”.

GIUSEPPE CONTE E ELLY SCHLEIN

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”