ER SOR TENTENNA CORBYN HA DECISO: IL LABOUR APPOGGIA IL REFERENDUM BIS E FARÀ CAMPAGNA PER IL ''REMAIN''. DOPO MESI DI ALTALENA, L'EX EUROSCETTICO HA CAPITO CHE CON BORIS DALL'ALTRA PARTE, DOVEVA PRENDERE UNA DECISIONE NETTA - I LABURISTI VOTERANNO CONTO OGNI IPOTESI ''NO DEAL'' E ''ACCORDI DANNOSI''. CHE VUOL DIRE, NON SI SA - DUELLO FINALE TRA JOHNSON E HUNT PER IL DOPO-MAY, IL 23 LUGLIO SI ANNUNCIA IL VINCITORE

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  1. BREXIT: LABOUR APPOGGIA FORMALMENTE REFERENDUM BIS

jeremy corbyn alla camera dei comuni jeremy corbyn alla camera dei comuni

 (ANSA) - Svolta di Jeremy Corbyn sulla Brexit: il leader dell'opposizione britannica schiera ufficialmente il Labour a favore d'un secondo referendum e si impegna a sostenere l'opzione Remain se il prossimo governo Conservatore si arrenderà all'idea di un nuovo voto popolare, contro qualunque ipotesi di divorzio no deal come pure contro qualunque "dannoso" accordo di uscita dall'Ue di marca Tory. La decisione, rinviata nelle settimane scorse, è stata ratificata oggi dal governo ombra e annunciata in una lettera aperta.

 

  1. GB: DUELLO FINALE IN TV FRA JOHNSON E HUNT PER IL DOPO MAY

 (ANSA) - E' affidato a un dibattito televisivo a due, in programma stasera su Itv, il suono della campana dell'ultimo giro nella corsa per la successione a Theresa May come leader Tory e prossimo premier britannico fra il favoritissimo Boris Johnson e lo sfidante Jeremy Hunt. Una sorta di ultima chance per Hunt - succeduto al ministero degli Esteri proprio all'avversario - che i sondaggi danno indietro. La partita sarà decisa dal voto postale dei 160.000 iscritti del Partito Conservatore.

 

jeremy corbyn jeremy corbyn

Le schede sono state già inviate e le procedure sono in corso, con l'annuncio del vincitore atteso il 23 luglio. Al centro del dibattito resta la Brexit, che entrambi i rivali giurano di voler attuare senza esitazioni, ma rispetto alla quale solo Boris pone come tassativa la scadenza del 31 ottobre: anche a costo di rendere più probabile l'ipotesi di un divorzio senz'accordo (no deal). Mentre sul vincitore aleggia pure l'ombra di come sciogliere il nodo dello scandalo dei leak anti-Trump dell'ambasciatore negli Usa, Kim Darroch, ormai bruciato dalla reazione furiosa del presidente americano.

 

 

  1. BREXIT, ORA CORBYN ESCE ALLO SCOPERTO: “SÌ A UN SECONDO REFERENDUM IN OGNI CASO”

Antonello Guerrera per www.repubblica.it del 19 giugno 2019

 

“Sì a un secondo referendum sulla Brexit su ogni accordo approvato dal Parlamento”. Interpretare le parole di Jeremy Corbyn è sempre un po’ come decifrare la Pravda, la sua ambiguità sulla Brexit non si smentisce mai. Ma stavolta il leader laburista ha fatto un evidente passo in avanti a sostegno di una nuova consultazione popolare sull’uscita dall’Europa. 

 

un selfie con boris johnson un selfie con boris johnson

Come informano fonti del partito che hanno girato a Repubblica alcuni passaggi del suo discorso ai suoi, durante una riunione interna con il suo “governo ombra” Corbyn ha invocato esplicitamente un secondo referendum sulla Brexit. Sì, è vero, ha detto che “il risultato del referendum va rispettato", che sinora ha sempre "seguito pedissequamente la linea decisa dal partito all’ultimo congresso”, e cioè con una seconda consultazione popolare come ultima ipotesi. Ma allo stesso tempo, ha detto Corbyn, “un No Deal ci farebbe precipitare nei peggiori eccessi di un capitalismo catastrofico, trascinandoci verso accordi pessimi con Donald Trump, dando in pasto la nostra sanità pubblica alle aziende americane”.

 

boris johnson boris johnson

E dunque, dopo tutte queste ragioni “molto di sinistra”, Corbyn ha detto chiaramente che “è ora lecito che qualsiasi accordo sulla Brexit venga sottoposto a un voto popolare, il che è in linea con le decisioni prese all’ultimo congresso”. Attenzione, ma forse Corbyn intende le elezioni generali con “voto popolare”, come ha già fatto in passato? Può essere che giochi ancora su questa ambiguità, ma poi precisa: “Sulla scheda ci dovranno essere chiaramente indicate opzioni che possano soddisfare sia chi vuole restare” in Ue, “sia da chi vuole uscirne”. Qui non ci sono più dubbi: con queste parole Corbyn descrive la scheda di un secondo referendum sulla Brexit. 

boris johnson e i fan boris johnson e i fan

 

Anche l’ultima volta, il 29 maggio scorso, Corbyn aveva citato l’opzione referendum su “ogni accordo deciso dal Parlamento”, ma come seconda opzione dopo le elezioni generali. Queste, stavolta, non vengono più nemmeno citate. E anzi, il leader laburista accenna chiaramente della scheda del ballottaggio. Certo, un modo per placare la rivolta europeista nel suo partito, ma ora sembra chiaro: dopo tante esitazioni e per recuperare i voti europeisti fuggiti ai liberal-democratici, Corbyn ha espresso la volontà di chiedere un secondo referendum su qualsiasi accordo Brexit approvato dal Parlamento. Altrimenti, ci sarà il No Deal, l’uscita  senza accordo dall’Ue, scenario sempre più probabile visti i proclami del possibile prossimo premier Boris Johnson (“il 31 ottobre si esce, con o senza accordo”). E così molti elettori laburisti si chiedono sui social: “Jeremy, ma non è tardi adesso?”. 

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