giancarlo giorgetti matteo salvini claudio borghi alberto bagnai

LA FAGLIA DENTRO LA LEGA È GIORGETTI! – L’EX SOTTOSEGRETARIO NON ANDRÀ ALLA FESTA DELLA LEGA. UFFICIALMENTE PERCHÉ SARÀ A GENOVA PER L’INAUGURAZIONE DEL PONTE, MA IL VERO MOTIVO È CHE ORMAI SI SENTE ISOLATO DENTRO IL SUO PARTITO – IL SUO DISSENSO È CRESCIUTO NEL TEMPO, SULLE QUESTIONI ECONOMICHE, MA SOPRATTUTTO SULL' ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DELL' EUROPA. E DOPO LA NOMINA DI BAGNAI A RESPONSABILE ECONOMIA…

Amedeo La Mattina per “la Stampa”

 

salvini giorgetti

Alla fine Giancarlo Giorgetti non andrà alla festa della Lega Romagna a Milano Marittima. Il suo intervento era previsto per lunedì sera, ma ha dato forfait. La motivazione ufficiale è che il 3 agosto dovrà rappresentare il partito all' inaugurazione del nuovo ponte di Genova. Gli organizzatori spiegano che comunque un salto lo farà.

 

giorgetti fontana zaia

«Non ci sono divergenze tra lui e Matteo, ma solo sfumature legate al carattere», assicurano nel partito. Ma non sembra sia proprio cosi. L' ex sottosegretario alla presidenza da mesi è blindato nel suo Aventino. Passa le vacanze dalle parti di Madesino, un comune di montagna in provincia di Sondrio. Schivo, taciturno, guarda la politica del governo, e anche quella del suo leader, con distacco, disinteresse. Uno spettatore in tribuna.

alberto bagnai matteo salvini

 

Nessuna dichiarazione sulle questioni più importanti del Paese, non una parola sul Recovery fund. Ogni tanto compare la sua firma accanto a quella di Salvini in calce a qualche nota per attaccare la Cina. L' ultima del 3 luglio dopo il flash mob davanti all' ambasciata cinese in difesa dei manifestanti a Hong Kong. Cartelli, Matteo in prima fila, ma di «Gianca» (lo chiamano così nel partito), del responsabile Esteri, nemmeno l' ombra.

 

alberto bagnai giancarlo giorgetti

Giorgetti è la faglia dentro la Lega. Il suo dissenso è cresciuto nel tempo, sulle questioni economiche, ma soprattutto sull' atteggiamento nei confronti dell' Europa. Due fattori molto legati. Non ha infatti condiviso la nomina di Alberto Bagnai a responsabile economia, il docente universitario anti-euro che ha scalato il partito con le sue posizioni Italexit.

 

LUIGI DI MAIO GIANCARLO GIORGETTI

In un primo momento Salvini aveva pensato di spacchettare le competenze economiche e fiscali, coinvolgendo anche gli ex sottosegretari Garavaglia (molto vicino a Giorgetti) e Armando Siri. E invece l' ex ministro dell' Interno ha preferito Bagnai, il leghista più lontano da Giorgetti e il più critico delle istituzioni comunitarie, della Cancelliera Merkel e dell' ex presidente della Bce Mario Draghi.

MASSIMO GARAVAGLIA LAURA CASTELLI

 

Quando si toccano i fili dell' alta tensione istituzionale, Giorgetti ha sempre un riflesso condizionato ortodosso. Non è un caso che abbia tifato per Draghi premier di un governo di unità nazionale. «Uno scenario del tutto tramontato. Il voto a favore dell' autorizzazione a procedere contro Salvini - spiega uno stretto collaboratore del leader - è stato il punto di svolta che ha unito molto il centrodestra e reso Renzi la persona più inaffidabile del mondo: con un tappetaro non è possibile costruire nulla di alternativo, anche Berlusconi l' ha capito».

 

Giorgetti è troppo avveduto per mettersi contro il suo segretario in maniera frontale. Il bocconiano non urla, non usa parole fuori posto, non organizza correnti o trame. Anche perché non sarebbe in grado di vincere un congresso.

 

angelo tofalo silvio berlusconi giancarlo giorgetti

La Lega è ancora in mano a Salvini, anche se i dubbi tra colonnelli, sergenti e soldati cominciano a penetrare sulla capacità del «Capitano» di continuare a vincere. L' Emilia-Romagna è stato il test più deludente, la crisi di governo dello scorso anno in pieno agosto è stata un colpo alla sua credibilità, poi la discesa nei consensi e nei sondaggi.

 

GIANCARLO GIORGETTI

Ora a settembre, con la ripresa dei sbarchi e la crisi economica che morde, miscelato ai timori del Covid portato dagli «invasori sui barconi», Salvini è convinto di avere un rimbalzo. Ma è tutto da vedere. Le regionali e le comunali saranno le sue forche, mentre all' interno del partito splende la stella del governatore veneto Luca Zaia e all' esterno quella di Giorgia Meloni.

 

matteo salvini giancarlo giorgetti

Giorgetti osserva distaccato, come un «gatto marmoreo», come ha sempre fatto con tutti i segretari della Lega, da Bossi a Maroni fino a Salvini, suggerendo dietro le quinte, un cardinal Mazzarino con forti competenze economiche, non certo di politica estera. La sua carica defilata a sottolineare in che campo sta la Lega: dalla parte degli Usa, contro la Cina, più distante dalla Russia.

 

giorgetti bossi

Ma le vere divergenze sono sulla politica economica ed europea. Non è d' accordo sulla flat tax versione hard, non ritiene che il Recovery Fund ottenuto da Conte sia da buttare via, anzi. Che il Mes non sia da scartare perché non ci sono più le condizionalità capestro. Giorgetti non rema contro perché non ha né barca né remi.

 

Semmai vorrebbe che Salvini fosse «più pragmatico e lungimirante». La sua tesi è «più ti scagli contro l' Ue e la Merkel, più danno retta a Conte e a tutti coloro che possono fermare il centrodestra sulla via del governo». Ora che Berlusconi non è più il traino della coalizione.

GIANCARLO GIORGETTI giancarlo giorgetti giulio tremonti

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....