giorgia meloni consulta corte costituzionale

FERMI TUTTI: LA CONSULTA PUÒ FAR SALTARE L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA VOLUTA DALLA LEGA (E GIORGIA MELONI CI SPERA)I GIUDICI SI RIUNISCONO IN CAMERA DI CONSIGLIO PER DECIDERE SUI RICORSI DI PUGLIA, TOSCANA, SARDEGNA E CAMPANIA CONTRO LA LEGGE CALDEROLI (VENETO, LOMBARDIA E PIEMONTE INVECE SI OPPONGONO AI RICORSI) - LA SORA GIORGIA SOGNA CHE LA CORTE DICHIARI INCOSTITUZIONALE LA RIFORMA COSI’ DA FAR SALTARE IL REFERENDUM: NON SOLO PERCHE’ FRATELLI D’ITALIA, DA SEMPRE STATALISTA, NON VUOLE L'AUTONOMIA MA PERCHE’ UNA SCONFITTA AL REFERENDUM METTEREBBE SALVINI CON LE SPALLE AL MURO ALL'INTERNO DELLA LEGA E IN BILICO IL GOVERNO...

Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per https://www.editorialedomani.it/

 

giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse

La Corte costituzionale, ancora orfana del quindicesimo giudice a causa dell’inerzia del parlamento e che a breve sarà privata di altri tre membri in scadenza il 21 dicembre, ha aperto ieri l’udienza pubblica in materia di autonomia differenziata.

 

La questione, oltre che essere complessa, è controversa: riguarda la riforma – bandiera leghista nell’azione del governo – impugnata in via diretta da quattro regioni per conflitto di attribuzioni. Il punto principale, sotto il profilo costituzionale, riguarda l’interpretazione dell’articolo 116 della Costituzione sull’autonomia regionale.

 

gli scazzi tra meloni e salvini by rolli il giornalone la stampa

I ricorsi provengono da Puglia, Toscana, Sardegna e Campania, tutte a guida centrosinistra, che hanno impugnato la legge sia nella sua totalità sia in riferimento a specifiche disposizioni: la leale collaborazione, il procedimento con cui verranno approvate le intese tra stato e regione e, soprattutto, il finanziamento delle funzioni trasferite.

 

Questo è il tasto più dolente per il governo, ancora non risolto con l’effettiva fissazione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni per le materie che riguardano diritti civili e sociali, per cui è necessario uno standard minimo nazionale.

 

Vista l’articolazione dei ricorsi, il giudizio non sarà rapido. Intanto ieri la Corte ha ritenuto ammissibili gli interventi ad opponendum (in opposizione alle tesi prospettate dai ricorsi) delle regioni Piemonte, Veneto e Lombardia, governate dal centrodestra. […] Oggi la Corte si riunirà in camera di Consiglio per decidere e in ogni caso, viene fatto sapere, la sentenza verrà depositata entro metà dicembre. Una data non irrilevante per due ordini di ragioni: si colloca prima della cessazione dell’incarico di altri tre giudici costituzionali (tra cui l’attuale presidente Augusto Barbera) ma soprattutto prima di quando la Cassazione deciderà sull’ammissibilità dei referendum abrogativi presentati sulla stessa legge Calderoli.

GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI BY EDOARDO BARALDI

 

Proprio quest’ultimo punto è fondamentale: come viene fatto notare da chi conosce bene questo tipo di ricorsi, non serve che la Corte decida per l’abrogazione per intero della legge, per bloccarne sostanzialmente il funzionamento.

 

Se i giudici accoglieranno il ricorso delle regioni per quanto riguarda il finanziamento delle materie, la fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni e il mancato rispetto del principio di leale collaborazione tra stato e regioni, ecco che il disegno autonomista di Calderoli verrebbe di fatto smontato.

 

matteo salvini roberto calderoli

Proprio questa è un’ipotesi realistica: la legge, in particolare nella parte che riguarda i Lep, porta con sé un rischio di pregiudizio per i diritti dei cittadini a seconda della regione. Se così sarà, c’è da attendersi un effetto domino.

 

Con la dichiarazione di incostituzionalità di parti essenziali della riforma, la Cassazione potrebbe decidere che i quesiti referendari presentati con la raccolta firme siano superati. Dunque, niente referendum. Qualora così non fosse, l’ultima parola sull’ammissibilità costituzionale dei quesiti spetterà comunque alla stessa Consulta, entro il 20 gennaio prossimo.

giorgia meloni e matteo salvini alla camera

 

Se così fosse, l’effetto politico sarebbe inevitabile. In casa Lega, la legge attesa per trent’anni e finalmente approvata scivolerebbe via per un soffio ai governatori del nord. Nell’attribuzione delle colpe, però, i leghisti non potrebbero che guardare in casa, visto che la legge è stata scritta da Calderoli con la benedizione di Matteo Salvini.

 

Per gli altri due alleati, invece, un eventuale stop risolverebbe più di un problema. Forza Italia, di cui fanno parte molti governatori del Sud, non ha mai fatto mistero delle sue riserve sull’autonomia e anche Giorgia Meloni – che per cultura ha concezione centralistica dello stato – sanerebbe la contraddizione nei confronti del suo elettorato meridionale. […]

corte costituzionale 1MATTEO SALVINI - ROBERTO CALDEROLI ZAIA - GIORGETTI - FONTANA - CALDEROLI - SALVINI - FEDRIGAcorte costituzionalematteo salvini giorgia meloni

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…