giuseppe conte roberto gualtieri coronavirus

GIUSEPPI, I SOLDI DOVE SONO? - CALA L'INDICE DI FIDUCIA NEI CONFRONTI DI CONTE (-0,9%) E DEL GOVERNO (-0,4%) - IL 47,8% DEGLI ITALIANI BOCCIA L'OPERATO DELL’ESECUTIVO MA IL 61,2% NON PROMUOVE LE OPPOSIZIONI -SCENDE ANCHE IL GRADIMENTO DELLA CHIESA (34,1%). TONFO DELLA MAGISTRATURA CHE, DOPO LO SCANDALO PALAMARA, PRECIPITA AL 26,4% DI FIDUCIA (-12,3%)…

Alessandra Ghisleri per “la Stampa”

 

Gualtieri Conte

E adesso cosa può accadere nel nostro Paese dopo che le situazioni e le esigenze particolari di ogni cittadino sono ancora sospese nel limbo delle decisioni del governo e dell'Europa? Come conferma l'ultimo sondaggio Euromedia Research, il governo rischia di essere sepolto da una valanga di richieste e istanze che spaziano nelle più varie materie ministeriali. Nonostante un indice di fiducia nel presidente del Consiglio Giuseppe Conte al 43,4% (-0,9% rispetto alla scorsa settimana) e quello del governo al 34,2% (-0,4% in una settimana), esiste la consapevolezza nell'elettorato italiano, a tratti neppure malcelata, di una sottile linea di crisi, anche per una ragione elementare: essere all'altezza della situazione odierna significa fare alcune cose in maniera rapida e tempestiva.

 

conte gualtieri

Il significato dell'oggi sembra sfuggire di fronte alle grandi promesse nei confronti del futuro. Le persone vivono nel presente e si sentono ignorate nelle loro individuali necessità. Oggi più che mai è incomprensibile ai più che non ci siano risposte dirette ed efficaci rispetto alle promesse elencate nei diversi interventi mediatici e social di tutti i rappresentanti dell'esecutivo e delle istituzioni.

 

È evidente che più passa il tempo e più si sta perdendo l'occasione di sfruttare quella che si potrebbe chiamare cultura della sperimentazione che promette di allocare risorse in maniera diretta più efficiente e rapida rispetto ai numeri e alle richieste legittimate. Insomma, essere più pragmatici e meno ideologici e per questo più trasparenti, utili, controllabili e auspicabilmente più partecipanti permetterebbe all'opinione di pubblica di non sentirsi ignorata e lontana.

 

alessandra ghisleri foto di bacco (1)

Gli elettori hanno compreso che nell'ombra dell'emergenza Covid 19, è cresciuto un forte conflitto politico per accreditare o screditare il proprio nemico. Una marea di polemiche che hanno coinvolto tutti dalla gestione pubblica a livello nazionale fino a quella locale, spesso aiutate dal proliferare di fake news, ma che hanno escluso un solo attore: il cittadino.

 

Non ci si può concentrare su una sola realtà, perché si rischia di alimentare la rabbia sociale accendendo quei focolai che alimentano i conflitti. Ora è chiaro che tutto questo mette in grave difficoltà il premier e la maggioranza perché non si può più sfuggire al tempo che incessante batte i suoi colpi. In questa situazione di impasse la paura, che è stata la grande protagonista degli ultimi 100 giorni, ha fatto ben comprendere al cittadino di essere stato lasciato praticamente del tutto solo di fronte alle sue necessità.

 

E così in una complicata situazione decisionale, perché molte sono le informazioni e le valutazioni da mettere insieme, risulta più semplice per ciascuno di noi affidarsi alle proprie emozioni nei giudizi, nelle percezioni e nelle nostre opinioni.

 

MATTARELLA IN VISITA ALLA START UP KONG

Il gap tra politica, istituzioni e cittadini si fa sempre più ampio in maniera inversamente proporzionale rispetto ai valori che registra l'indice di fiducia nelle istituzioni. Un importante quota di elettori per esempio fatica a intendere che le regole costituzionali impediscono al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di farsi personalmente carico di decisioni che spettano in prima battuta al governo e al parlamento. E così stanno cadendo uno dopo l'altro tutti i punti fermi: non solo nella politica ma anche nei corpi intermedi e nelle istituzioni, anche la Chiesa coinvolta nei suoi scandali, ultimo quello del palazzo a Londra - a esclusione di Papa Francesco che rimane un punto saldo riconosciuto -, sta via via perdendo la sua credibilità nei confronti anche dei suoi fedeli attestandosi al 34,1% nel ranking della fiducia nazionale.

 

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI SELFIE IN PIAZZA

Per non parlare della magistratura, alle prese con i traffici sulle nomine e lo scandalo Palamara, che con un meno 12,3% oggi scende nella scala delle valutazioni registrando un indice di fiducia pari al 26,4%. Nessuno rimane escluso. I cittadini si dichiarano stressati e con i conti in rosso e sembrano riflettere in pieno lo stato dell'intero Paese.

 

Così oggi se il 47,8% degli italiani boccia l'operato del governo, ben il 61,2% non promuove le opposizioni incapaci di far prevalere una loro linea di coesione costruttiva. Il paradosso è che la gente nel suo disperato bisogno di avere dei fatti concreti punisce il governo che non glieli dà, ma è ancora più insoddisfatta delle opposizioni che nel loro insieme si limitano a cavalcare le delusioni per fini elettorali senza contribuire a dare uno sfogo costruttivo e contributivo. Ci si scopre così arrabbiati con gli arrabbiati, scontenti con gli scontenti, in difficoltà di fronte alle sceneggiate politiche. Il desiderio corre in un'unica direzione: i fatti.

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…