trump conte

HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA: IL DIVORZIO STRATEGICO DAGLI USA È STATO UN ERRORE GRAVISSIMO. DURANTE IL VERTICE G7 SI È POTUTO VERIFICARE L’ISOLAMENTO INTERNAZIONALE DELL’ITALIA. NON È LEGATO ALLA FIGURA DEL DIMISSIONARIO CONTE, ANZI. MA DAVVERO POSSIAMO ACCETTARE L’IDEA EMERSA NEI FATTI DI QUESTI ULTIMI 14 MESI PER CUI POSSIAMO DIVENIRE FELICEMENTE UNA NUOVA PROVINCIA CINESE? SIA I GIALLI CHE I ROSSI CHE I VERDI CI PENSINO SERIAMENTE. NON CI SARÀ SCARICABILE POSSIBILE. IL CONTO ARRIVERÀ A TUTTI, NESSUNO ESCLUSO.

Giacomo Pugliese per formiche.net

 

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP

Houston, abbiamo un problema. Ed è pure bello grosso. I quattordici mesi di governo gialloverde hanno prodotto diversi provvedimenti e possono essere giudicati dagli elettori con la massima libertà e infatti non mancano manifestazioni sia di approvazione che di forte dissenso.

 

Un aspetto che però non è mai adeguatamente tenuto in considerazione, né dalla pubblica opinione né dai media, è quello relativo alla politica estera. Eppure, a ben vedere, è proprio sulle relazioni internazionali che il governo del cambiamento un cambiamento l’ha prodotto. Anzi, ha realizzato una vera e propria rivoluzione. Se per oltre 70 anni l’Italia si era mossa, bene o male che fosse, lungo una linea sostanzialmente coerente, il M5S e la Lega hanno ribaltato il quadro delle nostre alleanze. In particolare, a subirne il danno maggiore è stata la relazione con gli Stati Uniti d’America.

 

Da partner numero 1 è scivolato (almeno) al posto numero 3 dopo Cina e Russia. Non si tratta, evidentemente, di una questione legata ad una classifica virtuale ma di un cambio di paradigma radicale. E gravissimo, aggiungiamo il nostro punto di vista. Sta di fatto che se l’Italia retrocede gli Usa, dall’altro lato anche l’amicizia di Washington verso Roma non può risentirne.

salvini conte di maio

 

Una prova di questa conseguente “disaffezione” viene dal vertice G7 di Biarritz, in Francia. A darne conto efficacemente è Paolo Mastrolilli, un giornalista fra i migliori conoscitori in assoluto delle dinamiche interne alle amministrazioni americane (quella Trump inclusa). Dalle colonne de La Stampa sottolinea come “nell’agenda del presidente Trump, almeno fino alla vigilia del G7 cominciato con la cena di ieri sera, c’erano incontri bilaterali formali con tutti gli altri leader del vertice, tranne il premier italiano Conte”.

 

giuseppe conte donald trump 8

Non si tratta dell’isolamento di un premier dimissionario ma è il simbolo della “debolezza del nostro Paese durante un vertice caratterizzato da temi tanto importanti quanto divisivi”.

 

L’agenda del G7 prevede che si parli di Libia, Siria, Ucraina e Iran: tutti temi che impattano sugli interessi nazionali dell’Italia. Peccato che il presidente Usa abbia una linea molto determinata su molti di questi dossier. E la distanza politica fra Washington e Roma è divenuta davvero massima. Neppure la conversione atlantica del leader della Lega sembra aver prodotto un riavvicinamento. Mastrolilli infatti non manca di notare: “Da fonti diplomatiche che hanno frequentato l’Italia negli ultimi tempi, però, si è raccolta anche la sensazione che la recente visita di Salvini a Washington non abbia convinto del tutto.

 

È stata notata la sua volontà di un aggiustamento delle posizioni, in particolare rispetto alla Russia, ma si tratta di un processo ancora da vedere che potrebbe pesare su eventuali ruoli futuri. La solitudine di Conte – conclude l’inviato de La Stampa – rischia di avere per l’Italia un significato che va oltre le naturali incertezze della transizione in corso”. Colpito (e affondato).

salvini conte di maio

 

Possiamo continuare a far finta di niente, a proseguire nella infinita campagna elettorale promettendo chi la flat tax, chi il salario minimo e chi politiche redistributive. Siamo nel pieno di una crisi che potrebbe vedere realizzarsi una potente recessione a livello globale. La miseria del dibattito politico interno dell’Italia può anche far sorridere. Ma la posizione del Paese a livello internazionale è materia su cui non conviene scherzare troppo.

 

Tutte le dichiarazioni pro o contro l’Unione europea sono certamente importanti, necessarie. Ma non sufficienti. Non serve dirsi europei per sfuggire al dilemma del nuovo bipolarismo globale interpretato da Usa e Cina (con Russia e Iran). Francia e Germania hanno una loro agenda e semmai quella europea segue la loro.

matteo renzi al senato

 

Ma noi? Davvero possiamo accettare l’idea emersa nei fatti di questi ultimi 14 mesi per cui possiamo divenire felicemente una nuova provincia cinese? Il divorzio strategico dagli Stati Uniti non solo può essere una mossa sbagliata (Formiche ne è arci-convinta) ma anche moltissimo costosa. Sia i gialli che i rossi che i verdi ci pensino molto seriamente. Non ci sarà scaricabile possibile. Il conto arriverà a tutti, nessuno escluso.

 

giuseppe conte donald trump 7

 

FOTOMONTAGGIO – LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI

 

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