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INCHIESTONA O POLPETTA AVVELENATA? - ANCHE MILENA GABANELLI COMMENTA L'INDAGINE DI "FANPAGE" SULLA LOBBY NERA DI FRATELLI D'ITALIA: "ISTIGARE A COMPIERE REATI È DISDICEVOLE. MA NON MI SEMBRA QUESTO IL CASO. SE QUEL MATERIALE ERA DISPONIBILE GIÀ DA TEMPO, ATTENDERE DI PUBBLICARLO A RIDOSSO DELLE ELEZIONI SI PRESTA ALLE ACCUSE. PERÒ DA CITTADINA PREFERISCO CONOSCERE I FATTI PRIMA DI VOTARE E NON DOPO. I GIORNALISTI SI CHIAMANO CANI DA GUARDIA ANCHE PER QUESTO…”

Gianmarco Aimi per www.mowmag.com

 

LOBBY NERA FANPAGE

Approfondimento giornalistico o “polpetta avvelenata”? Sull’indagine di Fanpage che ha svelato presunti finanziamenti in nero alla campagna elettorale milanese di Fratelli d’Italia, oltre alla vicinanza a diversi gruppi di nostalgici del fascismo e del nazismo, ha deciso di intervenire anche la giornalista simbolo delle inchieste giornalistiche in Italia, prima con Report e oggi con Dataroom: “Se quel materiale era disponibile già da tempo, attendere di pubblicarlo a ridosso delle elezioni si presta alle accuse. Dopodiché, lasciano il tempo che trovano poiché quel che conta sono i fatti”.

 

MILENA GABANELLI

L’inchiesta di Fanpage continua a far discutere e le polemiche promettono di non attenuarsi neppure dopo le elezioni, visto che sono attese altre puntate e nel frattempo la Procura di Milano sta acquisendo l’intero girato.

 

carlo fidanza inchiesta di fanpage

A svolgere l’operazione, copiando le 100 ore di girato, sarà la Guardia di finanza. Nel frattempo, è stato aperto un fascicolo per finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio relativo alla campagna elettorale di Fratelli d’Italia per le elezioni comunali di Milano, ma pare riguardi anche l’apologia di fascismo.

 

beppe sala e milena gabanelli

L’inchiesta denominata “Lobby nera” contiene le registrazioni audio-video realizzate da un giornalista che si è finto un imprenditore interessato a finanziare la destra milanese, in particolare l’area di Roberto Jonghi Lavarini - il “Barone nero” - e di Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo.

 

Entrambi appoggiano la candidata a Palazzo Marino di FdI Chiara Valcepina. Nei colloqui si parla di un sistema di “lavanderia” per pulire soldi versati in nero e destinati alla campagna elettorale locale, ma già testato in altre competizioni politiche.

 

milena gabanelli 3

E mentre Giorgia Meloni chiede di visionare “l’intero girato di 100 ore” e l’ha definita “una polpetta avvelenata“ pre-elettorale, c’è chi appoggia questa linea. In particolare, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, che ha parlato addirittura di “roba da servizi segreti deviati".

 

Per capire meglio come valutare il lavoro dei colleghi di Fanpage, abbiamo chiesto a Milena Gabanelli, giornalista simbolo del giornalismo di inchiesta in Italia, prima con la trasmissione Report su Rai3 e ora con Dataroom sul Corriere della sera.

 

Milena, c’è chi si chiede se sia giusto dal punto di vista deontologico "istigare a compiere reati" da parte del giornalista sotto copertura durante una inchiesta. Cosa ne pensi?

Istigare a compiere reati è disdicevole. Ma non mi sembra questo il caso, come in tanti altri, per esempio: se si vuole sapere se un poliziotto spaccia, si prova a fare il tossico che vuole acquistare droga.

 

milena gabanelli 2

Un altro aspetto controverso è legato alla richiesta di Giorgia Meloni di disporre delle 100 ore di girato da parte di Fanpage. Credi sia giusto consegnarle, oppure ha fatto bene il direttore Francesco Cancellato a renderle disponibili solo alla Procura?

Non sono un avvocato, ma Meloni credo che non abbia titolo per fare questa richiesta, la ha invece il diretto interessato, ma per visionare il girato dovrà disporlo un magistrato dopo che è stata sporta denuncia.

 

milena gabanelli e gian antonio stella

Infine, come valuti l'accusa di pubblicare “inchieste a orologeria” a ridosso delle elezioni come spesso adduce la politica? Ti sembra questo il caso, oppure è solo un modo per non rispondere nel merito?

Se quel materiale era disponibile già da tempo, attendere di pubblicarlo a ridosso delle elezioni si presta a queste accuse. Dopodiché, lasciano il tempo che trovano poiché quel che conta sono i fatti. E da cittadina preferisco conoscerli prima di votare e non dopo. I giornalisti si chiamano cani da guardia anche per questo.

 

milena gabanelli 1

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