giorgia meloni

LE INGERENZE DEI BUONI - ANCHE IL “GUARDIAN” ENTRA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE SCHIERANDOSI CONTRO FRATELLI D’ITALIA: "SE DOVESSE VINCERE LE ELEZIONI, GIORGIA MELONI METTERÀ A RISCHIO IL DIRITTO ALL’ABORTO" - IL QUOTIDIANO BRITANNICO INSISTE: “LA LEADERSHIP CONSERVATRICE IN DIVERSE REGIONI ITALIANE HA OSTACOLATO L'ACCESSO ALL'ABORTO, SOPRATTUTTO NELLE MARCHE, EX BASTIONE DI SINISTRA, CHE DA SETTEMBRE 2020 È GOVERNATO DA FRATELLI D'ITALIA"

NICOLA ZINGARETTI GIORGIA MELONI

(ANSA) - Molti anni di instabilità politica in Italia "aprono la strada a una premier di estrema destra". E' quanto si legge su una newsletter del Guardian, quotidiano britannico di orientamento progressista-liberal, in cui si confrontano il commentatore politico Archie Bland e la corrispondente da Roma, Angela Giuffrida.

 

"Dalla fine dell'era di Silvio Berlusconi nel 2011, la politica italiana è stata caratterizzata dall'instabilità. Nelle elezioni del prossimo mese, le cose potrebbero cambiare. I beneficiari sono gli eredi di Benito Mussolini", così esordisce la newsletter.

 

manifestazione rete italiana contraccezione e aborto pro choice 2

Si passa poi ad analizzare il successo di popolarità della leader di Fratelli d'Italia (FdI), Giorgia Meloni, che aspira al ruolo di presidente del Consiglio, a partire dal fatto che il suo partito non ha preso parte negli ultimi anni a governi "per motivi di convenienza politica o di interesse nazionale", come l'ultimo guidato da Mario Draghi. La sua affermazione personale deriva dal fatto che viene "considerata dagli elettori come una di loro", rispetto invece a una sinistra percepita spesso come "radical chic".

 

Sinistra che ha anche delle responsabilità, perché è stata incapace di dare risposte concrete ai malumori dell'elettorato. E rispetto alla questione delle radici di FdI si legge: "La domanda se i Fratelli d'Italia siano o meno fascisti è meno pertinente della domanda su cosa accadrà dopo, e il posto del Paese all'interno della destra radicale moderna e la sua influenza in tutta Europa".

loredana bertè giorgia meloni

 

IL GUARDIAN: “FRATELLI D’ITALIA METTERÀ A RISCHIO IL DIRITTO ALL’ABORTO”

Da www.lastampa.it

 

«Quando Giulia, 20 anni, ha scoperto di essere incinta ha subito deciso che non era pronta per avere un bambino. Sostenuta dal fidanzato e dalla famiglia, ha chiesto consiglio a un medico nella sua città natale, nelle Marche, su come ottenere un aborto. Ha dovuto affrontare ostacoli ad ogni passo, dalle telefonate che non hanno ricevuto risposta e gli ambulatori rimasti chiusi, sino a un medico che ha cercato di convincerla a cambiare idea».

 

Comincia così l’articolo del Guardian in cui si parla del rischio che, una volta al governo, Fratelli d’Italia potrebbero rendere molto più difficile l’accesso al diritto d’aborto.

 

manifestazione rete italiana contraccezione e aborto pro choice 1

«L’aborto in Italia è stato legalizzato con un referendum nel 1978, ribaltando un divieto assoluto imposto dal dittatore fascista Benito Mussolini che lo considerava un crimine contro la razza italiana, ma l’alto numero di ginecologi che si rifiutano di interrompere le gravidanze per motivi morali - 64,6%, secondo i dati del 2020 – ha significato che le donne incontrano ancora enormi difficoltà nell'accesso a procedure sicure» si premette nell’articolo.

 

 

il video di giorgia meloni contro il reddito di cittadinanza 2

E viene al punto: «La leadership conservatrice in diverse regioni italiane negli ultimi anni ha ulteriormente ostacolato l'accesso all'aborto, soprattutto nelle Marche, ex bastione di sinistra, che da settembre 2020 è governato da Fratelli d'Italia, un partito di radici neofasciste che dopo le elezioni nazionali di settembre potrebbe essere il più grande partito in una coalizione di governo di destra».

 

E ancora: «Giorgia Meloni, il capo del partito che spera di diventare presidente del Consiglio, ha descritto l’aborto come una “sconfitta”, anche se di recente ha affermato che l’abolizione della legge del 1978 non era all'ordine del giorno».

 

Secondo il Guardian le Marche, descritte come un «laboratorio» per le politiche di Fratelli d'Italia, forniscono un’idea di ciò che potrebbe accadere se la coalizione guidata dal partito e che include la Lega di estrema destra di Matteo Salvini, che è ugualmente contraria all'aborto, conquistasse il potere.

 

aborto

«Una delle prime mosse del consiglio regionale è stata quella di non applicare una misura del ministero della Salute, introdotta lo scorso anno, che permetteva alle cliniche, non solo agli ospedali, di fornire la pillola abortiva. Mentre la politica nazionale prevede che gli aborti medici possano essere effettuati fino a nove settimane di gravidanza, nelle Marche il limite è di sette settimane. Per legge, dopo che una donna riceve un certificato medico che autorizza il suo aborto, deve riflettere per una settimana prima che la procedura venga eseguita».

 

La testimonianza

«A volte una donna non scopre di essere incinta fino alla quinta o sesta settimana», ha detto Manuela Bora, una politica regionale del Partito Democratico di centrosinistra. «È quasi impossibile abortire qui. Sì, non possiamo negare che prima era difficile, ma ciò era dovuto agli obiettori morali; ora l'erosione dei diritti all'aborto è un tema politico».

 

il video di giorgia meloni contro il reddito di cittadinanza 10

Il Guardian aggiunge che Giulia, la 20enne in cerca di aborto, alla fine è andata online e ha trovato dettagli su un consultorio familiare senza scopo di lucro ad Ascoli Piceno, a quasi due ore di macchina da casa sua, che fornisce servizi per l'aborto. Il servizio è stato appaltato all'AIED – un consultorio familiare senza scopo di lucro ad Ascoli Piceno che fornisce servizi di aborto – una decina di anni fa perché le procedure di aborto non potevano più essere garantite dall'ospedale a causa dell'elevato numero di obiettori morali tra il suo personale. La stessa mattina della consultazione di Giulia, Tiziana Antonucci, vicepresidente dell’Aied, risponde agli appelli di altre sei donne che raccontano storie simili delle loro lotte per accedere ai servizi di aborto attraverso il sistema pubblico. Un'interruzione di gravidanza tramite Aied costa 200 euro, soldi che vanno a finanziare il servizio, contro i 1.500 euro di una clinica privata.

 

«Ci sono alcuni ospedali dove ci sono solo obiettori, e un ospedale - a Fermo - non ha mai nemmeno applicato la legge sull'aborto», ha detto Antonucci. «Ma anche negli ospedali dove non ci sono obiettori, il servizio è inadeguato. Quando la sinistra era al potere non facevano nulla per cambiarlo, temendo di perdere il voto cattolico. Ora ne abbiamo il diritto e rimaniamo bloccati in questa situazione sempre più difficile».

 

GIORGIA MELONI E LA FIAMMA DI FDI - BY CARLI

Il consiglio guidato da Fratelli d'Italia ha inoltre proposto di consentire agli attivisti anti-aborto, che già si infiltrano negli ospedali per fare pressioni sulle donne affinché non interrompano la gravidanza, di lavorare nelle cliniche di consulenza familiare. «Immagina una donna che va in una clinica per abortire e trova persone fanatiche anti aborto», ha detto Bora.

 

La stessa Bora conosce fin troppo bene le tattiche degli attivisti anti-aborto. Dopo lo scontro con Giorgia Latini, assessore alle Pari Opportunità delle Marche, sull'aborto ha ricevuto 1.450 pannolini – che rappresentano il numero degli aborti marchigiani nel 2019 – da un medico, che ha consegnato la partita agli uffici comunali mentre il figlio teneva un cartello che diceva di aver sangue sulle sue mani.

 

Una politica prioritaria sia per Fratelli d'Italia che per la Lega è invertire il calo delle nascite in Italia. Un modo per raggiungere questo obiettivo, secondo loro, è ridurre gli aborti fornendo incentivi finanziari per incoraggiare le donne a portare a termine una gravidanza.

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...