jimmy carter joe biden

JOE BIDEN RISCHIA DI FARE LA FINE DI JIMMY CARTER – RAMPINI: “UN DISASTRO DI POLITICA ESTERA QUALCHE VOLTA PUÒ ESSERE IRRIMEDIABILE, E PER CARTER LO FU. 13 MORTI FRA I "SUOI RAGAZZI" SONO UNA MACCHIA PER QUALSIASI PRESIDENTE, ANCOR PIÙ PER UN ANZIANO STATISTA CHE FRA I SUOI VANTI AVEVA L'ESPERIENZA IN POLITICA ESTERA” – “IL VERO TEST SARANNO LE ELEZIONI MID-TERM. SE BIDEN PERDE ANCHE UN SOLO RAMO DEL CONGRESSO, BUONA PARTE DELLA SUA AGENDA FINIRÀ PARALIZZATA E IL SUO INDEBOLIMENTO DI BIDEN PUÒ COMPROMETTERE LE CHANCE DI UNA CANDIDATURA DI KAMALA HARRIS ALLA CASA BIANCA NEL 2024. MA BIDEN HA UNA SPERANZA…

JOE BIDEN JIMMY CARTER

1 - DAGO-RETROSCENA - LA PRESIDENZA BIDEN, DOPO APPENA 7 MESI, STA SVANENDO COME UN PROFUMO SCADENTE. SE VUOLE SOPRAVVIVERE, DEVE SOLO PENSARE A COME VENDICARE I 13 MILITARI USA UCCISI 

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/presidenza-biden-dopo-appena-mesi-sta-svanendo-come-profumo-280976.htm

 

KABUL COME SAIGON

2 - UNO SPETTRO ALLA CASA BIANCA LA SINDROME DI JIMMY CARTER

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

Uno spettro insegue Joe Biden. Ha le fattezze di Jimmy Carter: il presidente democratico la cui stella politica fu abbattuta dai khomeinisti iraniani nel 1979, con la presa di ostaggi americani all'ambasciata di Teheran.

 

attentato all aeroporto di kabul 0

Un disastro di politica estera qualche volta può essere irrimediabile, per Carter lo fu. Biden sta attraversando la crisi più drammatica della sua carriera politica (anche se sul piano umano la vita gli ha inflitto prove ancora più dure, la perdita di moglie e figli). La giornata più tragica dell'ultimo decennio per gli americani in Afghanistan segna anche il punto più basso toccato da Biden.

le persone davanti all aeroporto di kabul dopo l attentato

 

13 morti fra i "suoi ragazzi" sono una macchia per qualsiasi presidente, ancor più per un anziano statista che fra i suoi vanti aveva l'esperienza in politica estera. Il coro di critiche contro di lui si fa sempre più assordante. Due parlamentari repubblicani già hanno annunciato di voler avviare la procedura d'impeachment, com' era prevedibile dopo che il loro presidente ne subì ben due in un solo mandato.

 

joe biden con jimmy carter nel 1978

Ma le sconfitte militari o d'intelligence non rientrano nella fattispecie costituzionale per l'interdizione, altrimenti la Baia dei Porci (1961) avrebbe chiuso la presidenza di John Kennedy, la caduta di Hanoi (1975) avrebbe finito Richard Nixon, i 241 marines uccisi a Beirut (1984) avrebbero segnato la crisi di Ronald Reagan.

 

militari americani all aeroporto di kabul

Soprattutto, non ci sono i numeri al Congresso per avviare la macchina dell'incriminazione. I repubblicani possono invece trovare dei voti democratici sufficienti ad aprire una commissione d'indagine sulla strage di Kabul.

 

Senza essere finalizzata all'impeachment, un'indagine del Congresso costringerebbe a testimoniare generali e ministri, col risultato di garantire la massima visibilità e prolungare l'effetto negativo sull'immagine di Biden fino alle legislative del novembre 2022. Quello sarà il vero test. Prima di allora Biden può continuare a scendere nei sondaggi, senza conseguenze concrete. La prova che arriva tra 14 mesi è cruciale.

kamala harris joe biden

 

L'elezione parlamentare di metà mandato rinnova tutta la Camera e un terzo del Senato. Non è quasi mai un appuntamento favorevole al presidente in carica. Clinton, Bush, Obama e Trump, tutti subirono emorragie di voti nel mid-term. Biden arriverà a quel test in una situazione già delicata a priori, perché i democratici ebbero un risultato mediocre nel novembre 2020: la loro maggioranza alla Camera è sottile, il Senato è in parità assoluta e solo il voto di spareggio della vicepresidente Kamala Harris garantisce l'approvazione delle misure più importanti.

 

joe biden e kamala harris

Se Biden perde anche un solo ramo del Congresso, buona parte della sua agenda di riforme finirà paralizzata. Guardando ancora più lontano, l'indebolimento di Biden può compromettere le chance di una candidatura di Kamala Harris alla Casa Bianca nel 2024: nessun vicepresidente ha mai guadagnato dalle disfatte politiche del suo capo.

 

Biden ha una speranza. Nel novembre 2022 l'Afghanistan sarà un ricordo distante, per quanto tragico. Gli elettori si orienteranno con ogni probabilità su altri temi: la gestione della pandemia, la ripresa economica, l'occupazione e l'inflazione. La sinistra del partito è abbastanza silenziosa sull'Afghanistan - salvo chiedere una politica generosa di accoglienza dei profughi - perché ha altre priorità: il Green New Deal, le grandi riforme sociali, il nuovo Welfare.

obama biden

 

Tenere duro sul progetto di lungo periodo forse è l'unica cosa che gli resta da fare, nella speranza che il tempo partorisca un giudizio diverso. La storia a volte gioca degli scherzi a chi tiene lo sguardo incollato sull'attualità.

 

La caduta di Hanoi nel 1975 - spesso evocata a sproposito nei paragoni con la débacle di Kabul - fu seguita 14 anni dopo dal trionfo americano nella guerra fredda. Non esistono ritirate gloriose, tantomeno eleganti.

 

Non può essere un bello spettacolo, l'abbandono della periferia di un impero che era ormai al di sopra della forza reale dell'America, nonché inadeguato alle sfide del domani. Dietro l'anziano Biden, scosso e indebolito, c'è una squadra di giovanissimi che lo hanno assecondato perché puntano a ricostruire un strategia "light", concentrando risorse sull'unico fronte davvero strategico, la sfida con la Cina.

attentato suicida all aeroporto di kabul kamala harris joe bidenla fuga da saigonattentato suicida all aeroporto di kabul kamala harris e joe bidenaereo decolla da kabul attentato suicida all aeroporto di kabul 3talebani 2afgani in fuga da kabul 2attentato suicida all aeroporto di kabul 2persone in fila per scappare da kabul attentato suicida all aeroporto di kabul 1

Ultimi Dagoreport

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...