klaas knot

UN KNOT ALLA GOLA - PATRIMONIALE? L'OLANDA LO VUOLE! IL GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE KLAAS KNOT DICE CHE È UNA SOLUZIONE ''DA LIBRO DI TESTO'': ''AVETE UN DEBITO TROPPO ALTO E UNA RICCHEZZA PRIVATA MOLTO ELEVATA''. DELLA SERIE: FATE 2+2 - E POI CHIUDE CON ''TENIAMO APERTA LA POSSIBILITÀ DI UNA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO''

 

Federico Fubini per il ''Corriere della Sera''

 

Klaas Knot conosce bene l’Italia e le sue contraddizioni perché è uno dei ragazzi del dormitorio. Viveva lì quando studiava a Pavia, insieme ai meridionali fuori sede. «I settentrionali abitavano in zona con i genitori e nel weekend mi invitavano nelle loro seconde case in montagna o al mare, pensavano fosse durissima lì in dormitorio. In realtà non era male».

jens weidmann klaas knot andrea ceccherini ignazio visco

 

Knot, oggi che lei è governatore della Banca d’Olanda, l’Italia la preoccupa?

«Siete un’economia dai molti volti diversi. Ci sono problemi nel settore pubblico, ma il Paese ha anche molta ricchezza privata. Nel G7, con il Giappone l’Italia è il Paese nel quale la ricchezza privata è più alta che in ogni altro Paese».

 

Il totale del debito di famiglie, imprese non finanziarie e Stato è sotto la media dell’area-euro…

«Esattamente!»

Sta dicendo che una tassa patrimoniale sarebbe la soluzione?

«La soluzione spetta ai politici italiani. Sto dicendo che in Italia c’è qualcosa che somiglia a un problema di redistribuzione interna, dato che c’è un debito pubblico così alto e una ricchezza privata che anch’essa è molto elevata. E certo, assolutamente, una tassa patrimoniale. Sarebbe una soluzione standard da libro di testo. Ora, le patrimoniali presentano anche svantaggi di arbitraggio e evasione e io non conosco l’economia italiana così bene da poter dire come funzionerebbe e quali sarebbero le conseguenze negative. Dunque evito di consigliare qualunque cosa, non è il mio ruolo».

 

Ma davvero un debito pubblico alto è un problema in un Paese con un debito complessivo, incluso quello privato, non così grande?

andrea ceccherini e klaas knot

«Il debito pubblico è una preoccupazione, sì. Ma una preoccupazione del tutto particolare è la bassa crescita. Di rado succede che il debito pubblico sia ritirato riducendone l’ammontare i termini nominali. È sempre ridotto permettendo all’economia di crescere, in modo che quello cali in proporzione al prodotto interno lordo.

 

E il problema dell’Italia è che da vent’anni ha una crescita della produttività stagnante o nulla, il reddito per abitante in termini reali è ancora a livelli simili di quando entrò nell’euro. Praticamente non c’è stata crescita. E il debito sta salendo. Nelle ultime previsioni della Commissione va su, non giù. Questo mi preoccupa, perché dal punto di vista di un banchiere centrale la cosa che temiamo di più è la dominanza dei problemi di bilancio».

 

La “fiscal dominance”, di cui lei parla, è quando il debito è così alto che la banca centrale finisce per operare solo per evitarne il default e non per seguire il suo obiettivo di inflazione. Siamo a quel punto?

«No. Non sto dicendo che siamo neanche vicini alla fiscal dominance. Ma se il debito pubblico continua a salire, noi ne abbiamo già una certa quantità nel nostro bilancio perlopiù attraverso la Banca d’Italia (dopo gli interventi di “quantitative easing” fra il 2015 e il 2018, ndr), allora certo che questo ci preoccupa. Ed è per questo che abbiamo regole di bilancio in Europa».

draghi merkel

 

Alcuni dicono che andrebbero riviste…

«Si possono criticare, non sono perfette. Sono il primo a dirlo. Magari si può discutere se il 60% rispetto al Pil sia esattamente la soglia giusta sul debito o no. Ma comunque fra 60% e 130% lo scarto è semplicemente troppo grande per dire: non vi preoccupate. Qualunque economista sarebbe d’accordo nel dire che 130% è un problema e, se sale, ancora di più».

 

Crede che qualche forma di ristrutturazione gestita del debito, come propongo il governo olandese e altri, sia la risposta giusta se l’Italia torna in difficoltà sui mercati?

«Ci sono due fonti di vincoli sulla finanza pubblica. La prima è il nostro sistema istituzionale con il Patto di stabilità e crescita, nel quale il Paesi cercano di darsi una disciplina da sé e gli uni con gli altri. Ma esso presenta un rischio morale (moral hazard), cioè invita a comportamenti opportunistici, e mette di fronte a decisioni politiche complicate. Guardi come ha operato il Patto. È molto difficile per la Commissione e per i Paesi essere veramente rigidi con gli altri. Le multe non sono mai scattate».

 

L’altro vincolo qual è?

«La disciplina di mercato. Il governo olandese propone di lasciarle un po’ più di spazio, se un Paese persegue politiche che per i mercati non sono sostenibili e lo spread sale perché gli investitori capiscono che c’è un serio rischio che il debito non sia rimborsato in pieno a causa di politiche sbagliate».

MARIO DRAGHI JENS WEIDMANN

 

Ma poi non si creano profezie auto-avveranti? Il mercato teme un default e a quel punto parte una fuga di capitali e porta a una crisi che sarebbe stata evitabile se si fossero rassicurati gli investitori.

«Certo, questo è una delle controindicazioni. Non dico che una ristrutturazione del debito in un’unione monetaria sia una passeggiata, niente affatto. Possono esserci vari effetti di contagio e molte ragioni per non arrivare a quello. Ma almeno teniamo aperta la possibilità, siamo un po’ meno apodittici nel dire che un default non accadrà mai. Credo sia questa la filosofia di fondo del mio governo».

 

Il whatever it takes fu la promessa di Mario Draghi di fare “qualunque cosa” per preservare l’euro. Varrà anche quando Draghi non sarà più alla guida della Banca centrale europea dal primo novembre?

«Quella dichiarazione preparò l’Omt, le Outright Monetary Transactions della Bce, un programma approvato dal consiglio direttivo.È uno strumento della banca centrale e resta disponibile per qualunque futuro presidente. La dichiarazione accettava che se possono esserci attacchi speculativi che si auto-alimentano su singoli Stati, la Bce ha la responsabilità di fare quanto può per preservare l’integrità della moneta unica. Il programma implica un equilibrio, però. Non attiva solo gli interventi della banca centrale: il Paese coinvolto deve riaggiustare le sue politiche e c’è un programma».

 

Ma alla fine, secondo lei qual è il problema dell’Italia?

WEIDMANN

«Mi pare che le difficoltà del Paese abbiamo a che fare più che altro con la globalizzazione e il cambiamento tecnologico. Non hanno niente a che fare con l’euro, trovo. L’Italia avrebbe avuto queste difficoltà con qualunque regime monetario avesse scelto. Le divergenze (da altri Paesi europei, ndr) hanno a che fare con la velocità diversa con la quale l’Italia ha scelto di adeguarsi alle rivoluzioni tecnologiche e all’impatto della globalizzazione. Quegli shock ci hanno investiti tutti, ma credo che la reazione dei vari Paesi sia stata differente».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....