giuseppe conte

“È ASSOLUTAMENTE FANTASIOSA L'IPOTESI CHE IO VOGLIA FORMARE UN PARTITO...” - GIUSEPPE CONTE SMENTISCE LE VOCI SU UN SUO LISTONE AL DI FUORI DEL M5S PER PLACARE LE IRE DI SALVINI E DI MAIO: “INVITO ANCHE VOI GIORNALISTI, CHE DOVETE RIEMPIR PAGINE, A NON FARE I PEGGIORI RAGIONAMENTI DELLA PRIMA REPUBBLICA. RESTITUIAMO ALLA POLITICA LA SUA NOBILTÀ…”

G. Zul. per “Libero quotidiano”

 

SALVINI DI MAIO CONTE

La mattinata di ieri non era iniziata bene per Giuseppe Conte. Ai microfoni di Radio Anch' io il suo vice Matteo Salvini aveva risposto così alla domanda del giornalista sull' informativa del premier in Senato sulla Russia: «Le sue parole mi interessano meno di zero». Una frase capace di tagliare le gambe a chiunque. Chiaro il messaggio: il presidente del Consiglio non si allarghi troppo, altrimenti rischia.

 

Lo sfogo del leader leghista in realtà non era tanto scaturito dal caso rubli, bensì da voci di strane manovre che giravano nei palazzi romani e su alcuni giornali. Nuove maggioranze, come se qualcuno stesse cercando «funghi, magari reclutando nuovi Scilipoti», sul modello europeo (M5S-Pd-Forza Italia), l'insolito schema che ha permesso a Ursula Von der Leyen di diventare presidente della Commissione Ue per il rotto della cuffia (grazie ai voti grillini). Bisognava bloccare le elucubrazioni prima che qualcuno pensasse di metterle in pratica, almeno secondo il pensiero di Matteo.

CONTE DI MAIO SALVINI

 

Le parole volano, i fatti invece restano. Per cui bisognava dimostrare concretamente a Conte che non è indispensabile, in modo da rafffreddare eventuali bollenti spiriti ribaltonistici. Così Salvini e Di Maio hanno pranzato da soli a Palazzo Chigi, che in realtà sarebbe la "casa" del premier. L'antifona insomma era chiara: caro presidente del Consiglio, abbassa le ali. O il ciuffo.

 

SUSHI

Così, anche dopo il discorso "collaborazionista" di Mattarella, Conte ha pensato bene di non disturbare i suoi vice e di mangiare un boccone fuori da Palazzo Chigi. Sushi, fanno sapere dallo staff. Voleva stare leggero, visto che nel pomeriggio e fino a sera doveva digerire gente pesante come Landini. Sarà stato il pesce alla giapponese o la boccata d' aria (torrida) respirata durante la breve passeggiata, fatto sta che appena vista una telecamera, il capo del governo si è messo davanti per rispondere al messaggio del vicepremier leghista.

 

di maio conte salvini

«Non ho letto le parole di Salvini e non ho avuto la possibilità di vedere il video. Ma che io possa andare in Parlamento a cercare una maggioranza alternativa quando invece, com' è ben chiaro a leggere, andrei in Parlamento per trasparenza nei confronti dei cittadini e rispetto delle istituzioni, è una cosa assolutamente fantasiosa». Inoltre «è assolutamente fantasiosa l' ipotesi che io voglia formare un partito - ha risposto ancora Conte -. Invito anche voi giornalisti, che dovete riempir pagine, a non fare i peggiori ragionamenti della prima Repubblica. Attenzione. Restituiamo alla politica la sua nobiltà, la sua nobile vocazione. Dobbiamo lavorare, non chiacchierare».

 

SALVINI CONTE DI MAIO

Il succo è che il sedicente «avvocato del popolo» ha abbassato le ali. Un bagno di realismo, benché i sondaggi lo indicano come una figura politica popolare. Peccato non abbia mai preso un voto vero, a differenza di Gigino (ormai dimezzato alle urne) e Matteo (sempre più vicino al 40%). Il fatto è che, a parte Mattarella (il che non è poco), la maggioranza non si fida più come prima del suo presidente del Consiglio.

 

GIORGETTI CHE FA?

Si sa che la Lega non ha mai digerito fino in fondo Conte, il quale ha passato un anno a tirare la volata ai pentastellati, parlando anche con la Merkel del pericolo Salvini. Ma adesso pure nelle file del Movimento è maturata una certa diffidenza. Ufficialmente è sempre uno di loro, tuttavia a microfoni spenti c' è chi rimprovera la troppa autonomia che si è preso il leader dell' esecutivo, al punto che qualcuno accusa: «Si sente il re Sole, ma è Di Maio che lo ha messo lì».

di maio conte salvini 1

 

La quasi sfiducia l' ha visto tutta Italia l' altro giorno, quando metà della delegazione grillina al Senato si è alzata nel momento in cui Conte prendeva la parola sul caso Russia.

Infine, non se ne parla più molto, però il silenzio di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, vale più di mille parole. La scorsa settimana è salito al Colle. Poi si è abbottonato. Zero commenti. Il malessere leghista, basta pensare al dossier autonomia, è più alto delle temperature di questi giorni. Occhio che qualcosa bolle in pentola. E per Conte l' estate rovente è appena iniziata.

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