melenchon bardella

“BARDELLA? BEL RAGAZZO, ANCHE SE DIPENDE DAI GUSTI” - IL LEADER DELL’ESTREMA SINISTRA JEAN LUC MÉLENCHON PUNTA A SBARRARE LA STRADA ALL’ESTREMA DESTRA DI LE PEN: “QUESTO PAESE È DI NOI METICCI. IO SONO NATO A TANGERI, IN MAROCCO. UN QUARTO DEI FRANCESI HA ALMENO UN NONNO STRANIERO” – LA RISPOSTA ALLE CRITICHE PER LA DIFESA DEI PALESTINESI E LE BORDATE A HOLLANDE (ANCHE IN FRANCIA LA SINISTRA E’ DIVISA E LITIGIOSA)

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

MELENCHON 3

Nella piccola piazza di Celleneuve, vecchio quartiere alle porte di Montpellier, ci sono i platani e le panchine come in tanti paesini del Sud della Francia, i campi di pétanque per giocare a bocce, la boulangerie con le baguette e il flan, quel Paese eterno e tradizionale come piacerebbe pure all’estrema destra, e poi però anche la folla venuta ad ascoltare Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise: bandiere tricolori e della Nuova Caledonia, della Palestina, del Marocco, sventolate da un pubblico bianco, nero, arabo.

 

marine le pen melenchon

«Siamo i meticci, siamo i racisé , apparteniamo a una razza, anche se solo negli occhi di chi ci guarda. Siamo simili nei bisogni, uguali nei diritti. E la Francia siamo noi!», grida Mélenchon, che sembra concentrarsi ora sulla questione fondamentale di questi giorni: esistono francesi più francesi degli altri? La Francia è di tutti quelli che ci vivono, o solo di quelli convinti di interpretarne i valori autentici?

 

 

Tra tanti appelli pavloviani a «sbarrare la strada all’estrema destra», così stanchi e rituali che molti si scordano ormai di spiegare il perché, una mano a ricordare la posta in gioco l’ha data negli ultimi giorni proprio il Rassemblement national e il suo leader Jordan Bardella. «Bel ragazzo, anche se dipende dai gusti», concede Mélenchon, e protagonista di un passaggio inquietante sui «francesi di origine straniera», che sono milioni. Nel programma del RN resta poi il divieto di accesso a certi impieghi pubblici per i cittadini che hanno anche un’altra nazionalità, una distinzione tra francesi di serie A e di serie B che risale al collaborazionismo di Vichy.

melenchon 5

 

Mélenchon si infila nella breccia, con un’appassionata difesa di quell’ideale multietnico anni 90 ormai così fuori moda, archiviato tra rinascita dei nazionalismi, crisi della globalizzazione e attentati islamisti.

 

macron melenchon

Quel sogno sarà pure in crisi, ma la realtà resta la stessa: «Un quarto dei francesi ha almeno un nonno straniero, il 15% dei francesi vive in una coppia dalle nazionalità diverse, io sono nato a Tangeri in Marocco, mio nonno era uno spagnolo di Orano in Algeria, e chi di voi ha almeno un nonno straniero?». Tutti si sbracciano alzando la mano, molti ne alzano due (come lo stesso Bardella, ndr ). «Vogliono dividerci ma non ci riusciranno», dice sicuro Mélenchon, che ha trovato forse il modo per uscire dall’angolo in cui si era rinchiuso nelle ultime settimane.

 

La campagna della France Insoumise per le elezioni europee è stata incentrata in gran parte su Gaza e la difesa dei civili palestinesi. Ma invece di difendere anche gli ebrei francesi, oggetto di attacchi e insulti senza precedenti dopo il 7 ottobre, Mélenchon aveva minimizzato parlando di «antisemitismo residuale».

jean luc melenchon sophia chikirou 1

 

Macchia che gli è stata continuamente rinfacciata, e ora lui sbotta: «Basta! Ho combattuto l’antisemitismo tutta la vita, queste accuse sono una sciocchezza che serve solo a far votare per l’estrema destra. La lotta all’antisemitismo fa parte del programma del Nouveau Front Populaire, e per la prima volta è menzionata anche quella contro l’islamofobia», aggiunge, mostrando di tenere molto all’equivalenza tra i due fenomeni. Ma la questione dei palestinesi è sorvolata in fretta, con un’invocazione al «cessate il fuoco» a Gaza che del resto accomuna tutti, pure Macron.

 

Accantonata così l’imbarazzante questione dell’antisemitismo, Mélenchon conferma che sì, vuole essere primo ministro, governare la Francia, la sua Francia della créolisation , il Paese delle tante origini diverse, dalla Polinesia al Maghreb, e che potrebbe essere ricca e potente proprio grazie a questo.

de magistris melenchon

 

Mélenchon ha fama di tiranno collerico e umorale, divisivo e contestato anche nel suo stesso partito della France Insoumise, ma a Montpellier decide di farne un vanto: «Non cercate mai di piacere, non serve a niente. Cercano di fermarci in ogni modo, e oggi c’è anche François Hollande a chiedermi di stare zitto». La folla si mette a fischiare.

 

L’ex presidente si è candidato a sua volta nel Nouveau Front Populaire per dare forza alla componente socialista, e in caso di vittoria potrebbe anche lui puntare alla poltrona di premier.

 

Poche ore prima del comizio Hollande ha chiesto a Mélenchon di farsi da parte e di tacere, «ma non basta che la buona società, fatta in gran parte di ignoranti, decida qual è lo stile giusto — alza la voce Mélenchon, tra gli applausi —. Come dice il Cyrano di Bergerac , io non rinuncerò mai all’onore di essere un bersaglio. Ma perché l’offesa raggiunga l’obiettivo, deve partire dallo stesso livello, e questo non è proprio il caso». La piazza ride: Mélenchon interpreta alla perfezione la parte dell’anziano professore di paese, burbero ma che sa parlare al popolo.

LO SGUARDO VIRILE DI JORDAN BARDELLA MELENCHON

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…