barack obama michelle joe biden

“BIDEN? I DEMOCRATICI VORREBBERO CAMBIARE CANDIDATO” - IL POLITOLOGO LARRY SABATO: “IL DIBATTITO C'È, POSSO CONFERMARLO. IN TEORIA È POSSIBILE, SE I LEADER DEL PARTITO ANDASSERO DA BIDEN A CHIEDERGLI DI FARSI DA PARTE, COME CON NIXON NEL WATERGATE. IL PROBLEMA È CHE CI VUOLE IL SUO CONSENSO - MICHELLE OBAMA OTTERREBBE LA NOMINATION IN UN ATTIMO E CREDO CHE VINCEREBBE LE ELEZIONI, PERCHÉ PRENDEREBBE TRUMP IN CONTROPIEDE. IL PROBLEMA È CHE NON VUOLE CANDIDARSI - PER VINCERE BIDEN DOVREBBE APPARIRE PIÙ VIGOROSO, PERCHÉ L'ETÀ LO DANNEGGIA, ANCHE SE FORSE STA MEGLIO DI TRUMP IN SALUTE. E CONVINCERE GLI AMERICANI CHE TRUMP NON HA…”

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

 

michelle obama joe biden

«Senza fare nomi, importanti esponenti del Partito democratico mi hanno chiesto cosa penso della possibilità di cambiare il candidato presidenziale prima o dopo la Convention. Questa conversazione sta avvenendo, al massimo livello, e la maggior parte di loro vorrebbe Michelle Obama. I problemi però sono due: primo, per farlo serve il consenso di Joe Biden; secondo, l'ex First lady non ha alcuna intenzione di candidarsi». La confessione che ci fa il politologo della University of Virginia Larry Sabato apre uno squarcio sulle manovre in corso dietro le quinte delle presidenziali […]

 

Secondo il suo sito Crystal Ball, gli Stati decisivi di Pennsylvania, Wisconsin, Nevada e Arizona sono in pareggio, mentre Biden è avanti in Michigan. Non è troppo ottimista?

«[…] siamo lontani dal voto. La possibilità che alla fine Trump vinca tutto esiste […]».

 

joe biden michelle e barack obama

Che impatto ha avuto finora la sua condanna per Stormy Daniels?

«[…] un effetto, ma molto limitato. In un'elezione così contesa, però, anche una piccola oscillazione tra moderati e indipendenti può risultare decisiva. Se la pena sarà seria, avrà un impatto; se sarà leggera, verrà dimenticata presto».

 

[…] Un quarto dell'elettorato non vuole né Joe né Donald.

«Molti non andranno a votare, o sceglieranno candidati minori come Bob Kennedy e Cornel West. […]».

 

I democratici sono nel panico?

«[…] dovrebbero concentrarsi sul lavoro da fare. Se però dopo le Convention Trump avrà ancora il vantaggio attuale diventerà il grande favorito».

jill biden joe biden barack obama michelle obama kamala harris

 

Perciò i democratici pensano di cambiare il candidato in corsa?

«Il dibattito c'è, posso confermarlo personalmente. In teoria è possibile, se i leader del Partito andassero da Biden a chiedergli di farsi da parte, come con Nixon nel Watergate. Il problema è che ci vuole il suo consenso, perché ha vinto le primarie col 99% dei voti, e non credo lo darà, a meno di gravi problemi di salute».

 

Se accadesse, chi sarebbe il favorito?

«Si è parlato dei governatori della California Newsom, dell'Illinois Pritzker, e della Pennsylvania Shapiro. Gretchen Whitmer, del Michigan, avrebbe buone possibilità, perché si porterebbe da casa uno Stato decisivo, è forte nel confinante Wisconsin, è donna del Midwest e quindi può fare bene in Pennsylvania e gli altri Stati chiave».

michelle obama e jill biden

 

Tutti però sognano Michelle Obama.

«Ovviamente otterrebbe la nomination in un attimo, ma credo anche che vincerebbe le elezioni, perché prenderebbe Trump in contropiede e sconvolgerebbe i piani della sua campagna. Il problema è che non vuole e penso che neanche il marito riuscirebbe a convincerla. […] l'ex presidente ha rivelato che la moglie ha convinto anche le figlie a non azzardarsi mai a fare politica».

 

Gli analisti dicono che la Casa Bianca si deciderà in 6 o 7 Stati, ma i democratici sostengono che a loro basta rivincere Michigan, Pennsylvania e Wisconsin. Hanno ragione?

«Sì, a patto che riprendano anche il seggio del Nebraska che si assegna con un meccanismo diverso. Però vincerebbero di un pelo e così tutto può accadere. Questa situazione ricorda quella di Jimmy Carter. Fino a una settimana dal voto Reagan era avanti di un paio di punti. Poi è salito a dieci, a causa dell'Iran. Il collasso di un candidato […] è sempre possibile, per una cosa sbagliata che dice o qualche evento imprevisto».

 

michelle obama joe biden

Tipo Putin che fa un test atomico due giorni prima del voto.

«Esatto. Chi può saperlo, in un mondo confuso come questo?».

 

Sorprese di ottobre a parte, cosa serve a Biden per recuperare?

«Due cose. Primo, apparire più vigoroso, perché l'età lo danneggia, anche se forse sta meglio di Trump in salute. Secondo, smettere di puntare sui risultati della sua presidenza, anche se sono stati positivi. Deve convincere gli americani che Donald non ha il carattere per tornare alla Casa Bianca […]».

MICHELLE OBAMA JOE BIDENmichelle obama joe biden

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”