donald trump joe biden

“BIDEN È UN FALLITO CHE STA DISTRUGGENDO LA NAZIONE” - DONALD TRUMP REPLICA A “SLEEPY JOE”, CHE NELL’ANNIVERSARIO DELL’ASSALTO AL CONGRESSO LO HA ACCUSATO DI AVER VOLUTO “SOVVERTIRE LA COSTITUZIONE, RIFIUTANDO IL RISULTATO DELLE ELEZIONI” - IL PAESE È POLARIZZATO COME NON MAI E IL PRESIDENTE È AL MINIMO DI CONSENSI. LA SUA SCELTA DI DIVIDERE TRA BUONI E CATTIVI L’ELETTORATO FORSE NON È UNA BUONA IDEA NELL’ANNO DELLE MIDTERM…  - VIDEO

 

 

 

1 - L'ASSALTO DI BIDEN A TRUMP «NEGLI USA NIENTE DITTATORI» LA REPLICA: PAROLE DA FALLITO

Anna Guaita per "il Messaggero"

 

joe biden anniversario dell'assalto a capitol hill

«Angry Biden», il Biden in versione «arrabbiata», ha dominato tv e social ieri, con evidente soddisfazione della base democratica. Nel suo discorso in commemorazione del primo anniversario dell'attacco al Campidoglio da parte di rivoltosi pro-Trump, il presidente ha messo da parte i toni del compromesso e del dialogo, e ha tirato fuori le unghie.

 

donald trump 3

Pur senza mai fare il nome di Trump, per i 25 minuti del suo intervento è stato chiarissimo chi fosse la persona contro cui puntava il dito accusatore: «Ha creato una ragnatela di bugie e ha fatto quel che nessun presidente ha mai fatto, rifiutando di accettare il risultato delle elezioni e il pacifico passaggio dei poteri. Voleva sovvertire la Costituzione».

 

kamala harris joe biden anniversario dell'assalto a capitol hill

E ancora: «Prego perché tutto questo non accada mai più. Gli Stati Uniti non sono terra di re, dittatori o autocrati. E oggi siamo di fronte a un momento storico decisivo».

 

LE ELEZIONI

Biden ha attaccato il predecessore come un narcisista che nel diffondere la bugia delle elezioni rubate pensa più «al suo ego che al suo Paese», mentre «numerose riconte, ricorsi a tribunali con giudici anche eletti da lui stesso e appelli alla Corte Suprema» hanno confermato invece che si è trattato delle elezioni «più democratiche e vigilate della storia americana».

aereo di donald trump 19

 

Biden ha anche spiegato come chi ripeta quella bugia «per paura della sua rabbia» stia ora di nuovo capovolgendo la realtà sostenendo che i rivoltosi fossero «patrioti»: «Erano tutt' altro che patrioti ha esclamato - Sono venuti qui pieni di furia, non al servizio dell'America, ma al servizio di un solo uomo, per negare la volontà degli elettori».

 

E cosa ha fatto Trump? «L'ex presidente se ne stava davanti alla tv a guardare le loro azioni violente senza far nulla per fermarle!». Quest' ultimo particolare è diventato di pubblica conoscenza grazie ai collaboratori dell'ex vicepresidente Mike Pence, membri dell'amministrazione Trump che hanno deciso di collaborare con la commissione di inchiesta della Camera.

 

protesta a capitol hill

E' interessante notare che questo gruppo di testimoni ha avuto l'ok dallo stesso Pence di raccontare quello che hanno visto il 6 gennaio di un anno fa. Pence era stato sottoposto a forti pressioni da Trump, che gli chiedeva di non ratificare il risultato delle elezioni, ma il vicepresidente gli rispose che non poteva violare il dettato costituzionale, e così diventò inviso a Trump che lo additò alla furia dei rivoltosi.

 

Ieri c'è stata la conferma che un altro gruppo di ex collaboratori di Trump si sta staccando in modo deciso dall'ex presidente e vuole convincerlo a smettere di ripetere la bugia delle elezioni rubate, che «continua a dividere il Paese», secondo quanto ha detto l'ex portavoce di Trump, Stephanie Grisham parlando alla Cnn.

donald trump mike pence

 

LA DICHIARAZIONE

Non sembra però che lui abbia voglia di ascoltare simili suggerimenti. Minuti dopo il discorso di Biden, Trump ha rilasciato un'acida dichiarazione in cui ha sostenuto che il suo successore lo stava attaccando «per dividere l'America ancor di più».

 

Trump ha bollato Biden come un presidente fallito che sta «distruggendo la nazione» e lo ha accusato di una serie di politiche che ha citato volutamente stravolgendone la realtà, per esempio ha parlato di «politiche folli di confini aperti», ben sapendo che l'idea che i confini siano aperti è una delle bugie da lui stesso ideate contro Biden.

 

polizia capitol hill

Lo ha accusato di «politiche energetiche disastrose», che in realtà sono le politiche ambientaliste di finanziamento e supporto delle energie alternative, di «elezioni corrotte», cioè la solita bugia infondata e ripetuta ad nauseam, e «devastanti chiusure delle scuole», che è l'esatto opposto della realtà, visto che le scuole sono aperte e semmai sono gli insegnanti che stanno facendo sciopero per chiuderle almeno temporaneamente davanti allo tsunami dell'Omicron. In altre parole, Trump non si è smentito: ha risposto all'attacco di Biden con un attacco, ma non ha offerto nulla di nuovo.

 

 

assalto al congresso usa by osho 1

SODDISFATTA LA BASE

Ma anche la base di Biden ha reagito ieri con grande soddisfazione e l'«angry Biden» è stato ampiamente applaudito, molti anzi hanno detto che avrebbero voluto sentire il presidente così agguerrito già un anno fa. «Perché non ha fatto appello all'armonia come ha sempre fatto?», hanno chiesto polemici i giornalisti a Biden. E lui: «Perché per avere l'armonia bisogna vedere e curare la ferita, e questa è una ferita molto grave e profonda».

 

2 - L'EX LEADER: «MESSINSCENA» MA LE INCHIESTE LO INSEGUONO

assalto a capitol hill 2

Giuseppe Sarcina per il "Corriere della Sera"

 

La reazione di Donald Trump arriva pochi minuti dopo la conclusione del discorso di Joe Biden a Capitol Hill. Prima una breve nota: «È solo una messinscena per distrarre gli americani dal suo fallimento». Poi, una mail inviata ai fedelissimi, intestata al comitato per la raccolta fondi «Save America»: «Biden sta sgobbando per cercare di deviare l'attenzione dal lavoro incompetente che sta facendo e che ha già fatto. Basti pensare all'orribile ritiro (o resa) dall'Afghanistan, al confine, al Covid, all'inflazione, alla perdita dell'autosufficienza energetica e molto altro.

kamala harris joe biden anniversario dell'assalto a capitol hill

 

Questo è quello che capita quando si ha un'elezione truccata». Come era prevedibile, dunque, l'anniversario del 6 gennaio ci consegna uno scontro politico totale, come se mancassero poche settimane e non tre anni alle elezioni presidenziali. Trump, del resto, non ha mai smesso di essere in campagna elettorale, nemmeno quando era alla Casa Bianca.

 

Questa volta si era fatto convincere ad adottare una strategia per lui innaturale: defilarsi, lasciare l'intera scena agli avversari. Martedì 4 aveva cancellato la conferenza stampa programmata per la sera del 6 gennaio. Non sappiamo se sia pentito di questa decisione, dando appuntamento ai suoi supporter per il 15 gennaio a Florence, in Arizona.

joe biden anniversario dell'assalto a capitol hill

 

Nel comizio si rifarà con gli interessi, intesi come attacchi al rivale democratico, ai «traditori, repubblicani solo di nome», a cominciare dalla deputata Liz Cheney che ieri ha partecipato alla cerimonia di Capitol Hill accompagnata dal padre Dick, l'ex vice presidente. Ma le parole di Biden potrebbero cambiare lo scenario e mettere in difficoltà l'esiliato di Mar-a-Lago. Il presidente degli Stati Uniti lo ha chiamato in causa per le responsabilità politiche legate al 6 gennaio. Ma non solo.

 

A un certo punto Biden ha detto, riferendosi a Trump: «Dopo aver spinto la folla ad attaccare, se ne stava seduto nella sala da pranzo della Casa Bianca senza fare nulla per ore». Una frase che ci porta alle due ipotesi di reato che la commissione di inchiesta parlamentare potrebbe segnalare al Dipartimento di Giustizia.

 

supporter trump assalto al congresso

Prima eventualità: Trump ha fomentato i tumulti in cui sono morte cinque persone. Secondo: l'ex presidente non ha fatto nulla per difendere le istituzioni. Mercoledì 5 gennaio il ministro per la Giustizia, Merrick Garland, ha promesso pubblicamente: «perseguiremo tutti i responsabili per l'assalto del 6 gennaio 2021, a tutti i livelli».

 

A quanto pare, dunque, sta prendendo forma un'offensiva giudiziaria contro Trump, costruita sull'asse tra i democratici del Congresso e il dipartimento per la Giustizia. Con l'avallo, a questo punto ufficiale, di Biden. Per «The Donald» tutto ciò costituirebbe l'insidia maggiore, da aggiungere alle inchieste sulle operazioni finanziarie della «Trump Organization».

 

MERRICK GARLAND

Lunedì 3 gennaio, Letitia James, procuratrice generale dello Stato di New York, ha convocato di imperio (subpoena) il capo del clan famigliare e i figli Ivanka e Donald jr. La magistrata sospetta che il valore degli asset del gruppo sia stato gonfiato per ottenere più facilmente prestiti bancari. In parallelo, e sugli stessi aspetti, è in corso l'indagine con possibili risvolti penali, condotta dalla procura distrettuale di Manhattan. Il primo gennaio, il capo dell'ufficio, Cyrus Vance ha passato le consegne al successore, Alvin Bragg, già al lavoro sul dossier.

assalto a capitol hill 1esercito a capitol hill 6volantino che incita all assalto del congresso usa preparativi per la cerimonia di insediamento di joe biden a capitol hillassalto al congresso meme 20assalto al congresso meme 14esercito a capitol hill 8assalto al congresso meme 12esercito a capitol hill 5federali al congresso dopo l assalto dei supporter di trump assalto al congresso usaassalto al congresso usa

 

supporter trump assalto al congressoassalto al congresso meme 17assalto al congresso meme 13

Ultimi Dagoreport

andrea orcel risiko friedrich merz unicredit commerzbank

DAGOREPORT - IL MURO ERETTO DA COMMERZBANK CONTRO UNICREDIT INIZIA A MOSTRARE LE PRIME CREPE – DOPO L’ANNUNCIO BY ANDREA ORCEL DEL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DEL 30% (E DEL 50 CONTANDO I DERIVATI), LA SECONDA BANCA TEDESCA HA CHIESTO L’AVVIO DI UN’INDAGINE ALLA BAFIN, LA CONSOB DI FRANCOFORTE. MA LA MOSSA PUÒ SOLO RALLENTARE, NON FERMARE L’OPERAZIONE – LO STESSO CANCELLIERE TEDESCO, FRIEDRICH MERZ, CHE PRIMA PARLAVA DI “ACQUISIZIONE OSTILE NON ACCETTABILE”, AVREBBE CAMBIATO IDEA DOPO LE INTERLOCUZIONI CON I GRANDI FONDI INTERNAZIONALI. PRESTO MERZ POTREBBE INCONTRARE ORCEL. E ANCHE IL FRONTE ANTI-ITALIA DEI SINDACATI TEDESCHI STAREBBE PERDENDO QUOTA – IL SEMPRE PIÙ VISPO ORCEL ACCELERA LA TRATTATIVA PER IL RISPARMIO GESTITO CON IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET. UNA VOLTA FATTO BINGO! POTRÀ TORNARE CON LA CORONA D’ALLORO A ROMA E PRENDERE A PERNACCHIE I SALVINI E GIORGETTI CHE LIQUIDARONO UNICREDIT COME “BANCA STRANIERA” STOPPANDO CON IL GOLDEN POWER LA CONQUISTA DEL “LORO” BANCO BPM…

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…