letta renzi conte

DAL “CAMPO LARGO” ALLA “CAMPORELLA”: LETTA NON VUOLE ALLEARSI NÉ CON IL M5S NÉ CON RENZI - IL NO A ITALIA VIVA E’ SEMPLICE: TOGLIE PIU’ VOTI DI QUANTI NE PORTA - MANO TESA A CALENDA (AZIONE VALE IL 5%), BEPPE SALA E DI MAIO, +EUROPA, ARTICOLO 1 E SINISTRA ITALIANA - LETTA NON VUOLE FARE DELL’”AGENDA DRAGHI” L’UNICO CRITERIO PER FORMARE LA NUOVA COALIZIONE - È UN ERRORE CHE FU GIÀ COMMESSO DIECI ANNI FA, QUANDO UNA CORRENTE DEM SI MISE A INVOCARE L'ADOZIONE DELLA "AGENDA MONTI" COME BASE DEL PROGRAMMA. POI IN QUEL CASO ALLA FINE MONTI SI MISE IN PROPRIO E DIVENNE UN AVVERSARIO POLITICO DEL PD ALLE ELEZIONI DEL 2013…

LETTA RENZI

Stefano Cappellini per “la Repubblica”

 

Recuperare l'alleanza con il M5S sarebbe incomprensibile e sbagliato. Enrico Letta non sembra avere dubbi. Anche se nel Partito democratico c'è ancora chi spinge per studiare una forma di accordo, e persino tra i grillini non mancano i fautori dell'intesa, il segretario è per tracciare una linea di confine netta. Gli elettori non capirebbero un Pd che chiede un mandato per governare il Paese andando a braccetto con una forza che ha appena accusato di aver «tradito il Paese».

 

letta calenda

Nemmeno la chiamata alle urne contro il pericolo delle destre sovraniste e putiniane può giustificare un dietrofront. C'è un limite alla decenza politica e agli opportunismi tattici, che pure il Pd ha oltrepassato spesso nella sua storia e mai quanto nel rapporto con il Movimento fondato da Beppe Grillo.

 

Giuseppe Conte, del resto, sembra felice di correre da solo con ciò che resta del M5S. Ma Letta non vuole neanche correre il rischio che il partito si schiacci su un profilo e un'alleanza a trazione centrista. Il campo deve restare "largo", rappresentare bene tutta la sinistra di governo. Senza M5S sarà comunque più omogeneo e credibile, almeno sulla carta.

 

letta conte di maio

Non c'è molto tempo per chiudere gli accordi e scrivere il programma. Le liste dovranno essere chiuse prima di agosto e la spartizione dei collegi elettorali tra gli alleati è un puzzle complicato e delicatissimo, sbagliare il candidato su un territorio significa regalare un parlamentare agli avversari. Il Pd è uno dei pochi partiti ad avere ancora organismi dirigenti veri, quindi le decisioni sulla coalizione che sfiderà la destra guidata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini saranno prese nelle sedi ufficiali, ma è difficile che l'idea di Letta sul M5S incontri grandi ostacoli. Più complicato sarà tracciare i confini sul lato destro della coalizione.

 

gianni letta luigi di maio

Anche qui il leader dem ha un orientamento: le condizioni per un accordo con Italia viva non ci sono. Le ragioni sono molte, e la più recente è l'ubiquità politica di Matteo Renzi negli ultimi anni, che ha spinto l'ex premier a sostenere il centrodestra in numerose occasioni elettorali. Ma a pesare è soprattutto il passato. Non quello personale, pur ingombrante. Il problema è che per una quota rilevante di elettori la presenza di Renzi in un'alleanza è ragione sufficiente a dirottare altrove il proprio voto.

 

letta renzi

La possibilità che sia negativo il saldo tra voti portati in dote da Iv e voti persi a causa di Iv è molto alta. Quasi una certezza, anche secondo i sondaggisti che hanno espresso un parere sulla questione. Non è però solo una questione di numeri. Separare le strade con l'ex segretario del Pd servirebbe a tracciare un'altra linea di confine, dopo quella con Conte e i suoi, e rimarcare il carattere di novità della proposta.

 

Per questo il ragionamento su Iv non si applica a Carlo Calenda. Letta è pronto a imbarcarlo. Dipenderà dalle scelte del leader di Azione, che potrebbe insistere sull'idea di una corsa solitaria nonostante la rottura tra i dem e i 5Stelle. Un tentativo sarà fatto. Di sicuro l'eventuale rottura con Calenda sarebbe più dolorosa. Le quotazioni gli attribuiscono un consenso che potrebbe risultare decisivo soprattutto nell'attribuzione dei collegi uninominali, che eleggono circa un terzo dei parlamentari. Nei collegi passa un solo candidato, anche pochi punti percentuali dispersi possono spostare la vittoria di qua o di là e Calenda ha sondaggi che lo danno vicino al 5 per cento e una tendenza a salire.

EMMA BONINO

 

Nel Pd l'eventuale proposta di escludere Renzi incontrerà senz' altro un'opposizione interna più forte, che probabilmente si appellerebbe alla necessità di tenere unite tutte le forze che hanno sostenuto il governo Draghi fino all'ultimo. Tra l'altro, proprio il leader di Iv ieri ha lanciato un appello: «Chi vuole sostenere l'Area Draghi dia un segnale».

 

letta calenda

Ma su questo punto Letta è convinto si debba superare un equivoco. Il sostegno al governo Draghi è stato un segno distintivo della stagione di unità nazionale, e sarà rivendicato, ma non può diventare la proposta programmatica o il criterio esclusivo per formare la nuova coalizione. Anche perché un partito con l'ambizione di recuperare una massa elettorale vera non può correre per interposta persona, cioè agitando "l'agenda Draghi" senza nemmeno che Draghi sia in campo.

 

mario monti camera ardente di cesare romiti alla camera di commercio di milano 3

È un errore che fu già commesso dieci anni fa, quando una corrente dem si mise a invocare l'adozione della "agenda Monti" come base del programma. Peraltro, in quel caso alla fine Monti si mise in proprio e divenne un avversario politico del Pd alle elezioni del 2013. Il possibile identikit del "campo" elettorale intorno al Pd vede dunque alla sua sinistra Articolo 1 e il cartello rosso-verde di Sinistra italiana e dei Verdi, alla sua destra Azione e +Europa, se ci staranno.

 

Poi la nuova area liberal-ecologista alla quale stanno lavorando il sindaco di Milano Beppe Sala e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Doveva finire così, che il leader in passato più ostile ai dem è l'unico sopravvissuto M5S nel nuovo centrosinistra.

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...