salvini casellati

“CARA ELISABETTA, SARAI PRESIDENTE” - SALVINI PENSA AL BLITZ IN AULA SU CASELLATI ALLA QUARTA VOTAZIONE: CERCA I VOTI TRA I GRILLINI E TENTA RENZI CON LA POLTRONA DI PRESIDENTE DEL SENATO - IL CAPITONE AVEVA GIÀ “PROMESSO” IL COLLE A CASELLATI NELL’ESTATE 2019 – SE SALVINI RIESCE NELLA PROVA MUSCOLARE SALTA IL GOVERNO E SI VA ALLE ELEZIONI. ENRICHETTO LETTA NON SI FIDA DEL M5S, MA CONTE ASSICURA: “I MIEI NON VOTERANNO MAI CASELLATI NÉ NESSUN ALTRO CANDIDATO PROPOSTO DAL CENTRODESTRA”. E C’È CHI FA NOTARE I VOTI CHE HA PRESO IERI IL PRESIDENTE USCENTE MATTARELLA…

MARCO CREMONESI,PAOLA DI CARO per il Corriere della Sera

 

SALVINI CASELLATI

Il centrodestra alla prova. Dopo una notte di consultazioni con alleati e «avversari», Matteo Salvini è tentato dal cominciare a contare le forze in campo. Forse non già oggi, ultimo giorno con voto a maggioranza qualificata, ma comunque al più presto. Anche se non tutti nell'alleanza sono convinti che i tempi già siano maturi per rinunciare alla scheda bianca, che è comunque segnale di disponibilità al dialogo, per spedire i candidati sulla graticola della conta. In ogni caso, al di là del formale no alla rosa da parte di Pd, M5S e Leu, prima del voto di questa mattina il centrodestra tornerà a fare il punto sulla situazione.

 

CASELLATI

E magari anche Salvini e Letta torneranno a vedersi intorno a un tavolo o davanti a un caffè. Sulla scelta di oggi, peserà senza dubbio un primo resoconto riguardo allo «scouting», per esempio tra i 5 Stelle, che sarebbe in corso soprattutto da parte leghista. La proclamazione della «terna» ufficiale dei nomi, ieri pomeriggio, tra i parlamentari è da molti considerata semplicemente «un atto dovuto». Ma non è così: è il segno, per dirla con Salvini e con Meloni, che il centrodestra c'è, è compatto, avanza le sue proposte e non accetta dei «no pregiudiziali». Con il segretario leghista che avvisa: «Questi nomi non sono candidati di bandiera, noi non facciamo giochini».

 

CASELLATI FICO

L'idea potrebbe essere quella di partire con il nome dell'ex procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio. Un po' curioso, forse, visto che l'ex magistrato a suo tempo aveva pronunciato un «non sum dignus»: «Non ho fatto neanche il consigliere comunale, meglio una donna liberale». Resta il fatto che il suo nome, ufficialmente proposto da Giorgia Meloni, è considerato quello che potrebbe meglio trovare consensi trasversali. E in ogni caso, sarebbe un buon test per vedere da dove si parte: se il centrodestra sulla carta conta 453 voti (sui 505 necessari), si potrebbe cominciare a intravedere il saldo tra i voti persi e quelli che, al contrario, potrebbero manifestarsi nel segreto dell'urna. Il coordinatore azzurro Antonio Tajani ieri ha spiegato agli alleati che Berlusconi potrebbe apprezzare molto la candidatura di una personalità a lui riconducibile.

 

 

GIUSEPPE CONTE CON ENRICO LETTA

Il nome è quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato, che nella «rosa» non figura perché, dice Salvini, «abbiamo voluto tenere le cariche istituzionali al riparo dalla discussione». Così come lo stesso Tajani, che come spiega Salvini, pure «avrebbe tutti i titoli», non è tra le proposte ufficiale in quanto leader di partito. Resta il fatto che la presidente del Senato con ogni probabilità è la «carta coperta» che il centrodestra non vuole bruciare. Però, se i voti su Nordio dovessero risultare, come è possibile, insufficienti, la strada è meno semplice. E si banalizza nella domanda: «La presidente del Senato sarebbe in grado di fare meglio», al di là del fatto che formalmente non sia inclusa nella rosa?

 

MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI E ROBERTO FICO - VOTO PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Salvini è convinto, come dice ai suoi, che «ce la si possa fare». Per lui, tra l'altro, sarebbe la possibilità di intestarsi - fatto senza precedenti come centrodestra - l'elezione di un presidente della Repubblica. Altri, convinti lo sono molto meno. Luigi Brugnaro, leader con Giovanni Toti di Coraggio Italia, ha detto che se il «centrodestra ha dato dimostrazione di compattezza», la situazione resta «evidentemente complicata». Per dire che «la strada per Draghi presidente è ancora aperta, ma dobbiamo garantire la continuità di governo».

 

E poi, c'è Pier Ferdinando Casini. Pochi nella Lega escludono, e meno ancora lo escludono in Forza Italia, che l'ex presidente della Camera possa ancora essere in corsa, se le altre strade risultassero senza sbocchi. Nella Lega, pochi sarebbero soddisfatti anche perché tutti ne sono convinti: «Nel pacchetto di Casini al Quirinale, sarebbe inclusa anche una legge elettorale proporzionale». Non che il capo dello Stato c'entri con la legge elettorale. Ma chi lo ricorda, è liquidato con un gesto.

enrico letta e giuseppe conte 2

 

 

 

LETTA, IL CONCLAVE E I DUBBI SUL M5S 

MARIA TERESA MELI per il Corriere della Sera

 

Pd, 5 Stelle e Leu propongono ai leader del centrodestra di incontrarsi oggi per trovare insieme il nome giusto per il Quirinale. Una riunione che assomiglia tanto a un conclave nelle parole di Enrico Letta: «Finiamola con i tatticismi. Chiudiamoci in una stanza e buttiamo le chiavi. Pane e acqua fino a quando non arriviamo a una soluzione».

maria elisabetta alberti casellati 2

 

E se il centrodestra dovesse rifiutare, magari facendo scendere in campo Elisabetta Casellati, si andrebbe allo scontro, fanno sapere i dem. In quel caso il centrosinistra presenterebbe un suo candidato: un nome che possa essere condiviso anche da Renzi e dai centristi. È chiaro, però, che a quel punto la maggioranza che sostiene Draghi salterebbe e si andrebbe alle elezioni. Ma non è la guerra il primo obiettivo di Letta, che in nome del dialogo in mattinata incontra Antonio Tajani. Con la proposta di un vertice tra i leader dei due schieramenti i giallorossi cercano anche di uscire dall'angolo in cui si sono trovati da quando l'intesa tra di loro ha dato segno di non essere più salda come prima. Scricchiola infatti l'asse Letta-Conte.

maria elisabetta alberti casellati

 

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, i dem non si fidano più del leader M5S. Non da quando, pur di sbarrare il passo a Draghi, ha fatto capire a Salvini di essere disponibile a votare Franco Frattini. Il leader M5S riesce così a compiere una sorta di miracolo: Renzi e Letta si sentono e uniscono le loro forze per contrastare una candidatura giudicata troppo filo-Putin. In serata filtra che durante la riunione lo stesso Letta avrebbe detto a Conte: «Non bisogna cedere alle sirene di Salvini». I sospetti nei confronti dei 5 Stelle aumentano quando i dem notano che i leghisti tallonano tutti i parlamentari grillini: l'offerta di un caffè alla buvette è la scusa per chiedere voti a un eventuale candidato di centrodestra.

 

pier ferdinando casini maria elisabetta alberti casellati

La capogruppo pd alla Camera Debora Serracchiani ha il cellulare rovente: sono tanti i deputati che sfogano con lei il loro malumore nei confronti degli alleati. Il leitmotiv è questo: «Possibile che siano così fessi da non capire che in questo modo, rompendo la maggioranza, si andrebbe dritti alle urne?».

 

Dove il «fessi», ovviamente, viene declinato con parole ben più pesanti. Il fatto poi che Conte torni a esternare il suo veto sul premier non contribuisce ad abbassare la tensione: «Draghi? Il mio ruolo non è difendere il destino dei singoli ma l'interesse della Nazione. Il timoniere non si cambia, deve restare lì». Resta perplesso anche qualche grillino. «Sono sorpreso, aveva detto che non metteva veti», osserva Gianluca Vacca. Ma è soprattutto il segretario del Pd che tanto ha investito su Draghi a rimanerci male.

paola severino marta cartabia maria elisabetta alberti casellati quirinale by macondo

 

Per Letta solo il premier o un eventuale Mattarella bis possono rappresentare una vittoria. Anche l'amico Casini non sarebbe un successo suo bensì delle correnti dem. Prima del vertice giallorosso del pomeriggio c'è un altro braccio di ferro tra Pd e M5S: i secondi vogliono presentare una rosa, i primi si oppongono. Anche perché i papabili non vogliono essere inseriti in una lista del genere: rifiuta Riccardi, declina l'offerta Paola Severino, dice no anche Rosy Bindi.

 

Alla fine Conte rinuncia alla rosa e nel contempo assicura: «I miei non voteranno mai Casellati né nessun altro candidato proposto dal centrodestra». I sospetti si attenuano e il clima tra i giallorossi si svelenisce .

maria elisabetta alberti casellati maria elisabetta alberti casellati la presidente del senato maria elisabetta alberti casellati foto di baccoenrico letta e giuseppe conte 1letta renzimaria elisabetta alberti casellati

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?