natalia aspesi quirinale

“CHE NOIA QUESTI APPELLI ROSA PER UNA DONNA AL QUIRINALE” - NATALIA ASPESI FOR PRESIDENT: “LE DONNE VENGONO CHIAMATE PERCHÉ DONNE E NON IN QUANTO FIGURE ECCELLENTI, E ALLORA A FARE LA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA POTREBBE ANDARE ANCHE LA MIA CUOCA CHE FA PIATTI DIVINI” - “LA PARITÀ NON È FARE LE STESSE COSE DEGLI UOMINI. IO NON CAPISCO PERCHÉ IL GIORNO IN CUI SALIRÀ UNA DONNA AL COLLE CI SENTIREMO PIÙ PARI” - “LA PRIMA DONNA CHE SALIRÀ AL QUIRINALE RESTEREBBE PERICOLOSAMENTE FEMMINA, E SOLO LA VEDOVA SAREBBE BEN ACCETTA, O FORSE LA LESBICA…”

1 - NATALIA ASPESI STRACCIA L’APPELLO PER UNA DONNA AL QUIRINALE:  “CHE NOIOSE CHE SONO. ALLORA PROPONGO LA MIA CUOCA”.

Da “Radio Capital”

 

natalia aspesi

“Che noia questi appelli rosa per una donna al Quirinale. Ma a chi va di passare sette anni leggendo discorsi scritti da altri? Molto meglio Netflix datemi retta!”

 

Natalia Aspesi, 92 anni, scrittrice e giornalista, si mette di traverso e straccia l’appello lanciato da scrittrici ed intellettuali italiane affinché al Colle possa salire una donna. Ad Andrea Lucatello di Radio Capital risponde che la sua non è una provocazione.

 

discorso di fine anno 2021 sergio mattarella

 “Ci credo seriamente” spiega la Aspesi, “le donne vengono chiamate perché donne e non in quanto figure eccellenti, e allora a fare la presidente della Repubblica potrebbe andare anche la mia cuoca che fa piatti divini.  Il problema è che alle donne si affidano le cose nei momenti drammatici e non è giusto! Bisogna che abbiano loro l’intelligenza di aspettare quando gli uomini avranno risolto le loro porcherie.

 

Non succederà mai? E Allora non ci romperemo le balle ad andare in giro ad accarezzare scolaresche. La parità  non è fare le stesse cose degli uomini. Io non capisco perché il giorno in cui salirà una donna al Colle ci sentiremo più pari. No, non è vero perché nella società non è così. Quindi il mio appello è lasciate questo fastidio agli uomini”.

dacia maraini

 

Sì ho letto l’appello della Maraini e delle altre sui giornali. Ma che  noiose che sono! Donne legate a dei vecchi schemi e non alla libertà. C’è una sola donna che mi piacerebbe come Capo di Stato. Una donna di sinistra, imprenditrice e con le carte in regola: Miuccia Prada! Tanto chi l’ha detto che deve essere un politico?  Io un incarico del genere non lo accetterei mai perché non sto in piedi e ho solo voglia di vedere Netflix”.

 

2 - DONNA SUL COLLE? NO, GRAZIE

Estratto dell’articolo di Natalia Aspesi per “la Repubblica”

 

(…) Il mondo è pieno di donne capi di Stato e di governo che se la cavano benissimo, ma non so perché, in quanto italiana, penso che sia meglio avere pazienza, lasciar risolvere il peggio dagli uomini che l'hanno creato e come donne, aspettare tempi più sereni.

natalia aspesi

 

(...) Perché la prima donna che salirà al Quirinale dopo 12 uomini e non tutti di assoluta magnificenza, resterebbe pericolosamente femmina, e solo la vedova sarebbe ben accetta, o forse la lesbica, ma non la signorina (come mai non ha trovato marito?) né la divorziata (cornuta!); e se c'è il marito dove lo mette, e i figli pure, perché anche alla più alta carica dello Stato, in Italia sposa e mamma e nonna resta, e vuoi che i siti femminili non la fotografino mentre lava i piatti o rimesta il risotto nelle cucine presidenziali?

 

Per non dispiacere alle sentinelle di genere l'eletta si dovrà chiamare Presidenta e qui non si potrebbe protestare, perché Presidentessa fa venire in mente alle più anziane la soubrette Yvette Jolifleur, alias Mariangela Melato nel film di Salce con quel titolo lì. Una sola figura femminile italiana mi viene in mente per il difficile ruolo, Liliana Segre che giustamente ha subito detto no grazie.

discorso di fine anno sergio mattarella 2021 3

 

Senza contare la massima inimitabile immagine di un Capo di Stato donna, però con carica di Regina, Elisabetta II, una lunga vita un lunghissimo romanzo e una inesauribile fiction, immagine eternizzata dal cappello, dalla borsetta e dai colori pastello. Invece mi pare del tutto plausibile, e non so perché, una italiana premier, forse perché ne abbiamo già visti di ogni colore e perché in fondo si tratta di un impegno quasi da massaia della nazione e non di esserne il simbolo.

 

MICHELA MURGIA

Purtroppo la sola che mi viene in mente, che la sorte mi bastoni, è la Giorgia Meloni, ed è per questo che di notte ho gli incubi e come fossi la presidentessa trumpiana di Don't look up scesa sul pianeta sconosciuto, mi lascio divorare la testa da un animale mostruoso.

 

3 - MANNOIA, MURGIA & C. COMPAGNE IN CAMPO CONTRO DRAGHI AL COLLE

Alessandro Giuli per “Libero quotidiano"

NATALIA ASPESI

 

Le donne non gli vogliono più bene, anche se non porta la camicia nera come nella canzoncina di Salò. Lui è Mario Draghi, aspirante capo dello Stato, loro sono le donne di sinistra riunite in un'immaginaria assemblea sindacalizzata per promuovere una donna purchessia al Quirinale.

 

Esigono una successora di Sergio Mattarella - «vogliamo dirlo con chiarezza: è arrivato il tempo di eleggere una donna» - e lo scrivono in un appello carico di aspettative rivolto «alle forze politiche chiamate a votare il prossimo Presidente della Repubblica».

 

giorgia meloni a natale

Le firme, ovvio, sono altrettanti blasoni: Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrée Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini, Fiorella Mannoia. Insomma il meglio del bel mondo intellettuale goscista, letterario e spettacoloso, televisivo e accademico, invariabilmente pensoso.

 

NIENTE NOMI

La tesi è trasparente perfino: «...crediamo sia giunto il momento di dare concretezza a quell'idea di parità di genere, così tanto condivisa e sostenuta dalle forze più democratiche e progressiste del nostro Paese... ci sono in Italia donne che per titoli, meriti, esperienza ed equilibrio possono benissimo» salire al Quirinale, anche se «non è questa la sede per fare un elenco di nomi, ma molte donne hanno ottenuto stima, fiducia, ammirazione in tanti incarichi pubblici ricevuti, e ci rifiutiamo di pensare che queste donne non abbiano il carisma, le competenze, le capacità e l'autorevolezza per esprimere la più alta forma di rappresentanza e di riconoscimento.

SERGIO MATTARELLA MEJO DI BERNIE SANDERS

 

Questo è il punto. Non ci sono ragioni accettabili per rimandare ancora questa scelta». Le firmatarie non fanno nomi, dunque, ma ci ricordano che «l'Italia è una democrazia largamente incompiuta, tanto più rispetto a paesi come Germania, Gran Bretagna, Austria, Belgio, Danimarca, Islanda, Norvegia, Finlandia».

 

Sicché, avanti o popolo, urge uno slancio rosa e consapevole: «Ci rivolgiamo a voi, fate uno scatto. L'elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica sarà la nostra, e la vostra, forza».

discorso di fine anno sergio mattarella 2021 2

 

Il ragionamento non fa una piega, in fondo completa in via bisex la proposta lanciata in mancanza di meglio da Giuseppe Conte ma per la quale in molte- come anche la vice segretaria del Pd Irene Tinagli - hanno già inchiodato l'ex bispremier alla sua cinica fantasticheria: e come ti permetti, maschio bianco dei nostri stivali, di uscirtene in questo modo vago e conformista se non pure patriarcale?

 

Perché le quote rose o sono rosa o non sono, sin dalla loro primaria manifestazione rivendicativa. Peccato ci vada di mezzo Draghi (ma a Palazzo Chigi potrebbe comunque restare, chiediamo per un'amica?) del quale senz' altro pensano ogni bene anche le nostre suffragette michelamurgesche che tuttavia, sempre ieri, devono aver letto con qualche disappunto il coincidente corsivo della stellare Natalia Aspesi su Repubblica.

 

meme del presepe con matteo salvini giorgia meloni silvio berlusconi

Lei, la gran dama del giornalismo liberal Dall'alto: Fiorella Mannoia, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Dacia Maraini e Sabina Guzzanti. «Tra poco», si legge nel loro appello alle forze politiche, «sarete chiamati ad eleggere il Presidente della Repubblica, e crediamo sia giunto il momento di dare concretezza a quell'idea di parità di genere, così tanto condivisa e sostenuta dalle forze più democratiche e progressiste del nostro Paese.

 

Vogliamo dirlo con chiarezza: è arrivato il tempo di eleggere una donna». E ancora: «Si parla di democrazia dei generi ma da questo punto di vista l'Italia è una democrazia largamente incompiuta. Non ci sono ragioni accettabili per rimandare ancora questa scelta». Tra le altre firmatarie Edith Bruck, Liliana Cavani, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrèe Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Mariolina Coppola e Serena Dandini (qualunque cosa ciò voglia dire), sì che sa dare un tono d'ironica ineludibilità ai suoi desideri così come ai brutti sogni, e ha già risposto all'appello in questione senza neppure averlo letto: «Una donna al Colle? No grazie».

discorso di fine anno sergio mattarella 2021 1

 

Deliziose le motivazioni, peraltro, fra le quali segnaliamo un passaggio degno di Aristofane: «Il mondo è pieno di donne capi di Stato e di governo che se la cavano benissimo, ma non so perché, in quanto italiana, penso che sia meglio avere pazienza, lasciar risolvere il peggio dagli uomini che l'hanno creato e come donne, aspettare tempi più sereni».

 

SENTINELLE DI GENERE

Meglio lasciare il peggio ai peggiori e augurare il meglio alle migliori per quando le condizioni lo consentiranno. Aspesi al limite accarezza il nome di Liliana Segre, ma la vorrebbe semmai con prerogative regali modello Elisabetta II; e la desidera, se non maestà, «Presidenta» giocoforza «per non dispiacere alle sentinelle di genere».

 

meme sulla crisi di governo mattarella e conte

Ma poiché incombe l'astuzia perfida della ragione, anche la cara Natalia s' immerge nelle acque gelide della verità e ammette che un nome più realistico sarebbe quello di Giorgia Meloni: «...ed è per questo che la notte ho gli incubi». Piuttosto che gridare «ve la meritate la Meloni!», al netto degli impedimenti anagrafici, Aspesi preferisce rinunciare alla partita. Quello che le donne non dicono stavolta è più interessante di quel che scrivono.

natalia aspesi

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO