fedez, alessandro zan, giuseppe civati, marco cappato

“CHI CONOSCE I SUOI LIMITI, SI FERMA PRIMA. FEDEZ NO. LUI SI LANCIA CON LA SUPERBA VANITÀ DELL’ARRUFFAPOPOLI” - SELVAGGIA LUCARELLI INFILZA IL SIGNOR FERRAGNI E LO PERCULA ELENCANDO TUTTA LA SERIE DI MINCHIATE SPARATE DURANTE IL COMIZIETTO SU INSTAGRAM CON CIVATI, ZAN E CAPPATO: “IL PROBLEMA INSUPERABILE DI FEDEZ È QUELLO DI NON SAPERE MAI NULLA DI QUELLO CHE DICE OLTRE LE 4 COSE CHE GLI SEGNALANO LE FIORELLINO98 SUL WEB O CHE SI APPUNTA SULLA MANO COME IN TERZA ELEMENTARE E DI DIFFONDERLE, CON IL PIGLIO DEL RIVOLUZIONARIO CUBANO…”

Selvaggia Lucarelli per "www.tpi.it"

 

FEDEZ ALESSANDRO ZAN MARCO CAPPATO 1

Confesso che avevo paura di guardare l’incontro Fedez/Civati/Zan/Cappato perché temevo la sensazione atroce che mi avrebbe permeata in seguito. E in effetti la sensazione che mi permea dopo essermi sorbita un’ora di Fedez è che siamo sempre troppo severi nei confronti di Matteo Renzi. Che è quello che è, senza sconti, ma sa quello che dice, sempre. 

 

Il problema insuperabile di Fedez è quello di non sapere mai nulla di quello che dice oltre le 4 cose che gli segnalano le Fiorellino98 sul web o che si appunta sulla mano come in terza elementare e di diffonderle, però, con il piglio del rivoluzionario cubano. 

Mi ricorda un po’ Flavia Vento quando parlava di animali, che a forza di sentirle dire scemenze pure quando nella sostanza aveva ragione, si finiva per comprare un fucile a canne mozze per impallinare cerbiatti. Io una volta dopo che ho sentito Flavia Vento dire che “Verrà un giorno che io sarò premier, tutti saranno felici, i canili non ci saranno più e le guerre pure”, ho mangiato una marmotta viva. 

 

fedez contro matteo renzi 1

E il bello è che Fedez ha fatto una figura incresciosa giocando in casa con quei tre fuoriclasse amici di Civati/Zan/Cappato, figuriamoci cosa potrebbe fare in un confronto con degli avversari. Ti credo che rifiuta il caffè con Salvini. Roba che probabilmente scapperebbe prima di aver girato lo zucchero come Sandra Milo chiamando Ciroooooo e la Lega arriverebbe al 98 per cento, con voto della Boldrini incluso. Come al solito, la moglie che si sottrae alla dialettica e scrive banalità nelle sue storielle su Instagram senza rischiare nulla, è più furba di lui.

fedez, alessandro zan giuseppe civati 1

 

Conosce i suoi limiti, si ferma prima. Lui no. 

Lui si lancia con la superba vanità dell’arruffapopoli, con un italiano zoppicante, con una totale assenza di cultura giuridica e politica ma con indosso la maglietta del suo podcast che vende come gadget perché “parlo di ddl Zan e la foto finirà nelle home di tutti i siti, mica so’ scemo”. 

 

fedez, alessandro zan giuseppe civati 4

E quindi, in questa surreale diretta in cui con le facce imbarazzate dei suoi interlocutori si potrebbero ricreare le controfigure del pubblico di Sanremo durante “Dov’è Bugo?”,  succede nell’ordine che:

a) Fedez premette subito che segue la politica, è appassionato, ha una coscienza civica e politica quindi lui si interessa di questi temi e ha il diritto di parlare.

 

b) Che uno dice “e va bene, parla”. Parla “Ora vi leggo una cosa che ha scritto il giornalista Scalfarotto”. IL -GIORNALISTA-SCALFAROTTO. Cioè, Scalfarotto è da mesi sui tutti i giornali e le tv prima per le dimissioni da sottosegretario dal governo assieme alle due ministre, ora per aver rivisto la sua posizione sulla legge Zan, dopo che lui stesso ne era stato firmatario. In questi giorni occupa la discussione politica, la infiamma, è accusato da tutta la comunità Lgbt (o quasi) di essersi venduto a Renzi e Fedez, l’appassionato di politica e il grande sostenitore della Legge Zan, crede che anziché un deputato e sottosegretario sia un editorialista di Libero.

 

ivan scalfarotto matteo renzi

c) Quando dice “il giornalista Scalfarotto” a Zan viene la faccia di quello che non sa se correggerlo tipo quando Di Maio ha detto che Matera era in Puglia e Emiliano ha suggerito “no, in Basilicata” sottovoce, tipo anche un po’ ai bambini quando si stanno scaccolando al ristorante e non vuoi sgridarli ad alta voce. Zan alla fine sceglie saggiamente di fingersi morto e di farlo finire di leggere le parole del giornalista Scalfarotto sperando che non citi anche la testata perché se poi dice “sull’Unità di oggi” gli deve anche spiegare che l’Unità non esce più da un po’.

fedez, alessandro zan giuseppe civati marco cappato 1

 

d) Poi Fedez chiarisce che Zan (?), Cappato e Civati gli piacciono perché fanno politica fuori dal palazzo e allora uno dice “Accidenti, non conosce quelli che stanno nel palazzo, conosce quelli che stanno fuori!”. Ma tu pensa.

 

e) Allora inizia a chiarire finalmente quello per cui si sta battendo da quando sul palco del Primo Maggio ci ha ricordato che i lavoratori ‘sti cazzi dello stipendio e dei licenziamenti anche perché io so’ testimonial Amazon e devo distrarvi, devo sventolare il drappo rosso sennò il toro incorna me. E allora uno dice: bene ora finalmente ci spiega i nodi principali della battaglia.

 

fedez e alessandro zan 1

f) Solo che lui non ha capito niente del ddl Zan e, come la Meloni che però ha la faccia di dire “il gender non so che sia”, non ha capito neppure cosa sia l’identità di genere. Notare che l’identità di genere è il cuore del dibattito che vuole cavalcare, della legge che sostiene, delle paure delle destre che lui schifa, dell’avversione nei confronti della Legge che vuole venga approvata. E quindi Fedez, nella sua beata ignoranza, afferma: “Ho visto un video bellissimo con una ragazza che ha in mano la carta di identità e dice ‘guardate ho cambiato sesso!’, insomma, ha cambiato la sua identità di genere!”.

 

Zan fa di nuovo la faccia di Emiliano con Di Maio a Matera patria delle orecchiette con le cime di rapa. Ma Zan è un uomo buono, un tollerante vero sennò avrebbe chiuso la diretta in tutta fretta dicendo che aveva yoga e fa lo gnorri. Non gli spiega che l’identità di genere è come uno si percepisce al di là di un eventuale percorso di transizione e dell’eventuale cambio di sesso. Ma Fedez non lo sa, si crede beatamente istruito e preparatissimo e sorride senza sospettare l’immane figura di merda che ha appena fatto.

fedez contro matteo renzi 2

 

g) Poi comincia a discettare di ego, di idea grandiosa di sé, di manie di protagonismo, di cose fatte non per reale interesse ma per obiettivi altri e di una tendenza accentratrice. Si riferisce a Renzi ma potrebbe tranquillamente parlare di sé, nessuno noterebbe la differenza.

 

h) Poi è tutto un premettere “io sono una mente semplice”, “io sono ignorante”, “io non so niente eh però”, che uno dice: e allora visto he hai milioni di follower e vuoi parlare di politica e diritti civili perché non vai a studiare e torni quando sai qualcosa, per esempio?

fedez, alessandro zan giuseppe civati 2

 

i) Cappato, eroicamente, prova a spiegargli che la questione del voto segreto è un po’ più antica e complessa di come la mette giù lui (“io voglio sapere cosa votano i miei senatori di riferimento!”), ma Fedez è troppo preso dallo stupore di aver scoperto come si fanno i referendum, descrivendo i “banchetti per le firme” come unicorni rosa volanti.

 

j) Quindi Fedez spiega che tranquilli, lui e Chiara Ferragni non vogliono buttarsi in politica, ma parlare di politica da cittadini. Che voglio dire, non avevamo dubbi: ce li vediamo i due a rinunciare alle marchette milionarie per uno stipendio da parlamentari, come no. Molto meglio “fare politica” conservando tutti i privilegi del caso, mica scemi.

 

fedez, alessandro zan giuseppe civati 3

k) Poi cita Montanelli, che è il giornalista più citato da tutti quelli che non l’hanno mai letto e più in generale da tutti quelli che non hanno mai letto, e questa volta, al contrario che con Scalfarotto, non specifica “giornalista”, quindi sarà stato convinto di citare un ex segretario di partito.

 

l) Poi la grande chiusura: “Renzi potrebbe far passare la legge Zan così si fa perdonare l’Arabia Saudita”. E certo. Invece lui che va in vacanza con tutta la famiglia a Dubai, altra culla del nuovo Rinascimento in cui i gay sono accolti con le collane di fiori in aeroporto come in Polinesia, è già perdonato. Del resto, mica è un politico, l’ha detto lui. È solo un gran paraculo. E no, non è nemmeno utile a cause che spoglia di profondità, di spessore, di valore. Cause che veste di boria furba e superficiale.

 

fedez ferragni renzi 9

Del resto, per rimanere in tema, è la percezione che ha di sé, il suo guaio, ma per capirlo dovrebbe studiare cosa sia l’identità di genere. Lo farà con calma, magari dopo che una legge di cui non ha capito nulla sarà approvata, chissà. Senza fretta

fedez, alessandro zan marco cappato 1

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…