cecilia strada e marco tarquinio al parlamento europeo

“CINQUE ANNI COSÌ, A SMARCARSI SU OGNI EMENDAMENTO, SARÀ TOSTA” – ALL’EUROPARLAMENTO SI SPACCA SUBITO SULLE ARMI A KIEV IL PD: CECILIA STRADA E MARCO TARQUINIO SI ASTENGONO, LUCIA ANNUNZIATA NON VOTA A CAUSA DI UN ERRORE TECNICO – NEL GRUPPO DEM MINIMIZZANO: “STRADA E TARQUINIO SONO INDIPENDENTI”. MA SUL PASSAGGIO IN CUI SI CHIEDE DI “RAFFORZARE LA CAPACITÀ DELLE INDUSTRIE MILITARI” I DEM SI DIVIDONO ADDIRITTURA IN TRE (CIAO CORE)

Andrea Bulleri per il Messaggero - Estratti

cecilia strada marco tarquinio

 

 (Non) buona la prima. Si è sbriciolata in meno di 24 ore la compattezza granitica con cui la delegazione del Pd a Strasburgo aveva tributato il suo sì al bis di Roberta Metsola. Lo scoglio su cui si infrange l'unità del gruppo, come già avvenuto in passato, è la risoluzione del Parlamento europeo sul sostegno dell'Ue all'Ucraina.

 

Che contiene una serie di passaggi spinosi per un verso o per l'altro. Da una parte, la necessità per i Paesi europei di continuare a fornire armi a Kiev, anzi di «aumentare in misura sostanziale e accelerare in modo significativo si legge nel testo il loro sostegno militare».

 

marco tarquinio al parlamento europeo

Dall'altra, il documento del Pe che in quanto risoluzione ha valore pressoché simbolico, di impegno per la futura Commissione chiede di rompere quello che finora è stato considerato un tabù, almeno in Italia: «L'eliminazione delle restrizioni all'uso dei sistemi di armi occidentali forniti all'Ucraina contro obiettivi militari sul territorio russo». Detto in altre parole: la possibilità per Kiev di usare quelle armi non solo per difendersi dagli attacchi su suolo ucraino, ma per colpire oltre il confine di Mosca.

 

Ecco perché quando leggono il documento, il primo test del voto della nuova eurolegislatura, i dem più avvezzi a capire l'aria che tira già prevedono come finirà: in ordine sparso. O quasi. Perché se il grosso della delegazione italiana tiene, non si può chiedere a chi per tutta la campagna elettorale ha caldeggiato un'inversione di rotta sulle armi (come Marco Tarquinio e Cecilia Strada) di ingranare la retro al secondo giorno di mandato. E infatti il voto finale vede i dem compatti schierati per il sì.

 

marco tarquinio

Tutti, tranne l'ex direttore di Avvenire e l'attivista per i diritti umani, che si astengono. Mentre Lucia Annunziata, altra «indipendente» eletta nelle file dem, non vota «a causa di un errore tecnico», recita la versione ufficiale. «Imbarazzi nel gruppo? No, nessuno: Strada e Tarquinio sono indipendenti», liquida la questione Alessandro Zan, immerso in una discussione con Alessandra Moretti in una delle mille passerelle del palazzo Luise Weiss che ospita l'emiciclo. Epperò il segnale è chiaro: «Certo che cinque anni così, a smarcarsi su ogni emendamento, sarà tosta...», si lascia andare a taccuino chiuso un altro big dem.

 

Già, perché la questione è più intricata di così. Prima del sì o no finale infatti la risoluzione viene votata punto per punto. E punto per punto i dem vanno di qua e di là. Ecco il passaggio più controverso, quello sulla possibilità per Kiev di usare le armi su territorio russo: l'indicazione per i dem è di votare contro, come fanno la Lega, la Sinistra e i Verdi. Ma stavolta a smarcarsi sono due atlantiste convinte, Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini.

cecilia strada

 

Cecilia Strada

Che si astengono. Il record, però, arriva sul passaggio in cui si chiede di «rafforzare la capacità delle industrie militari». Qui i dem si spaccano addirittura in tre: favorevoli Picierno, Gualmini, Irene Tinagli, Giuseppe Lupo e Pierfrancesco Maran, contrari Strada, Tarquinio e Annalisa Corrado, astenuti tutti gli altri. «Se abbiamo creato il panico nel gruppo? Nessun panico: le nostre posizioni erano chiare», spiega Strada qualche ora dopo, tra le tartine e lo spumante del briefing di benvenuto per stampa e parlamentari italiani nell'edificio Winston Churchill: «E poi mancava qualunque riferimento a un negoziato per una pace giusta».

annalisa corrado e cecilia strada al parlamento europeoCecilia Strada cecilia strada e annalisa corrado al parlamento europeo

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)