ciriaco de mita

“SU DE MITA, INUTILE NEGARLO, PENDEVA UN PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE” - ALDO CAZZULLO SPIEGA IL “SILENZIO” GENERALE PER LA MORTE DEL “CIRIACOSAURO”: “SI È PARLATO MOLTO DI PIÙ DEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI BERLINGUER. SI CONTINUA A PARLARE MOLTO DI PIÙ DI CRAXI. E POI OLTRETUTTO NON ERA UN RAFFINATO NAPOLETANO, MA UN ORGOGLIOSO PROVINCIALE IRPINO. MONTANELLI DICEVA: ‘NON MI PIACCIONO NÉ LUI, NÉ CRAXI. MA CRAXI SI SVEGLIA A MILANO, E HA UNA VISIONE DEL MONDO. DE MITA SI SVEGLIA A NUSCO, E HA LA VISIONE DEI CACIOCAVALLI APPESI’. MA IL VERO DE MITA ERA UN UOMO COLTO E ANCHE AVVEDUTO…”

ciriaco de mita e giulio andreotti

Dal “Corriere della Sera”

 

Caro Aldo, bastava il trafiletto in prima pagina per ricordare la morte di De Mita. Le due pagine interne sono state semplicemente l'apologia di un reato ovvero il reato di danneggiamento e malversazione della cosa pubblica. Vergognatevi.

Marco R., Brescia

 

Risposta di Aldo Cazzullo

Caro Marco, non solo era doveroso per i giornali dare spazio a una figura importante come quella di Ciriaco De Mita; al contrario di lei, trovo che nel Paese la sua scomparsa sia passata quasi sotto silenzio. Si è parlato molto di più del centenario della nascita di Berlinguer. Si continua a parlare molto di più di Craxi.

 

gianni agnelli luciano lama ciriaco de mita

Nel primo caso, è il mito del comunismo italiano, questo incantesimo per cui un'idea rivelatasi fallimentare e criminale ovunque sia andata al potere diventava in Italia giusta, o almeno nobile (questo senza sminuire l'indubbia statura internazionale di Enrico Berlinguer, tale da fare impallidire le figure politiche di oggi). Nel secondo caso, la vita avventurosa e la fine tragica continuano a dividere e a ispirare film e documentari.

 

Nessuno farà un film su Ciriaco De Mita. Poco male. Resta da capire perché tanta smemoratezza e tanta freddezza per l'uomo che negli anni '80 era il più potente d'Italia. Certo, la Dc non era un partito personale; era un sistema. Ma su De Mita, inutile negarlo, pendeva un pregiudizio anti-meridionale.

bettino craxi e ciriaco de mita

 

Oltretutto non era un raffinato napoletano, ma un orgoglioso provinciale irpino. «Intellettuale della Magna Grecia» disse Agnelli. «C'è una parola di troppo: la Grecia» chiosò Montanelli. Che aggiunse: «Non mi piacciono né lui, né Craxi. Ma Craxi si sveglia a Milano, e ha una visione del mondo. De Mita si sveglia a Nusco, e ha la visione dei caciocavalli appesi» (va ricordato che Montanelli stimava invece altri politici del Sud, ad esempio Emilio Colombo).

 

mariano rumor e ciriaco de mita

«L'avellinese ci farà perdere tre milioni di voti» commentò Donat-Cattin quando nel 1982 De Mita fu eletto segretario (si sbagliava, ma non di molto: l'anno dopo di voti la Dc ne perse due milioni). Il vero De Mita era un uomo colto e anche avveduto. Un solo episodio: quando era presidente del Consiglio - nella Prima Repubblica poteva accadere che per far fuori uno lo si mandasse a Palazzo Chigi - gli americani obbligarono gli europei a scortare con navi militari le petroliere nel Golfo Persico, per mettere pressione sull'Iran. Lui fece notare: «Mi pare una cosa inopportuna e foriera di pericoli. Se poi ci fosse un conflitto a fuoco?».

 

arnaldo forlani giovanni spadolini ciriaco de mita

Mancavano 25 anni alla storia dei marò. Il punto è che quell'intuizione fu espressa durante un bagno in piscina, con i cronisti in giacca e cravatta che lo seguivano a bordo vasca. De Mita non era insomma neppure sfiorato dal dubbio che fosse eccessivo il potere - fino al capriccio - dei partiti e dei loro capi. Tuttavia non fu sconfitto dal nuovo che avanzava, bensì dal vecchio che tornava. La ebbero vinta i dorotei e Andreotti. Che però sarebbero durati poco. Lo intervistai due volte, nell'attico che affittava a prezzo politico e nella sua Nusco. Era un battutista formidabile; ma alle battute preferiva i ragionamenti. Con la t.

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