giuseppe conte gennaro vecchione william barr

“LA DECISIONE DI FORZARE LE REGOLE SUL CASO BARR ERA STATA PRESA DA CONTE” – “REPUBBLICA” METTE IL DITO NELLA PIAGA DI PEPPINIELLO APPULO E INVITA IL COPASIR A RIAPRIRE L’INDAGINE SUL RUSSIAGATE ALL’AMATRICIANA: “HA DECISO DI OCCUPARSI DEL CASO E AFFIDARLO A VECCHIONE, NONOSTANTE LE RESISTENZE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI E DEI CAPI DI AISE E AISI” – “L'EX PREMIER DICE DI NON AVER MAI INCONTRATO BARR, MA PER CONFERMARLO BISOGNEREBBE QUANTO MENO APPURARE L'AGENDA DELL'ATTORNEY GENERAL NELLA VISITA DI SETTEMBRE, QUANDO IN BASE AI DOCUMENTI UFFICIALI DEL SUO DIPARTIMENTO ERA PARTITO PER ROMA ALLE 7 DEL MATTINO DEL 26 ED ERA ANDATO VIA ALLE 10 DEL 28. DAVVERO AVEVA PASSATO CIRCA 36 ORE NELLA CAPITALE SOLO PER VEDERE VECCHIONE?

Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

 

william barr pornhub

La decisione di forzare le regole sul caso Barr era stata presa da Giuseppe Conte, nonostante le resistenze del ministero degli Esteri e dei capi delle due agenzie Aise e Aisi. È la conclusione a cui porta la ricostruzione dei fatti di Repubblica, che dovrebbe spingere il Copasir a riaprire l'indagine, nonostante il presidente Urso abbia in programma una visita a Washington in giugno. O forse proprio per questo.

 

giuseppe conte gennaro vecchione

L'Attorney General aveva contattato l'ambasciatore Armando Varricchio, per spiegare il "Russiagate" e chiedere un incontro con i servizi, insieme al procuratore John Durham. Varricchio aveva informato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ma la Farnesina aveva frenato, perché riteneva che la richiesta dovesse passare dal ministero della Giustizia. L'ambasciatore allora aveva informato Palazzo Chigi e Conte aveva deciso di occuparsi del caso, affidandolo al direttore del Dis Gennaro Vecchione, che lui aveva nominato. Così si era arrivati alla visita di Barr a Roma il 15 agosto, seguita dalla cena al ristorante Casa Coppelle.

 

donald trump william barr

Quando il 27 settembre era tornato in Italia, per raccogliere le informazioni richieste a Ferragosto, Vecchione aveva chiesto ai direttori di Aise e Aisi, Luciano Carta e Mario Parente, di partecipare. Entrambi si erano opposti, perché ritenevano che il canale seguito non fosse corretto, e allora il capo del Dis aveva emesso un ordine scritto per obbligarli a venire. Carta e Parente avevano obbedito, ma si erano limitati a dire che non avevano nulla da aggiungere.

conte vecchione

 

Quindi era stato spiegato a Durham che se voleva interrogare Joseph Mifsud, professore maltese della Link Campus University sospettato di essere all'origine del "Russiagate", doveva seguire il canale giudiziario, presentando la richiesta che avrebbe dovuto inoltrare dal principio.

joseph mifsud vincenzo scotti

 

Siccome Mifsud non era nelle mani degli italiani, per cercarlo e arrestarlo serviva l'ordine di un magistrato. Durham in effetti fece la richiesta, che però rimase lettera morta, perché non conteneva prove o ipotesi di reato credibili. Gli italiani peraltro sostengono che non sanno dove sia Mifsud, e l'ultimo recapito noto sarebbe una villetta fra Abruzzo e Marche dove si era nascosto.

 

Se questa ricostruzione fosse confermata, solleverebbe diversi interrogativi da porre a Conte.

enzo moavero milanesi 1

 

L'ex premier dice di non aver mai incontrato Barr, ma per confermarlo bisognerebbe quanto meno appurare l'agenda dell'Attorney General nella visita di settembre, quando in base ai documenti ufficiali del suo Dipartimento era partito per Roma alle 7 del mattino del 26 ed era andato via alle 10 del 28. Davvero aveva passato circa 36 ore nella capitale solo per vedere Vecchione?

 

william barr pornhub 1

Conte dice che non sapeva della cena a Casa Coppelle e Vecchione ha spiegato che era solo cortesia istituzionale. Anche ammesso che sia così, resta una prassi assai singolare per i professionisti dell'intelligence.

 

L'ex premier spiega che aveva aperto le porte a Barr in quanto responsabile dell'Fbi, impegnato in uno scambio tra agenzie sulla sicurezza nazionale, ma i fatti contraddicono palesemente questa versione, a cominciare dalla reazione di Carta e Parente. L'Attorney General non era venuto per catturare un terrorista, sgominare un attentato, o arrestare un boss mafioso.

conte trump

 

Era stato inviato da Trump per una missione politica finalizzata ad aiutarlo sul piano elettorale. Conte è troppo intelligente per non averlo capito, e quindi resta da chiarire perché si sia prestato a questo uso personale delle agenzie.

 

L'ex premier dice che la visita di Barr non aveva come oggetto un'ipotesi di cooperazione giudiziaria, e perciò sarebbe stato improprio indirizzarlo al suo omologo. Ciò però è smentito dalla pratica inoltrata successivamente da Durham, che ha chiesto alle nostre autorità giudiziarie e di polizia di interrogare Mifsud, ma non è stato accontentato perché la domanda non reggeva.

 

WILLIAM BARR JOHN DURHAM

Conte infine sottolinea che Barr indagava sugli agenti americani, non italiani. Presumibilmente lo fa per smentire Renzi, che lo accusa di averlo esposto all'inchiesta Usa per tornaconto politico personale, ma così apre un altro caso. Il premier infatti avrebbe autorizzato il segretario ad incontrare i servizi italiani per ricevere informazioni compromettenti sui colleghi dell'Fbi, tipo il capo a Roma Michael Gaeta, con cui poi i nostri agenti dovevano lavorare ogni giorno per garantire davvero la sicurezza del Paese, mettendola così a rischio.

 

renzi mejo dello sciamano di washington

Il motivo per cui il Copasir ha deciso di non porre queste domande non è chiaro. Il presidente Urso ha già preso appuntamento per visitare i colleghi della Camera Usa a giugno, e sta finalizzando col Senato. Forse non vuole arrivare a Washington sulla scia della riapertura del caso, ma considerando quanto sta accadendo in America rischia che sia vero il contrario. Perché il Congresso a guida democratica sta cercando proprio la verità sull'assalto del 6 gennaio, con i potenziali annessi di Russiagate e Italygate.

giuseppe conte gennaro vecchione

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