luca zaia matteo salvini roberto maroni

“ERI COSÌ BOBO, UN INGUARIBILE OTTIMISTA” – IL MESSAGGIO DELLA FAMIGLIA DI ROBERTO MARONI, DOPO LA MORTE DELL’EX MINISTRO: “SEI STATO UN GRANDE MARITO, PADRE E AMICO” – SALVINI: “LEGHISTA SEMPRE E PER SEMPRE” – L’ULTIMA INTERVISTA AL “CORRIERE DELLA SERA” IN CUI RIBADIVA LA SUA OPPOSIZIONE AL “CAPITONE”: “IL NUOVO SEGRETARIO DEVE ESSERE UN MODERATO, COMPETENTE E CON GRANDE PASSIONE. GIORGETTI, ZAIA O FEDRIGA? SONO AFFINE A TUTTI E TRE, PERCHÉ SONO COMPETENTI. E PENSANO PRIMA AL FARE CHE AL COMUNICARE”

roberto maroni 4

1 - SALVINI, MARONI LEGHISTA SEMPRE E PER SEMPRE

(ANSA) - "Grande segretario, super ministro, ottimo governatore, leghista sempre e per sempre. Buon vento Roberto". Lo scrive sui social il leader della Lega Matteo Salvini commentando la scomparsa di Roberto Maroni.

 

2 - MARONI: LA FAMIGLIA 'ERI UN INGUARIBILE OTTIMISTA'

(ANSA) - "Questa notte alle ore 4 il nostro caro Bobo ci ha lasciati. A chi gli chiedeva come stava, anche negli ultimi istanti, ha sempre risposto: 'Bene'. Eri così Bobo, un inguaribile ottimista. Sei stato un grande marito, padre e amico". Così la famiglia ha comunicato sulla pagina Facebook di Roberto Maroni la morte dell'ex ministro avvenuta nella casa di Lozza, un paese del varesotto.

 

ROBERTO MARONI CARLO BRAMBILLA - IL VIMINALE ESPLODERA

3 - MARONI: «PER GUIDARE LA LEGA SERVE UN MODERATO. LA MIA MALATTIA? STO FACENDO TUTTE LE CURE»

Marco Ascione per www.corriere.it – intervista del 15 ottobre 2022

 

Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno ed ex segretario della Lega, è morto il 22 novembre 2022. Aveva 67 anni, ed era malato da tempo. Qui il ritratto di Marco Cremonesi; qui sotto il testo della sua ultima intervista al «Corriere della Sera», poche settimane prima della scomparsa.

 

Le coincidenze, a volte. C’è un ministro dell’Interno, nato a Varese, che si chiama Roberto Macchi, detto Bobo. Ama Otis Redding, suona il soul e cita Emily Dickinson. In particolare una certa poesia: «Per fare un prato».

 

Questo ministro, «fondatore di un partito populista composto da personaggi vari, ma perlopiù bellicosi» e impegnato «per dieci anni a correggere i toni del suo capo», è il protagonista di una trama ben intessuta che si srotola per quasi 400 pagine, tra hacker e spie. C’entra molto anche il Vaticano, un sale che non guasta mai.

 

roberto maroni umberto bossi 2

È in gioco la cybersicurezza del pianeta e il lettore è preso per mano con un buon ritmo. Titolo: «Il Viminale esploderà» (Mursia editore), autori Roberto Maroni e Carlo Brambilla. Tutta fiction, ma ogni riferimento all’ex ministro dell’Interno è puramente voluto.

 

Maroni, diciamo che il Viminale scotta sul serio ora che bisogna formare il governo. Lei che su quella poltrona si è seduto due volte (senza contare l’incarico che ha avuto dalla ministra Lamorgese alla Consulta contro il caporalato in agricoltura), a chi affiderebbe l’ambita casella?

umberto bossi roberto maroni 1

«Al Viminale deve andare un prefetto, non certo Salvini. Io vorrei che il prefetto fosse Matteo Piantedosi, perché è un uomo di valore, è stato capo di gabinetto della ministra Lamorgese e ha passato indenne tutte le indagini della magistratura».

 

Nella sua rubrica su Il Foglio, Barbari foglianti, ha scritto: «Un congresso straordinario della Lega ci vuole. Io saprei chi eleggere». Ce lo fa questo nome?

«Io non faccio nomi, però il suo profilo ce l’ho ben chiaro: deve essere quello di un moderato, competente e con grande passione. E poi deve stare alla larga da ogni cerchio magico e ascoltare di più i veri militanti».

 

Giorgetti, Zaia, Fedriga: chi le è più affine?

«Tutti e tre, perché sono competenti. Hanno dimostrato di essere capaci nella gestione dei problemi al ministero e sul territorio. E poi pensano prima al fare che al comunicare».

 

Uno dei libri che cita spesso è «Lettera sulla felicità» di Epicuro. A Salvini che lettura consiglierebbe?

«A Salvini consiglierei un libro di Miglio, Come cambiare. Le mie riforme per la nuova Italia, perché Miglio è stato il padre del federalismo e non solo. Mi ricordo quando non fu scelto come ministro delle Riforme costituzionali perché Fini si oppose: Miglio mi invitò a Domaso, sopra il lago di Como, dove mi fece bere un po’ di vino prodotto da lui. Era davvero imbevibile... A Salvini consiglierei anche un libro che ho scritto io: Il mio Nord con sottotitolo Il sogno dei nuovi barbari. Potrebbe imparare qualcosa a proposito della questione settentrionale».

 

Politicamente parlando lei è nato di sinistra, poi con Bossi è stato leghista. Quindi è diventato uno degli esponenti più moderati di quel partito. Ora che cos’è?

«Sono rimasto un sognatore. La politica di oggi è molto diversa, ma penso che ci voglia una buona dose di passione per fare bene il proprio lavoro. E parlo soprattutto del fare! Molto spesso oggi il fare è messo in secondo piano, pare che importi solo a qualcuno. Per un politico oggi il mestiere è principalmente il comunicare inondando i social, persino TikTok».

 

L’imminente governo di centrodestra durerà? La partenza non è delle migliori.

roberto maroni 2

«Con Giorgia Meloni durerà a lungo, non andremo a votare prima della fine della legislatura. Ne sono certo, perché la Meloni è capace di reggere la barra e resistere a tutte le... strambate!».

 

Il suo alter ego Roberto Macchi ricorda nel libro che «per dieci anni ha dovuto correggere» il suo capo. Ha mai fatto davvero pace con Bossi?

«Con Bossi non abbiamo avuto bisogno di “fare pace”, perché non c’è mai stata una guerra. Io con lui andavo d’accordo, anche se spesso dovevo convincerlo che era giusta la mia linea e non la sua. Parlo di Bossi fino al 2005 quando lui stette male e cominciò a crearsi il cerchio magico, che filtrò tutti i suoi rapporti e le sue decisioni. Mi ricordo quel che accadde sul pratone di Pontida quando, nel giugno del 2012, durante il governo Monti, qualcuno del cerchio magico (e non certo Bossi) fece togliere in fretta e furia uno striscione messo dai militanti, dove c’era scritto “Maroni presidente del Consiglio”».

 

luca zaia matteo salvini roberto maroni edoardo rixi

I suoi rapporti con Berlusconi sono stati buoni. Dei leader di quella stagione con chi ha intrecciato il legame più importante, sotto il profilo umano?

«È vero, i miei rapporti con il leader di Forza Italia sono sempre stati molto cordiali. Ma si è trattato di rapporti politici. Ho sempre fatto riferimento a lui e a Gianni Letta per le scelte più difficili».

 

Nel 2021 rinunciò a correre a sindaco di Varese per motivi di salute. Com’è cambiato da quel momento il suo punto di vista sulle cose?

roberto maroni matteo salvini

«Non è cambiato molto, certo che la malattia che mi ha colpito è una cosa che non trascuro, facendo tutte le cure necessarie. Ho capito che tra le cose importanti non c’è la politica con la “p” minuscola. Con alcuni militanti ho davvero un rapporto intenso. Sono anche iscritto alla chat della sezione di Varese e questo mi aiuta a restare aggiornato sulle scelte dei consiglieri comunali, visto che siamo all’opposizione».

 

Lei ha contestato lo slogan della campagna elettorale leghista: «Credo». Che rapporto ha con la religione?

«Il “credo” di Salvini era uno slogan tutto politico, la religione non c’entra nulla. Il mio rapporto con la fede? Sicuramente in momenti difficili alcune certezze vengono meno e ci si ripensa... mi ritorna in mente quando suonavo l’organo in chiesa...».

 

salvini maroni

La sua è stata una carriera politica notevole: due volte ministro dell’Interno, presidente della Lombardia, segretario della Lega in tempi di burrasca. Ha qualcosa da rimproverarsi? O rifarebbe tutto?

«Se mi guardo indietro non ho nulla da rimproverarmi, rifarei tutto. Ho sempre messo la massima dedizione, passione e onestà nel ricoprire tutti gli incarichi al servizio del nostro bel Paese. E ho colto davvero molte soddisfazioni, che mi hanno reso felice».

 

Perché ora questo libro?

salvini maroni

«L’idea mi è venuta dopo aver letto Il presidente è scomparso di Bill Clinton. Un giallo appassionante con tanti colpi di scena, che mi era piaciuto molto. Pur essendo due cose diverse il ministero dell’Interno italiano e la Casa Bianca, centro del potere mondiale, ho voluto impegnarmi per vedere se riuscivo a fare qualcosa di simile partendo dalla mia esperienza di ministro che gira il mondo. Grazie alla collaborazione di Carlo Brambilla, mi sembra di esserci riuscito».

roberto maroni attilio fontana matteo salvini giorgetti maroni salvinibossi salvini maroniroberto maroni 3

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...