manfred weber silvio berlusconi antonio tajani

“REPUBBLICA” LA SPARA: IL PPE PUNTA SU TAJANI PREMIER CONTRO MELONI E SALVINI: "È IL NOSTRO UOMO IN ITALIA" - IL PRIMO PARTITO DELL'EUROPARLAMENTO VORREBBE L’INCOLORE COORDINATORE DI FORZA ITALIA COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO - IL SUO NOME CIRCOLA DAL CONGRESSO A ROTTERDAM QUANDO L’AMICO MANFRED WEBER FU ELETTO PRESIDENTE E LUI CONFERMATO VICE – TAJANI E' STATO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO, E PER SEI ANNI COMMISSARIO - A BRUXELLES È CONSIDERATO UN AFFIDABILE EUROPEISTA, A DIFFERENZA DI SALVINI – E SE LA MELONI ATLANTISTA PIACE, QUALCUNO STORCE IL NASO PER LE SUE AMICIZIE (ORBAN IN TESTA)

Claudio Tito per www.repubblica.it

 

MANFRED WEBER SILVIO BERLUSCONI ANTONIO TAJANI

"Il nostro uomo in Italia è Antonio Tajani". È questa la scommessa dei Popolari europei. È sul coordinatore di Forza Italia che il Ppe, al momento il primo partito dell'Europarlamento, vuole puntare per le prossime elezioni italiane. E non solo come punto di riferimento. Ma come presidente del Consiglio.

 

Il suo nome è iniziato a circolare dallo scorso primo giugno. Ossia dal Congresso del Partito Popolare europeo che si è svolto a Rotterdam. In quell'occasione è stato eletto alla presidenza il tedesco Manfred Weber. E Tajani è stato confermato vicepresidente. L'intesa tra i due è forte. Weber è ancora capogruppo nell'aula di Strasburgo. I due si fidano vicendevolmente. E soprattutto hanno interessi comuni.

 

ANTONIO TAJANI MANFRED WEBER

Nel caso specifico, il Ppe sa che la coalizione di centrodestra può diventare un problema se guidata, anche da Palazzo Chigi, dalla leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, o dal leghista, Matteo Salvini. I popolari considerano il "lumbard" una sorta di "nemico". In particolare per i suoi rapporti con Mosca e con il partito di Putin. La linea antieuropeista del Carroccio è fumo negli occhi. Non è un caso che intorno ai leghisti persiste una sorta di cordone sanitario che a Bruxelles li esclude da qualsiasi circuito decisionale.

 

Dell'esponente della destra, invece, non si fidano. Le sue radici post-fasciste non tranquillizzano i popolari che hanno già espulso di fatto l'ungherese Orban proprio per le sue visioni reazionarie. Hanno apprezzato la conversione atlantista e europeista. Ma guardano con diffidenza al gruppo dirigente di Fdi, ai legami con l'ultradestra in Italia e in Europa.

 

antonio tajani e manfred weber

Manca poi ancora quel fattore fondamentale nei rapporti politici e diplomatici: la fiducia e la confidenza. Il ragionamento che viene fatto dai vertici popolari è allora questo: "Dopo aver perso la Germania, dobbiamo riconquistare il governo in almeno uno dei grandi paesi europei. Al voto andranno presto Italia e Spagna. Va bene l'alleanza con la destra e anche con i sovranisti. Purché poi la guida del governo sia moderata". E in Italia vuol dire che la soluzione migliore sarebbe appunto Tajani.

 

IL RAPPORTO TAJANI-WEBER

Tra il rappresentante italiano e Weber esiste un rapporto di reale confidenza. Il 3 maggio scorso, ad esempio, durante il dibattitto a Strasburgo con il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi, il capogruppo tedesco ha citato sostanzialmente una sola persona: proprio Tajani. Sottolineando il lavoro svolto dall'"Amico italiano" come presidente del Parlamento europeo dal 2017 al 2019.

 

ANTONIO TAJANI MANFRED WEBER

Ma c'è di più. L'intesa riguarda anche gli assetti di potere a Bruxelles. Sono stati loro due a condurre le trattative per eleggere Roberta Metsola nella battaglia per la successione a David Sassoli. "E' una nostra amica e un'amica dell'Italia", ripeteva Tajani in quei giorni. E anche in queste settimane sta emergendo un accordo tra loro due per nominare in autunno l'italiano Chiocchetti alla segreteria generale sempre del Parlamento europeo. Non si tratta di una casella secondaria. Il tedesco Klaus Welle, il segretario generale uscente, è stato potentissimo nell'ultimo decennio determinando vittorie e sconfitte nell'assemblea europea. Non si pensi che nell'Unione non si faccia attenzione a poltrone e incarichi. Anzi, sono l'indicatore più sincero dei rapporti di forza.

 

GIORGIA MELONI ANTONIO TAJANI MATTEO SALVINI

E l'intesa tra Tajani e Weber ha anche questo motivo. Al di là delle dichiarazioni formali, c'è un altro aspetto da considerare: il primo nemico di Weber a Bruxelles è un'alta esponente del Ppe, la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen. E' in corso da mesi un regolamento di conti tra i due "tedeschi". E per Weber avere eventualmente Tajani premier sarebbe l'arma migliore per candidarsi - se i popolari avranno un buon risultato alle elezioni europee del 2024 - al posto di Von Der Leyen o comunque rimuovere la sua "nemica" per promuovere Roberta Metsola.

 

LE CARTE DI TAJANI

In ogni caso il rappresentante italiano ha anche delle carte personali da giocare. E' stato presidente del Parlamento europeo, e per sei anni Commissario. Insomma a Bruxelles è accolto e soprattutto è considerato un europeista. E non un pericolo come lo sarebbe Salvini o Meloni. Come ripete Weber (che in Germania chiamano  "born Mep", ossia nato membro del Parlamento europeo), "Antonio è uno dei nostri".

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani a catania

 

Certo, la scelta ha già fatto scattare la discussione dentro il Ppe. Non sulla persona che, appunto, nei Palazzi di Bruxelles è comunque rassicurante. Quanto sull'alleanza con la destra sovranista. Alcuni, ad esempio i membri della componente austriaca, non sono per niente convinti che sia giusto "autorizzare" un patto con Lega e Fratelli d'Italia.

 

Nemmeno con l'obiettivo di riconquistare spazi nell'Unione. Ma per il Ppe, ormai, è quasi una questione di vita o di morte. Nei prossimi due anni, prima delle urne, deve riguadagnare posizioni tra gli Stati membri. Per non correre il rischio di perdere la primazia dentro il Parlamento europeo e nelle principali istituzioni dell'Unione. Nella corsa alla premiership del centrodestra italiano, dunque, le puntate europee avranno un peso. E non da poco.

 

 

 

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....