toninelli autostrade

“SERVE LA REVOCA TOTALE DELLE CONCESSIONI AD AUTOSTRADE” - L’EX MINISTRO TONINELLI SI TOGLIE UN SASSOLONE DALLA SCARPA DOPO LA CADUTA DEI CALCINACCI NELLA GALLERIA DELLA A26: “NON POSSONO PIÙ ACCAMPARE SCUSE: LA MANUTENZIONE DELL'INTERA RETE ASPI È STATA ABBANDONATA, HANNO STANZIATO CIFRE IRRISORIE PER GLI INTERVENTI. LO SCRIVE ANCHE LA CORTE DEI CONTI. LE GRAVI INADEMPIENZE SONO PALESI, NON BISOGNA PERDERE ALTRO TEMPO SE NON VOGLIAMO ALTRI MORTI…”

Francesco Bei per “la Stampa”

 

danilo toninelli all'inaugurazione dell'hub di trenitalia a milano rogoredo

“Stavo guidando, ho sentito la notizia per radio e mi sono fermato a leggere il vostro sito. La foto della galleria è sconvolgente, quei pezzi di intonaco sono talmente grandi e pesanti che avrebbero potuto uccidere qualcuno: è un miracolo che in quel momento non passasse un veicolo». Danilo Toninelli è stato il paladino della lotta contro Autostrade per l' Italia e il gruppo Atlantia dopo il crollo del ponte Morandi. E vede nell' incidente di ieri, per fortuna senza vittime né feriti, «la conferma della cattiva gestione del concessionario».

 

Episodi isolati? Per l' ex ministro delle Infrastrutture, tornato senatore semplice del M5s, tutt' altro: «Ormai è chiaro, non possono più accampare scuse: la manutenzione dell' intera rete Aspi è stata abbandonata, hanno stanziato cifre irrisorie per gli interventi.

Non lo dice il cattivo Toninelli, stavolta è scritto nero su bianco nella relazione della Corte dei conti appena pubblicata».

il ponte morandi nel video girato da un drone 5

 

Il predecessore della De Micheli però ci tiene a precisare che anche all' indomani della caduta del ponte di Genova la politica avrebbe dovuto aprire gli occhi. «Era già tutto scritto nella relazione conclusiva della commissione ispettiva che abbiamo creato al ministero tre ore dopo il tragico crollo del Ponte Morandi.

 

Fior di ingegneri hanno messo la loro firma su un atto di accusa sconvolgente, che all'epoca abbiamo subito messo online. Era evidente che, nel corso degli anni, c' era stato un calo drastico della manutenzione. Non solo del Morandi o dell' A10 ma di tutta la rete. Andatevela a rileggere».

crollo del soffitto di una galleria sulla a26 1

 

Inoltre, ricorda Toninelli, gli ingegneri del Mit scrissero che la procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere «è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente» E che «nonostante l' accertato stato di degrado del tratto autostradale dove si trovava il viadotto Polcevera, i costi degli interventi strutturali fatti negli ultimi 24 anni erano briciole, 23 mila euro l'anno, del tutto trascurabili».

 

crollo del soffitto di una galleria sulla a26

Insomma, incidenti come quello avvenuto ieri nella galleria della A26 potrebbero ripetersi e nessuno potrà stupirsi. Per questo il senatore grillino ripete il suo mantra contro i Benetton: «Lo dico da quel tragico agosto 2018. Non c' è altra soluzione che la revoca to-ta-le della concessione. Non per una persecuzione, ma perché il modello di manutenzione di Aspi, quello del ponte Morandi, è lo stesso che hanno applicato su ognuno dei 3000 chilometri che lo Stato ha affidato loro. Le gravi inadempienze sono palesi, non bisogna perdere altro tempo se non vogliamo altri morti». Il campanello d' allarme è risuonato di nuovo anche a Roma, al ministero delle Infrastrutture. Tanto che la titolare Paola De Micheli ha convocato con urgenza questa mattina la società Autostrade per l' Italia.

il ponte morandi nel video girato da un dronecrollo del soffitto di una galleria sulla a26il ponte morandi nel video girato da un drone 4

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…