letta cacciari

“LA SINISTRA VITTIMA DI UNA CATASTROFE MENTALE. DOVREBBERO TIRARSI UNA CANNONATA SULLE PALLE" - MASSIMO CACCIARI BOMBARDA LETTA: "SI SOSTIENE CHE IL PERICOLO È QUELLO DEL FASCISMO, CIOÈ DI UN ATTACCO EVERSIVO ALLO STATO, E NON SI RIESCE A TROVARE IL MODO DI COMBATTERE QUEL RISCHIO TUTTI INSIEME? MA QUANDO IN ITALIA IL FASCISMO SI È VOLUTO COMBATTERE DAVVERO, SI SONO UNITI TUTTI. NEL CLN C'ERANO DAI MONARCHICI AI COMUNISTI" - ''SE I DUE PRINCIPALI PARTITI DELL'OPPOSIZIONE, PD E M5S, SI UNIRANNO (COME AVREBBERO DOVUTO FARE, SECONDO ME, FIN DAL 2018) ALLORA CI SARÀ UN RIEQUILIBRIO E L'OPPOSIZIONE POTRÀ FRONTEGGIARE IL GOVERNO DI DESTRA. ALTRIMENTI NON CI SARÀ SPERANZA ALCUNA" - ''DRAGHI SI È DIMESSO PERCHÉ SAPEVA CHE CON UN GOVERNO CHE COMPRENDEVA ANCHE LA LEGA SAREBBE STATO MOLTO DIFFICILE AFFRONTARE LA CRISI ECONOMICA ED ENERGETICA..."

Paolo Griseri per “la Stampa”

 

ENRICO letta piazza del popolo

Professor Cacciari, la destra radicale è il primo partito. Gli italiani sono diventati fascisti?

«Questa è una colossale stupidaggine».

 

Beh, si è sentita dire spesso in queste settimane: se vince la Meloni, vincono i fascisti

«Ma, naturalmente, non è vero. Questo ragionamento è stato controproducente, come si è visto. La genesi del fascismo è lontanissima da oggi, nasceva da una crisi della democrazia, avveniva in un contesto molto diverso da quello dei giorni nostri. Quella che è stata proposta tra Fratelli d'Italia e il fascismo è stata una sovrapposizione impropria».

MASSIMO CACCIARI

 

Però dentro Fratelli d'Italia ci sono i nostalgici del Ventennio, questo è innegabile «Questo è innegabile ma non è stato questo il motivo per cui gli italiani hanno votato quel partito. I nostalgici vengono tollerati come elemento identitario. Ma la Meloni sa che se solo provasse a mettere in pratica una delle ricette del Ventennio, gli italiani si ribellerebbero».

 

Eppure la crisi della democrazia c'era un secolo fa come oggi

ENRICO letta piazza del popolo

«Ma quella era la crisi della democrazia liberale. Il pericolo che corriamo oggi non ha più nulla a che fare con i totalitarismi. Quella che è entrata in crisi, e da trent' anni ormai, è la democrazia progressiva, nata in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

 

Una democrazia che spingeva i popoli ad aumentare i propri diritti, ad allargare la base sociale di chi ne godeva, a migliorare le proprie condizioni di vita. Quando questo allargamento progressivo si è interrotto, è nata la rivolta dei populismi e dei sovranismi contro l'Europa. Perché da quel momento l'Europa non ha più saputo darsi un'identità politica e non ha più saputo avere una linea autonoma in politica estera».

 

MASSIMO CACCIARI

Ce l'ha mai avuta quella linea?

«Certo che l'ha avuta. Negli anni Ottanta e Novanta quello dell'Europa era un ruolo di mediazione tra gli interessi delle grandi potenze militari. Serviva da punto di incontro. Oggi invece quell'identità si è persa.

 

La linea dell'Europa in politica estera è oggi una posizione filo-atlantica, di adesione alla linea della Nato. Il ruolo che avevamo, di mediazione preventiva con la Russia, è completamente saltato».

 

Basta tutto questo a spiegare le rivolte sovraniste?

ENRICO letta piazza del popolo

«Non basta. Ma spiega perché in un momento come questo l'idea stessa di Europa è entrata in crisi».

 

Perché di questa crisi la sinistra ha subito le conseguenze peggiori? Nella campagna elettorale italiana è sembrata quella più in difficoltà. Come mai?

«Dire che è apparsa in difficoltà è dire poco. Io sarei molto meno generoso: la sinistra italiana è entrata in totale confusione. La definirei una catastrofe mentale».

 

Ci può spiegare?

«Ma come? Si sostiene che il pericolo è quello del fascismo, cioè di un attacco eversivo allo Stato, e non si riesce a trovare il modo di combattere quel rischio tutti insieme?».

 

Ma, le diversità di programma, il diverso punto di vista sulle soluzioni economiche da adottare nei prossimi mesi... Non sono motivi sufficienti per spiegare le divisioni?

LETTA GIOCA A CALCIO

«Ma vogliamo scherzare? Si enuncia il pericolo del fascismo e ci si divide su queste cose? Ma quando in Italia il fascismo si è voluto combattere davvero, si sono uniti tutti. Nel Cln c'erano tutti, dai monarchici ai comunisti. Quale programma comune potevano avere quelli che sognavano il ritorno del re e quelli che sognavano la rivoluzione comunista? Eppure sono riusciti a fare fronte comune. Qui invece non c'è stata alcuna coerenza tra i pericoli denunciati e i comportamenti concreti sulle alleanze. Forse perché i pericoli non c'erano o non c'erano nella misura in cui si affermava che ci fossero. Così perdendo credibilità».

 

E adesso che cosa accadrà a sinistra?

«Attendiamo che nella notte si consolidino i risultati definitivi. Ma se davvero la somma dei voti di chi si oppone al centrodestra sarà superiore a quella dei voti dello stesso centrodestra, i vertici del centrosinistra dovrebbero solo tirarsi una cannonata sulle palle. Perché vuol dire che se ci si fosse messi tutti insieme si sarebbe potuto vincere».

 

Chi dovrebbe pagare di più?

«Credo che il gruppo dirigente del Pd dovrebbe fare un'analisi molto seria. Soprattutto, e questo gli exit poll non ce lo dicono, se il partito scenderà sotto il 20 per cento. Senza contare che un Pd al 17 e una Meloni al 27, per dire gli estremi delle due forchette, si tramuterebbe in un vero disastro per Letta».

CONTE LETTA

 

In quel caso quale sarebbe la ricetta per uscire dalla crisi del centrosinistra?

«E che ne so? Non ho ricette. Soprattutto per malati che non ammettono nemmeno la malattia. Malati che non hanno saputo fare uno straccio di legge elettorale, pur sapendo a che cosa si andava incontro con il taglio del parlamentari e la legge attuale. Malati che dicono di aver governato benissimo tutti insieme e non sono in grado di trovare una linea comune per presentarsi agli elettori».

 

Quale avrebbe potuto essere una linea comune?

«Viva l'Europa, viva l'Occidente, viva l'America, no a Putin».

 

enrico letta

Ma i 5 stelle avrebbero accettato una linea del genere?

«Ma certo che l'avrebbero accettata».

 

Eppure hanno fatto cadere Draghi

«La prima volta gli hanno votato contro ma la seconda erano disposti a sostenerlo».

 

E allora perché Draghi si è dimesso?

«Perché sapeva che con un governo che comprendeva anche la Lega sarebbe stato molto difficile affrontare la crisi economica ed energetica dei mesi che arriveranno».

 

Se la soglia per la crisi del Pd è il 20 per cento, qual è secondo lei la soglia critica per Giorgia Meloni?

«In teoria se Fratelli d'Italia dovesse andare sotto il 25%, potrebbe avere problemi dentro la coalizione di centrodestra. Ma con il risultato basso di Lega e Forza Italia, anche l'ipotesi che l'area moderata sia tentata di uscire dalla coalizione appare abbastanza remota. In questi casi bastano pochi punti percentuali per cambiare lo scenario politico».

letta conte calenda

 

Uno dei risultati meno attesi è quello dei 5 Stelle che, nonostante tutto, hanno ottenuto intorno al 15 per cento. La metà di quel che avevano ottenuto cinque anni fa ma più di quanto si prevedeva. Come si spiega?

«I Cinque stelle hanno fatto una buona campagna elettorale. Sono gli unici che hanno accennato a problemi reali come il calo dei redditi e la disoccupazione di chi ha meno di quarant' anni. Hanno recuperato voti anche tra gli elettori di sinistra, delusi fino alla disperazione. E lo hanno fatto portando nelle piazze un discorso che prendeva le distanze, un discorso non draghiano».

GIUSEPPE CONTE ENRICO LETTA

 

Ma come? Non abbiamo detto che a un certo punto Draghi lo avrebbero votato?

«Certo. Ma anche loro hanno imparato presto l'arte del trasformismo. Non possiamo fargliene una colpa. Nella politica italiana il trasformismo esiste da prima della prima guerra mondiale».

 

Ora il tema dell'opposizione è quale rapporto potrà esserci tra Pd e Cinquestelle. Secondo lei?

«Se i due principali partiti dell'opposizione si uniranno (come avrebbero dovuto fare, secondo me, fin dal 2018) allora ci sarà un riequilibrio e l'opposizione di centrosinistra potrà fronteggiare il governo di destra. Altrimenti non ci sarà speranza alcuna».

 

Ma i 5 stelle sono di sinistra? Non sembrano piuttosto una forza populista e peronista?

«Questo Pd è di sinistra? E Conte è davvero populista? Oggi Conte non può fare il populista. Se lo fa finisce, anche senza accorgersene, per entrare nell'area di governo».

ENRICO letta piazza del popolo

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...