emiliano toti de luca zaia giani

“IL SUCCESSO DEI GOVERNATORI? ESSERE LEADER NAZIONALI È DIVERSO…” - ALESSANDRA GHISLERI SMORZA PREVENTIVAMENTE EVENTUALI AMBIZIONI DI ZAIA, TOTI E DE LUCA: “È STATA UNA TORNATA MOLTO LEGATA ALLA DINAMICA DEI TERRITORI: NON È UN VOTO CHE PUÒ ESSERE INTESO COME UN LASCIAPASSARE - A LIVELLO NAZIONALE C'È UN'INDECISIONE RISPETTO A SCELTE E POSIZIONI, LA DINAMICA È DIFFERENTE...”

F. Mal. per “il Messaggero”

 

ghisleri

«Il voto non è un lasciapassare verso Roma. Sono stati scelti come punti di riferimento in un momento difficile, ora dovranno presidiare il territorio». Per Alessandra Ghisleri, sondaggista e direttrice di Euromedia Research, il futuro dei governatori-star, almeno quello immediato, è ancora legato alla loro dimensione locale. «Il voto delle regionali di domenica e lunedì non è stato politico - spiega - ma legato alla persona» e questo vuol dire una sola cosa: «Ai cittadini non interessava il partito ma la dinamica dei territori».

 

Dottoressa Ghisleri, c'è stata un'affermazione di uomini-forti, sceriffi che potrebbero anche far a meno delle coalizioni di sostegno. Da cosa è dipesa?

«La prima cosa che si può sicuramente dire è che l'elettorato si è affidato. Lo dimostra il fatto che si tratta di una vittoria che ha visto il più delle volte protagonisti dei governatori uscenti. Amministratori diventati importanti soprattutto durante il lockdown e l'emergenza».

 

zaia salvini

Sono diventati più che in altri momenti un punto di riferimento.

«Esatto, è un po' anche quello che è accaduto per il Presidente del Consiglio. Ma le persone hanno trovato rifugio soprattutto nei sindaci e nei presidenti di Regione. Luca Zaia con la sua presa forte sul territorio, Giovanni Toti uscito bene anche da episodi tragici come l'alluvione o il crollo del ponte Morandi, De Luca con la sua capacità di essere leader in una regione come la Campania, ed Emiliano che in maniera quasi inattesa è riuscito a tenere unita una regione tra mille difficoltà, a partire dalla xylella fino all'Ilva».

 

GIOVANNI TOTI FESTEGGIA LA VITTORIA CON UN PIATTO DI PANSOTI

Non trova motivazione politiche dietro tutti questi consensi?

«No, non credo sia un voto politico. È legato ai governatori, un voto di sensazione. Per questo credo sia anche molto complicato assumerla come una vittoria politica di un partito o anche come sconfitta di un altro. È tornata elettorale molto più legata alla dinamica dei territori, all'amministrazione precedente. A provarlo c'è la regione Marche. Lì c'erano molte difficoltà, il Pd ha cambiato candidato e ha perso. Ha rischiato anche in Toscana dove non era possibile ricandidare Rossi, altrimenti sarebbe stato riconfermato».

vincenzo de luca

 

Pensa che questo consenso personalistico e tanto ampio possa valicare i confini regionali?

«I cittadini confidano di no. La speranza è che il voto non si traduca in uno spostamento verso Roma, ma che gli eletti rimangano a presidiare il territorio come hanno fatto fino ad ora. Li hanno scelti per questo. Non è un voto che può essere inteso come un lasciapassare. Inoltre dalle urne è uscito un desiderio di guida, di partecipazione. La gente vuol far prevalere i propri principi. Mentre a livello nazionale c'è un'indecisione rispetto a scelte e posizioni, la dinamica è differente».

 

Il voto sul taglio dei parlamentari invece? Che idea se n'è fatta?

«Quello del referendum è un cammino già visto, già sentito. È andato migliorando, ma già all'inizio di settembre si prospettava un 70-30, era un dato abbastanza delineato».

 

LUIGI DI MAIO SORRIDENTE PER IL RISULTATO DEL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Sul crollo del Movimento 5 Stelle invece? Al di là della vittoria del Sì al referendum hanno perso in tutte le regioni, con percentuali davvero basse peraltro.

«La sconfitta è evidente ma è stata dettata dal loro modo di affrontare la faccenda. Lo stesso Luigi Di Maio andando in Campania a fare campagna elettorale ha parlato esclusivamente del referendum. Non ha sostenuto la candidata Ciarambino, puntando più sul voto referendario che su quello elettorale. In Puglia le cose sono state diverse, si sono spesi di più. In ogni caso il piano attuato ha dimostrato che il M5s è fatto di idee ma che manca una partecipazione popolare importante. Non si è mai vista, se non a livello comunale a Torino o a Roma o in altre città, dove però ha beneficiato degli spostamenti di voti da destra e da sinistra, senza radicarsi».

 

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