giancarlo giorgetti europa

“VOGLIO CHE VADA TU A BRUXELLES. CI SERVI LÀ” – SALVINI CONTINUA IL PRESSING SU GIORGETTI PER CONVINCERLO AD ACCETTARE LA POLTRONA DI COMMISSARIO EUROPEO – IL SOTTOSEGRETARIO NON VUOLE ANDARE, PREFERISCE RESTARE A PALAZZO CHIGI E ANCORA NON HA SCIOLTO LA RISERVA, MA ALLA FINE, COME SEMPRE, DOVRÀ ADEGUARSI ALLE DIRETTIVE DI PARTITO – IL MINISTRO DELLA FAMIGLIA FONTANA VERSO GLI AFFARI EUROPEI

Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

giancarlo giorgetti 1

Lui dice che non vorrebbe andare, che preferirebbe restare a Roma, a Palazzo Chigi. Ma Matteo Salvini insiste e a Giancarlo Giorgetti continua a ripetere: «Voglio che vada tu a Bruxelles. Ci servi là». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio resta il candidato più quotato come commissario europeo indicato dal governo italiano. Ma ha dato mandato di non accendere troppo gli entusiasmi e dalla Lega si limitano a far sapere che non ha ancora sciolto la riserva.

giancarlo giorgetti matteo salvini

 

La sua riluttanza, però, sta facendo molto parlare la pancia leghista in parlamento. Intercettato alla Camera, il capogruppo del partito in commissione Politiche Ue Alessandro Giglio Vigna sentenziava qualche giorno fa: «Se la Lega decide che deve andare, alla fine andrà». Così, pare, funzioni in casa Salvini.

matteo salvini giancarlo giorgetti

 

Il capo del Carroccio ha il suo bel daffare in questi giorni con nomine e spostamenti. In settimana spera di poter chiudere la pratica del ministero degli Affari europei, lasciato vacante da Paolo Savona, nel frattempo passato alla Consob. Salvo sorprese, ci andrà Lorenzo Fontana, attuale ministro alla Famiglia, grande conoscitore di Bruxelles, dove per anni è stato europarlamentare.

 

È sempre stato lui, il prescelto. Il nome di Alberto Bagnai, che effettivamente Salvini ha fatto durante la riunione di mercoledì con il premier Giuseppe Conte e il vicepremier grillino Luigi Di Maio, sarebbe nato come un diversivo. Una provocazione, la definiscono diversi leghisti, partorita dall' arrabbiatura per l' elezione di David Sassoli alla presidenza del Parlamento europeo e, soprattutto, dall' accordo che ha portato alla vicepresidenza il grillino Fabio Massimo Castaldo, parlamentare senza nemmeno un gruppo, visto che il M5S è rimasto tra i non iscritti.

lorenzo fontana (2)

 

Questa scelta, sostenuta dai voti di popolari e socialisti, ha scatenato il sospetto di Salvini che sia in atto una macchinazione anti-leghista e anti-sovranista in Europa. E che, alla fine, per uscire dalla loro stessa irrilevanza, i 5 Stelle siano pronti a fare asse con il Ppe e il Pse. In questo senso il capo del Carroccio non si fida completamente di Conte e delle sue intenzioni dichiarate. Il presidente del Consiglio ha chiaramente fatto capire che Bruxelles ha dato disponibilità per concedere all' Italia il commissario alla Concorrenza, ma in cambio vuole un nome - spiega - di «alto profilo».

 

lorenzo fontana e giancarlo giorgetti

Tradotto: difficile che per una casella così delicata accetterà un leghista, anche se fosse Giorgetti, che dalla sua ha la fama di essere l' uomo dei conti, garante del sistema produttivo del Nord e con un buon rapporto che lo lega al presidente uscente della Bce Mario Draghi.

 

alberto bagnai ospite di 'mezz'ora in piu' 2

L' Italia, insomma, si troverebbe di fronte a un bivio. Deve scegliere: tra l' avere il commissario - di peso - alla Concorrenza e avere un commissario leghista. Salvini pretende un incarico economico e sembra aver preso la sua decisione: «Non mando a Bruxelles un nemico del mio Paese. L' era dei tecnici mi sembra ampiamente superata». Non fa nomi ma è chiaro a tutti a chi fa riferimento. Con i suoi uomini: «Se Conte pensa di rifilarmi un altro Mario Monti si sbaglia di grosso». Monti non è citato a caso, perché il professore della Bocconi fu proprio commissario alla Concorrenza dal 1999 al 2004.

 

matteo salvini giancarlo giorgetti 2

Salvini teme che sia a un profilo del genere che sta puntando il capo del governo. Sul fronte delle trattativa è stato l' attivismo del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a portare a un pre-accordo con i negoziatori europei. E in fondo, senza che nessuno nel governo lo smentisca, Moavero continua a sperare di essere lui ad andare a Bruxelles. Un' ambizione che Salvini ha già stanato e bollato come «un' autocandidatura». Il leghista è pronto a mettere il veto e pur di piazzare uno dei suoi, sarebbe disposto a mandare a rotoli i piani di Conte e accontentarsi di un commissario meno influente, ma sempre con portafoglio economico. L' idea del ministro Gianmarco Centinaio all' Agricoltura era suggestiva ma sembra ormai tramontata. Resterebbero buone chance per Industria, mercato Interno e Bilancio. Tre posti tagliati su misura proprio per Giorgetti.

GIANCARLO GIORGETTIGIANCARLO GIORGETTI E CLAUDIO BORGHI

 

giulio tremonti giancarlo giorgetti 2lorenzo fontanaLORENZO FONTANA E L AMBASCIATORE USA LEWIS EISENBERG A VILLA TAVERNAil presidente mattarella con giancarlo giorgetti foto mezzelani gmt008giorgetti giomi foto mezzelani gmtSPADAFORA E GIORGETTIgiancarlo giorgetti 2giancarlo giorgettigiancarlo giorgetti 1giancarlo giorgetti 2giancarlo giorgetti 3SPADAFORA CONTE E GIORGETTIgiulio tremonti giancarlo giorgetti 3

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…